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domenica 23 febbraio 2020
 
Laici nella Chiesa
 

Agire come Maria, prima laica nella Chiesa

28/03/2018  La Vergine è fonte di ispirazione per conciliare la vita spirituale con l’essere in mezzo al mondo. Ai laici non servono incoraggiamenti, hanno solo bisogno di essere lasciati liberi di agire con maggiore fiducia

Sul ruolo dei laici nella Chiesa se n’è parlato molto. E si capisce. Tocchiamo la natura stessa della Chiesa popolo di Dio. Il Vaticano II ne ha tracciato un affresco che ispira e sprona. Papa Francesco se ne fa limpido interprete. Nell’oggi della Chiesa trovo una chiave di volta per essere i laici che Gesù vuole “ luce, lievito, sale”: la comunione vissuta. Essa mi appare la forza vitale perché uomini e donne, di tutte le realtà della Chiesa, possano far vedere Gesù a quanti lo cercano o lo ignorano o non hanno mai sentito di lui. Conosco l’esperienza consolidata e gioiosa di adulti, giovani, ragazzi e bambini, di tutte le latitudini. Papa Francesco lo ribadisce: vale l’incontro personale con Gesù; ragionamenti e strategie sono conseguenza. Questa sua convinzione mi ha fatto bene al cuore.

A volte emergono nei laici retaggi di “clericalismo”. Papa Francesco persino lo denuncia. Ma osservo che lui sottolinei soprattutto il valore dei rapporti. Così mentre valorizza i laici non svaluta il clero, perché intende la Chiesa fatta da laici e da clero, nel rispetto delle reciproche mansioni. Con l’invito a promuovere una formazione più completa dei fedeli laici. E, mentre afferma l’importanza che il laico resti laico e non diventi il factotum nella Chiesa, chiede al clero che resti clero, pastore, al servizio del popolo di Dio di cui anch’egli fa parte. A mio avviso, i laici hanno bisogno non tanto di incoraggiamento,quanto di essere lasciati liberi di agire in un contesto ecclesiale di maggiore fiducia. Non è strano che si debbano conquistare ogni volta questa benedetta fiducia da parte della componente gerarchica? Il fatto che il laico si senta indotto a “non fare” per il timore di sbagliare appare un errore macroscopico.

Allo stesso modo, nella Chiesa comunione non è ammissibile contrapposizione tra laici e consacrati. Quando serpeggia va considerato un retaggio da purificare. Mi piace sottolineare che la consacrazione, nel senso più profondo, è una dimensione che appartiene anche al laicato. Mi riferisco alla consacrazione in senso lato, alla donazione profonda a Dio e ai suoi disegni da parte del cristiano, qualunque sia il suo stato di vita. I cristiani che appartengono ai movimenti o ad altre realtà associative non si sentono speciali in questo senso, ma l’esperienza dice che ciò che il laico può dire e fare ha più efficacia se più laici lo dicono insieme.

Dei laici è propria, in maniera egregia, la testimonianza, indispensabile in un mondo che tende a ignorare la dimensione istituzionale della Chiesa. Lo stesso mondo che sussulta, però, quando sperimenta la presenza di Gesù vivo nei vari ambiti della società, quelli abitati proprio dai laici. Pensiamo all’ambito del lavoro e dell’economia, della politica, della cultura, della medicina, dell’arte, dello sport, dello svago, ecc. Vedo un legame profondo fra i laici e la Madonna perché, lo possiamo dire, Maria nella Chiesa è la prima laica, la prima discepola di Gesù. Lei è fonte di ispirazione per chi vuole conciliare la vita spirituale con l’essere in mezzo al mondo.

A me questo conferma la potenzialità delle cellule d’ambiente che laici di tutte le generazioni costituiscono nei quartieri, nelle fabbriche, nell’amministrazione pubblica, negli ospedali, nelle scuole o università. Cellule spesso piccole, ma frammenti di Chiesa viva, con persone che vivono l’amore scambievole fino al punto di attirare la presenza di Gesù; persone missionarie, evangelizzatrici, testimoni che Gesù è vivo oggi nel mondo e rinnova dal di dentro persone e strutture.

In questo impegno vedo la grande opera dei laici a la loro palestra di santità: camminare per la vita con Gesù, per riportare a Dio la società trasfigurata. E a ciò il Vaticano II, in ultima analisi, sprona.

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