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Nuove tecnologie
 

Allarme web dipendenza

10/04/2014  Chi sono i nuovi schiavi da internet? Dove si rivolgono? Che risposte offre loro il servizio socio-sanitario? Una ricerca sulla città di Milano ha cercato di rispondere a queste domande.

Quanti sono gli adolescenti con problemi legati a dipendenza da internet? Ancora difficile quantificarlo. E quanto è informato il personale sanitario dei servizi che vengono a contatto con questa patologia? Dal “primo convegno internazionale” sugli internet addiction disorders, svoltosi il 22-23 marzo a Milano, arriva il primo allarme: tre operatori su quattro dei servizi territoriali sanitari e psico-sociali dedicati ai giovanissimi si sono imbattuti almeno in un paziente con queste problematiche.

   Lo rivela una ricerca condotta presso i servizi milanesi (Centri psico-sociali, Servizi per l’età evolutiva e adolescenza e i  Sert) nel 2012, per indagare l’incidenza reale delle dipendenze da internet e il grado di conoscenza degli operatori, e le risposte date all’utenza. Ebbene, l’indagine dell’”Esc Team”, il gruppo d’esperti milanese specializzato in interventi sulle web-dipendenze, presentata al congresso, dimostra che le patologie legate all’abuso di internet sono ormai diffuse, soprattutto nei giovanissimi, e sono già ben note nella casistica degli Uonpia territoriali (le unità operative neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza).   

“Ad oggi sono soprattutto gli operatori di queste strutture ad aver subito l’impatto di questi disturbi. Quasi il 50% del personale Uonpia da noi intervistato ha dichiarato di aver avuto almeno un giovane preso in carico con dipendenza da internet come diagnosi principale, cioè più di tre volte tanto dei colleghi dei Centri psico-sociali dove arrivano giovani e adulti”, spiega  Chiara Boroni, tecnico alla riabilitazione psichiatrica e  assitente alla direzione di Esc Team: “Ciò significa che per ora l’incidenza del fenomeno riguarda i più giovani, ma che presto i medesimi problemi si riverseranno nei Sert e nei CP. Ma queste strutture sono preparate all’ingresso di queste nuove forme di dipendenza?”.

  

   E qui il secondo dato allarmante che emerge dalla ricerca: gli operatori, sebbene dichiarino d’aver letto o sentito parlare di web-dipendenza affermano di sentirsi impreparati a trattare questi nuovi pazienti e di non avere percorsi terapeutici da proporre. Nei Sert solo nel 43% dei casi viene data una risposta sulle possibilità di trattamento; negli Uonpia solo nel 22% e nei Cps  il disturbo vien indagato solo dal 10% degli intervistati. 

  

  

 

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