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martedì 07 aprile 2020
 
 

La Chiesa che soffre, come aiutarla

26/06/2013  Dalla Nigeria alla Corea del Nord, Aiuto alla Chiesa che soffre lavora per alleviare la condizione dei cristiani.

Quattro chiese sono state bruciate in un’azione compiuta con ogni probabilità da un commando del movimento jihadista Boko Haram. La notizia arriva a metà giugno dall’Africa, più precisamente dal Borno, una delle tre grandi aree amministrative che compongono il nord della Nigeria, dove è stato imposto lo stato di emergenza. Un gruppo di uomini armati ha lanciato ordigni esplosivi artigianali e bombe molotov contro le comunità Hwa’a, Kunde, Gathahure e Gjigga sulle alture di Gwoza Hills, incendiando le quattro chiese, razziando e saccheggiando il bestiame nonché le riserve di cereali della popolazione.

La cronaca del drammatico attacco domina il sito svizzero di Aiuto alla Chiesa che soffre l’organizzazione fondata da padre Werenfried van Straaten, il religioso olandese (1913-2003) con il compito di sostenere le comunità dei credenti laddove incontrano difficoltà nello svolgimento della loro attività pastorale a causa della violazione del diritto alla libertà religiosa o della mancanza di mezzi economici. In origine si occupava solo di sostenere il clero dell’Est europeo, quando il mondo era diviso in due blocchi. Nel 1962, su richiesta di Papa Giovanni XXIII, l'Accs estese i propri interventi dapprima all'America Latina e, successivamente, alle comunità cattoliche dell'Africa e dell'Asia.

L’informazione, innanzitutto. Aiuto alla chiesa che soffre monitora le varie agenzie di stampa e rilancia gli articoli che raccontano persecuzioni. Si può apprendere così ad esempio che il 6 maggio in Colombia è stato ucciso un altro prete.Si tratta di padre José Antonio Bayona Valle, 48 anni, sacerdote diocesano dell'arcidiocesi di Barranquilla ammazzato con 18 coltellate. E’ stato trovato su un sentiero nella zona del villaggio di Juan Mina.

Il 7 giugno, sul sito italiano (acs-italia.org) l’attenzione viene dirottata sulla Corea del Nord. Parla padre Lee Eun-hyung, segretario generale della Commissione per la riconciliazione del popolo coreano, organismo nato nel 1999 in seno alla conferenza episcopale coreana. «Riteniamo che almeno diecimila nordcoreani continuino a coltivare la fede cattolica nel profondo del loro cuore. Ma è difficile credere che al Nord possa esistere una Chiesa sotterranea», dice Padre Lee Eun-hyung, che ha attraversato tre volte il confine. «Ogni volta che sono stato a Pyongyang ho celebrato Messa nella chiesa cattolica di Jangchung, l’unica riconosciuta dal regime. Vi erano sempre molte persone sedute nei banchi, ma non posso dire se fossero davvero cattolici, perché mi era severamente proibito avvicinarli e parlare con loro».

Padre Lee spiega che quella di Jangchung è una chiesa alquanto singolare: la comunità è guidata da un laico che tutte le domeniche celebra la liturgia della parola. «Non potrebbe essere altrimenti perché non mi risulta che vi sia alcun sacerdote in Corea del Nord». Il numero di cattolici rimasti nel Paese asiatico è pressoché impossibile da calcolare. «Le autorità parlano di tremila fedeli, ma non sappiamo se il dato è attendibile né in che modo sia stato calcolato». Gli ultimi dati certi risalgono al 1945, anno della divisione delle due Coree, quando i cattolici nel Nord erano oltre 50mila e Pyongyang era nota come la Gerusalemme dell’Est. «A quei tempi – riferisce il sacerdote – l’opera dei missionari era assai viva e perfino la madre di Kim Il-sung, il dittatore morto nel 1994, apparteneva ad una famiglia protestante molto devota». Vi erano anche molte chiese cristiane, quasi tutte – ad eccezione di quella di Jangchung – distrutte durante la guerra del 1950-53 o in seguito adibite dal regime ad altro uso.

Oggi la Corea del Nord è tra i Paesi in cui la libertà religiosa è maggiormente negata, ma nonostante i lunghi anni di persecuzioni religiose padre Lee ritiene che almeno diecimila persone continuino in segreto a coltivare la propria fede cattolica. Una tesi che sembra trovare conferma in molte delle testimonianze dei rifugiati nordcoreani, che raccontano di donne anziane sedute in cerchio intente a contare i fagioli mormorando come se stessero recitando il rosario. Il sacerdote esclude invece la possibilità che esista una Chiesa sotterranea nordcoreana, sebbene alcuni ritengano che ve ne sia una al confine con la Cina.

E proprio sulla base di testimonianze come questa, unitamente a denunce, articoli e appelli raccolti in ogni angolo del pianeta, Aiuto alla Chiesa che soffre pubblica ogni anno un dettagliato rapporto sulle violazioni della libertà religiosa.

 
 
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