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venerdì 18 ottobre 2019
 
Il quadro
 

Il vero “Gesù della misericordia” è custodito a Vilnius: ecco la storia

05/10/2018  In anteprima l’introduzione al volume verità di David Murgia. Un racconto che coinvolge: quel Cristo dipinto come lo vide la santa polacca

Ricordo ancora quando David Murgia qualche anno fa (ero all’epoca il direttore di Rete di Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana) venne a raccontarmi la parte meno conosciuta della storia del primo quadro di Gesù Misericordioso, dipinto grazie ai suggerimenti di suor Faustina Kowalska, a seguito delle sue esperienze mistiche.

Era un racconto di fede e di popolo, straordinario e coinvolgente... Il libro ripercorre minuziosamente le incredibili peripezie di questo dipinto, provvidenzialmente realizzato, nascosto e salvato, per essere consegnato al mondo. Ma racconta anche, forse soprattutto, la bellezza e la forza della fede di un popolo. Racconta, attraverso una vicenda emblematica, quella genuina «pietà popolare» – «autentica espressione dell’azione missionaria spontanea del Popolo di Dio» (Evangelii gaudium, 122) – che ci rende capaci di compiere atti di generosità, e anche sacrifici, che – come ha spiegato Paolo VI nella Evangelii nuntiandi –, in alcuni casi, possono arrivare ‚no all’eroismo.

Sono, infatti, soprattutto umili sacerdoti e alcune semplici donne i personaggi principali degli eventi legati alla cura del dipinto; eventi che si snodano per oltre mezzo secolo coinvolgendo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est. Sono queste persone, unite da quel ‚lo apparentemente invisibile e però fortissimo che è la fede, che hanno salvaguardato l’immagine e la hanno tratta in salvo, incuranti dei pericoli a cui sono andate incontro. Il culto e la devozione verso quest’immagine e ciò che essa rappresenta sono sopravvissuti nel tempo fino a oggi grazie proprio alla «fede dei piccoli», testimoniando «la grazia della missionarietà, dell’uscire da sé stessi e dell’essere pellegrini » (Evangelii gaudium, 124), nella comunione che unisce l’esperienza mistica di suor Faustina e la mistica popolare di quanti si riuniscono a pregare insieme nel nome della Divina Misericordia che il dipinto cerca di raffigurare. Il volto, gli occhi, la mano alzata di Gesù nel dipinto vogliono dire una cosa sola infatti: è la Misericordia «il palpito del Cuore di Dio» (papa Francesco, Angelus dell’8 aprile 2018).

Ma la Misericordia di Dio è molto concreta e tutti siamo chiamati a farne esperienza in prima persona (messaggio del santo padre Francesco per la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù 2016). Come scrive santa Faustina nel suo Diario, in forma di preghiera, «Aiutami, o Signore, a far sì che […] i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c’è di bello nell’anima del mio prossimo e gli sia di aiuto; […] il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori e ai gemiti del mio prossimo […]; la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono […]; le mie mani siano misericordiose e piene di buone azioni […]; i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza […]; il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo» (Diario, 163).

In fondo questo è ciò che anche le peripezie del dipinto ci dicono, dimostrando come la Misericordia si concretizzi nella comunità, nel riconoscimento di ciò che unisce noi e gli altri, i nostri problemi con i loro problemi, recuperando così l’unità perduta dell’uomo con Dio. Come ha detto papa Francesco in vista della 31ª Giornata Mondiale della Gioventù 2016, «il messaggio della Divina Misericordia costituisce un programma di vita molto concreto ed esigente, perché implica delle opere».

Opere spirituali. E corporali. Dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli af‹itti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Opere che rendono feconda la preghiera personale. Opere che cementano lo spirito di comunità, ancorandolo allo sguardo di Gesù misericordioso. Il Gesù descritto da santa Faustina, il Gesù raf‚gurato nei dipinti che a quella visione si ispirano. Il Gesù al quale papa Francesco ha af‚dato i giovani di tutto il mondo alla vigilia della Gmg di Cracovia, dove vi è l’altra ef‚gie ispirata dalla visione mistica di suor Faustina: «Non abbiate paura di ‚ssare i suoi occhi colmi di amore in‚nito nei vostri confronti – disse nell’occasione il Papa – e lasciatevi raggiungere dal suo sguardo misericordioso, pronto a perdonare ogni vostro peccato; uno sguardo capace di cambiare la vostra vita e di guarire le ferite delle vostre anime».

Suor Faustina & il volto di Gesù misericordioso. Il mistero del dipinto più venerato al mondo
di David Murgia

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