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lunedì 24 giugno 2019
 
 

Acqua pubblica: si mobilita la Chiesa

24/05/2010  La diocesi di Brescia invita a firmare per i referendum.

Il vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari.
Il vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari.

La diocesi di Brescia non ci sta. “L’acqua non si vende”, scrive in un comunicato firmato dalla Commissione Diocesana “Giustizia e pace”, dal Centro Missionario Diocesano e dalla Pastorale per la salvaguardia del creato e inviato alle parrocchie. Aderendo alla proposta del referendum, previsto nel 2011, per la gestione pubblica dell’acqua, la diocesi propone che entro la fine di giugno sia organizzato un momento “di informazione e sensibilizzazione riguardo la gestione pubblica di un bene comune come l’acqua. In quella occasione si potrà promuovere l’allestimento di un banchetto per la raccolta delle firme”. 

Partendo dalla considerazione riportata nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa – “L’acqua non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è sempre stata considerata un bene pubblico – la diocesi fa proprie le posizioni sia di Giovanni Paolo II “In quanto dono di Dio, l’acqua è elemento vitale, … e pertanto, un diritto di tutti”, che di Benedetto XVI “La gestione di questa risorsa preziosa deve essere tale da permettere l’accesso a tutti, soprattutto a coloro che vivono in condizioni di povertà. L’accesso all’acqua rientra, infatti, nei diritti inalienabili di ogni essere umano”.  

In occasione della giornata della vita del 2009 aveva preso posizione anche la Conferenza episcopale del Molise. Nel messaggio del primo febbraio, i vescovi avevano infatti sottolineato che "l’acqua è un bene di tutti. Proprio per questo, come Vescovi leviamo la nostra voce perché, mentre si discute sull’utilizzo di questa risorsa, la gestione sia sempre ad impostazione pubblica, perché è un bene di tutti. E di tutti deve restare. Non ci sia una gestione privatistica, ma un affido ai comuni e agli enti locali, in modo diretto".

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