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Dramma e speranza
 
Credere

Alida e Luigi Coluzza: il coraggio di aprire ancora il cuore

20/12/2018  Due volte genitori: dopo la perdita della figlia adottiva a soli 20 anni, hanno avuto la forza di accogliere nuovamente ed è arrivato il giovane Dissan. «Dall’Alto ci siamo sentiti chiamati a percorrere questa strada»

Due storie dolorose che quattro anni fa s’incontrano, trasformandosi in affetto e sostegno reciproco: quella del bengalese Dissan, oggi 21enne, orfano di madre e lontano dal suo Paese, e dei coniugi Coluzza, che nel 2010 hanno vissuto la perdita della figlia adottiva Marlen, appena ventenne, di origine colombiana.  Le loro strade si sono incrociate a Roma grazie alla casa famiglia per minori del Borgo ragazzi don Bosco gestita dai salesiani, dove Alida e Luigi avevano portato i vestiti della loro ragazza qualche mese dopo la sua tragica scomparsa a causa di un Lupus eritematoso sistemico, una patologia cronica autoimmune.

«L’avevamo accolta quando aveva quattro anni. Durante i 16 mesi della malattia ci siamo protetti a vicenda: lei non si lamentava, era allegra e solare. Noi cercavamo di non mostrarle la nostra sofferenza», ricorda la madre Alida, impiegata, 58 anni. «La fede ci ha sostenuto, insieme a tutti coloro che hanno pregato per noi, in primis il padre passionista Diego, che aveva celebrato le nostre nozze e poi tutti i sacramenti ricevuti da Marlen, infine anche il suo funerale. Poi siamo stati circondati da amici, colleghi, medici, infermieri e personale: un calore inaspettato», aggiunge. E papà Luigi, oggi 65enne in pensione, precisa che il suo modo di vivere il lutto «è stato diverso: mi sono chiuso. Poi abbiamo trovato un modo per condividere il dolore, alla luce del sacramento del Matrimonio che ci ha unito davanti a Dio 31 anni fa».

FRA SCOUT E AZIONE CATTOLICA

Si sono conosciuti a Civitella San Paolo, alle porte della Capitale, quando Alida aveva 8 anni e Luigi 15; hanno alle spalle un cammino di fede solido: fra gli scout lei, nelle fila dell’Azione cattolica lui. «Ci siamo rincontrati quando Luigi era già ingegnere edile e lavorava, a 29 anni, mentre io studiavo ancora giurisprudenza. Quattro anni e mezzo dopo ci siamo sposati. Ma i figli non sono arrivati», dice Alida.

IL TEMPO DELL’ADOZIONE

  

I coniugi, però, hanno deciso dopo qualche tempo di aprirsi alla possibilità dell’adozione, e nel frattempo facevano parte di un gruppo di coppie (alcune ancora non sposate) che s’incontrava presso il Seminario romano maggiore ogni mercoledì sera per pregare insieme. Poi si sono impegnati come formatori dei fidanzati in diverse parrocchie romane. Intanto le pratiche per l’adozione andavano avanti e, sette anni dopo le nozze, hanno conosciuto Marlen, a Bogotá. «Ci eravamo preparati frequentando gli incontri presso il consultorio cattolico La famiglia, per capire nel discernimento se il desiderio dell’adozione veniva confermato nella fede e dagli esperti. E ci siamo affidati a Dio: l’abbinamento con quella che sarebbe diventata nostra figlia non l’abbiamo deciso noi: abbiamo accolto la bambina che ci veniva donata», sottolinea Alida. Così i Coluzza tornano nella loro casa alla periferia est della città con la piccola, che impara rapidamente la lingua italiana e s’inserisce nella scuola. Con il pallino della formazione, i coniugi continuano ad andare al consultorio per gli incontri e fondano un’associazione di famiglie adottive e affidatarie, ora sciolta.

Intanto la figlia cresce, superando i traumi dell’abbandono da parte dei suoi genitori biologici; frequenta il liceo psicopedagogico perché vuole diventare maestra d’asilo. «Le piacevano tanto i bambini», dicono i genitori. Finché la malattia irrompe all’improvviso, nel giugno 2009, e infrange i suoi sogni; tutte le cure risultano vane, nonostante la forza d’animo di Marlen, che si diploma al Policlinico di Tor Vergata durante l’ennesimo ricovero grazie all’esperienza «della scuola a casa, che consente agli studenti malati di vivere il tempo dello studio e delle lezioni come i propri compagni, anche grazie agli insegnanti che con generosità e professionalità si mettono a disposizione», commenta la mamma.

IL LUTTO E IL DOLORE

 Il 16 settembre 2010 Marlen compie 20 anni e un mese dopo si spegne. Ma i genitori non si arrendono. «Ci siamo scelti per sempre, nella gioia e nel dolore: la grazia arriva dal sacramento quando con le tue forze non ce la fai. Ci hanno aiutato la vicinanza e le preghiere d’intercessione di tante persone, anche sconosciute. Non siamo mai stati soli», confida Alida. E Luigi con un sorriso parla dell’associazione Quinto Mondo onlus, che si occupa di adozioni a distanza e sostegno alle scuole in Colombia e Uganda, oltre che dei progetti Educazione alla pace e Diritti con Marlen nelle scuole romane: «Siamo convinti che far crescere le nuove generazioni con la cultura del dialogo sia il modo migliore per ricordarla. In Uganda due scuole portano il suo nome», riferisce. Cita anche «Ilaria, specializzanda quando Marlen stava in ospedale: ci ha confidato che l’incontro con lei è stato importante nel suo cammino spirituale, fino alla scelta di entrare fra le agostiniane nel monastero di Santa Chiara a Montefalco, Perugia. Un altro regalo di nostra figlia».

UN INCONTRO PREZIOSO

  

Nel 2013 la coppia sente la spinta a «riaprirsi e tornare a essere in modo diverso famiglia: Marlen sarebbe stata contenta e aveva sempre desiderato un fratello. Abbiamo percepito che dall’Alto eravamo chiamati a percorrere questa strada». Al Borgo ragazzi don Bosco frequentano corsi sull’affido e nel 2014 accolgono Dissan, allora diciassettenne, che oggi frequenta Ingegneria informatica all’università. Gli sguardi di tutti e tre brillano quando s’incrociano: non conta il fatto che, diventato maggiorenne, lui ormai sia per la legge solo “un ospite” e non più un ragazzo in affido. Il legame fra loro cresce di giorno in giorno, e Alida ci tiene a ribadire «quanto sia importante per un adolescente in difficoltà avere una famiglia di riferimento. Noi ci confrontiamo con altre famiglie affidatarie e sentiamo l’esigenza di formarci continuamente. Il dolore resta, ma la presenza di Dissan è davvero provvidenziale».

LA PAROLA CHIAVE: ADOZIONE

Alida e Luigi Coluzza fanno parte del Movimento famiglie affidatarie e solidali del Borgo ragazzi don Bosco. Inoltre animano l’associazione Quinto mondo onlus, che si occupa di adozioni a distanza e sostegno alle scuole in Colombia e Uganda, oltre che di progetti educativi nelle scuole romane per ricordare Marlen, la figlia adottiva scomparsa a soli 20 anni. Per conoscere meglio l’esperienza dell’adozione consigliamo il volume Adozione. Una famiglia che nasce (San Paolo, pp. 128, 12 euro) della giornalista Francesca Mineo, mamma adottiva di un bambino originario della Cina.  «L’adozione è soprattutto un atto d’amore, che costringe ad aprire ancora di più il cuore, a fare ancora più spazio», scrive l’autrice, che poi snocciola una serie di consigli pratici, dal “prima” al “dopo”: dalla notizia dell’arrivo di un bimbo o una bimba alla costruzione di una relazione, giorno dopo giorno. Il libro è una guida pratica utile anche per i nonni contemporanei che accolgono nipoti speciali e si pongono tante domande.

Foto di Stefano Dal Pozzolo/Contrasto

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