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A Hong Kong la polizia non spara più a salve

02/10/2019  Uno studente di 18 anni ferito al petto durante le proteste del 1° ottobre, fra le più violente da quando si mobilita il movimento pro democrazia. Una giornalista indonesiana perderà l'uso di un occhio.

È in condizioni stabili in ospedale Tsang Chi-kin, lo studente di 18 anni colpito al petto con un’arma da fuoco durante le proteste del 1° ottobre a Hong Kong. Il proiettile è stato sparato dalla polizia in uno dei giorni più violenti da quando è cominciato il movimento di protesta contro le autorità locali. La data del 1° ottobre non era stata scelta a caso, coincideva con il 70° anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. Mentre a Pechino il presidente Xi Jinping, vestito con una giubba come Mao, passava in rassegna le forze armate, la polizia di Hong Kong ha cercato di fermare la protesta utilizzando 900 pallottole di gomma, 1.400 lanci di gas lacrimogeni e almeno 6 pallottole che avrebbero potuto uccidere. Il bilancio della giornata è di oltre 100 feriti in ospedale, fra i quali 30 poliziotti. La polizia ha arrestato 269 persone (178 uomini e 91 donne). Il più giovane degli arrestati ha solo 12 anni, il più anziano 71.

Gli scontri dì martedì arrivano dopo quelli di domenica scorsa nei quali era rimasta colpita ad un occhio da un proiettile di gomma la giornalista indonesiana Veby Mega Indah. L’avvocato della giornalista ha annunciato che la reporter perderà in modo permanente l’uso dell’occhio destro.

Il movimento di protesta è attivo dal 9 giugno scorso, come reazione all’annuncio di una riforma delle norme sull’estradizione, che avrebbe consentito  di far processare in Cina i responsabili di alcuni reati. Nel giro di poche settimane la protesta contro la legge sull’estradizione si è trasformata nella più grande sfida all’autorità del governo cinese dopo quella ditrent’anni fa a piazza Tienanmen, a Pechino.

In seguito la “governatrice” Carrie Lam ha ritirato la legge contestata, ma ormai il movimento di protesta ha allargato il ventaglio delle richieste. In sostanza i manifestanti chiedono più democrazia  e la difesa degli spazi di autonomia di cui gode l’ex colonia britannica rispetto alla Cina. Da Pechino le autorità ufficiali e la stampa di regime hanno più volte accusato i manifestanti di compiere atti di “terrorismo”.

Dopo le violenze di martedì, oggi a Hong Kong si è tenuto un sit-in di solidarietà con decine di attivisti e studenti davanti alla scuola dello studente ferito, il Tsuen Wan Public Ho Chuen Yiu Memorial College.  Molti dei partecipanti indossavano abiti neri, maschere antigas ed elmetto da cantiere.

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