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lunedì 17 giugno 2019
 
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Amadeus: «Mi piace dare una nuova possibilità alle vecchie glorie della canzone»

23/02/2019  Il conduttore di "Ora o mai più" si racconta a cuore aperto. «Sono onorato di condurre una programma in prima serata su Rai 1, la musica mi è sempre piaciuta da quando facevo il deejay. E poi faccio il lavoro che amo: mi sento un privilegiato. Se credo? Con Dio ho un rapporto vero, non di facciata»

Vecchie glorie della canzone da tempo dimenticate in cerca di una nuova occasione: è la formula di Ora o mai più, giunto alla seconda edizione, che va in onda il sabato sera fino al 2 marzo, condotto da Amadeus.

Felice di essere tornato in mezzo al mondo delle canzoni come nel suo esordio da deejay?

«Sì, moltissimo, la musica mi piace da sempre, in particolare queste canzoni legate ai Festival di Sanremo che ho visto: sono stato un fan di questi cantanti, li ho intervistati alla radio. E poi sono onorato di condurre un programma del sabato sera di Rai 1, una sfida importante».

Il mondo dello spettacolo può anche essere spietato. Che cosa determina secondo lei la longevità del successo degli artisti?

«Esiste una serie di concause. Prima di tutto per conservare il successo è necessario che non sia accaduto per caso, che uno si sia fatto le ossa con una vera gavetta. Questo ti dà l’esperienza per fare le scelte giuste. Poi ci vuole umiltà, voglia di imparare continuamente, senza cullarsi sugli allori. Ed è innegabile che poi c’è di mezzo anche il destino, non tutto può essere determinato nella vita».

Il programma ha funzionato come trampolino per il rilancio di Lisa, la vincitrice della prima edizione?

«Sia Lisa sia gli altri cantanti che si sono piazzati meglio nella classifica finale, Massimo Di Cataldo e i Jalisse, mi hanno detto che sono raddoppiate le serate, le ospitate in Tv, gli articoli su di loro. Dal punto di vista discografico non è ancora accaduto nulla, ma quello è un settore difficile. A mio parere il vincitore di Ora o mai più dovrebbe acquisire il diritto di accedere a Sanremo. Perché quei cantanti hanno ancora molto da dire».

Tra i giurati ci sono spesso dei contrasti anche accesi. Fa parte dello spettacolo o sono battibecchi reali?

«Tutto quello che accade è spontaneo, ai giudici non viene chiesto di litigare. Ma personaggi come Toto Cutugno e la Rettore, tra i più battaglieri, hanno un gran temperamento».

Lei ha partecipato al talent Tale e quale show. Ha anche un passato da cantante?

«No, io canto solo sotto la doccia. Ho partecipato con lo spirito di fare delle caricature, divertirmi e far divertire. Poi tra i concorrenti c’era anche Fabrizio Frizzi, il conduttore era Carlo Conti, due colleghi che stimavo e a cui volevo bene».

La sua conduzione è contraddistinta da un piglio gioioso e molto indulgente. Mai perso le staffe durante un suo programma?

«Una volta sola, un episodio che è diventato virale su YouTube. Conducevo L’Eredità e un concorrente aveva un atteggiamento provocatorio alle mie domande, e a un certo punto rispose a caso “La cipolla”. E lì lo cacciai letteralmente dallo studio».

Come mai in Italia c’è questa gran passione per i quiz?

«La passione per i quiz è un fenomeno mondiale. In certi Paesi ce ne sono anche di più, persino la mattina. E sono anche i programmi più longevi. Hanno un costo di produzione contenuto, al pubblico piace misurarsi con le domande, allena la mente».

A quale dei programmi che ha condotto è più legato?

«L’Eredità, perché l’ho voluto fortemente io, portandolo nel preserale di Rai 1 dall’Argentina, dove andava in onda al pomeriggio da quattordici anni. E poi in quell’occasione ho conosciuto mia moglie Giovanna Civitillo. E sono molto soddisfatto anche dei Soliti ignoti, un format americano, Identity, che va in onda un po’ in tutto il mondo. Ma la parte del parente misterioso è tutta italiana».

Il ruolo di conduttore continua ad appassionarla?

«In realtà credo di poter fare solo questo, e poi non è capitato per caso, già da adolescente presentavo le sagre di paese. Ancora oggi ho un grande rispetto per quello che faccio e non c’è un giorno in cui mi lamenti o sia annoiato. Credo di essere una persona privilegiata e di fare un mestiere fantastico».

Un tema che a lei è molto caro è quello della famiglia. In più occasioni ha speso bellissime parole per sua moglie Giovanna…

«Lei è la mia metà della mela, da quindici anni condividiamo tutto, siamo sempre rimasti molto uniti. Per me la famiglia viene al primo posto. Ho un bellissimo rapporto con i miei figli José, di 10 anni, e Alice di 21: prendiamo insieme le decisioni, ho bisogno del loro sostegno. Il mio successo lo devo anche alla serenità che mi dà la mia famiglia, anche perché io sono un tipo emotivo e sensibile e se in Tv ho tutto sotto controllo, magari vado in ansia per una partita di mio figlio o un esame all’università di mia figlia. José fa il portiere, mentre mia figlia a 15 anni è andata a studiare a Londra, è sempre stata autonoma, e ora si sta laureando a Milano in Fashion business. Ma anche se viviamo lontani, ci sentiamo tre volte al giorno e mi chiama ogni sera per la buonanotte».

È vero che è un tifoso così sfegatato dell’Inter da aver chiamato José suo figlio in onore di Mourinho?

«Sì, è vero, avevo conosciuto Mourinho in aereo quando aveva appena firmato per l’Inter. Giovanna era incinta di tre mesi e io di slancio le proposi di chiamare José il bambino se fosse stato un maschio. Mi ha detto che ero pazzo, ma poi per tutta la gravidanza io parlavo alla pancia usando quel nome e così è rimasto».

Che rapporto ha con la fede?

«Sono credente, ma preferisco frequentare le chiese quando sono vuote: mi siedo e prego a lungo, in un rapporto diretto e intimo con Dio. Sono momenti speciali per me. I miei amici preti e frati mi dicono che il buon Dio apprezza, perché il mio è un rapporto vero, non di facciata. E ho avuto l’onore di incontrare papa Francesco con tutta la famiglia una domenica in piazza San Pietro quando ci ha dato la sua benedizione. Ho una grande ammirazione per lui, ha una fortissima personalità e per quello che ha detto e ha fatto è già entrato nella storia».

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