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sabato 18 gennaio 2020
 
Il "Muslim Ban" non passa
 

Trump, ancora uno schiaffo dai giudici sui musulmani

10/02/2017  La Corte d'Appello di San Francisco conferma che il discusso divieto d'ingresso negli Usa ai cittadini di 7 Paesi islamici non può essere applicato. Hillary Clinton ha festeggiato la sentenza con un lapidario tweet: 3-0. "The Donald" non la prende bene e minaccia un ricorso alla Corte Suprema. Come finirà, con una sconfitta clamorosa per un Presidente degli Stati Uniti?

Continua il braccio di ferro fra Trump e i giudici. Il  presidente, per ora, è perdente. La sentenza di una corte di appello federale di San Francisco ha respinto il tentativo, da parte di Trump, di far entrare in vigore il discusso “travel ban” bloccato nei giorni scorsi dalla sentenza di un tribunale di Seattle.  

 

Il “travel ban” è uno dei primi ordini esecutivi firmati dal nuovo presidente. L’ordine esecutivo numero 13769  del 27 gennaio, intitolato “Proteggere la nazione dall’ingresso negli Stati Uniti di terroristi stranieri”,  sospende  per 120 giorni l’ingresso negli Stati Uniti dei rifugiati e blocca per 90 giorni l’ingresso sul suolo americano dei viaggiatori provenienti da 7 Paesi musulmani (Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Siria e Yemen). In totale, nel 2017, gli Usa dovrebbero accogliere al massimo 50.000 rifugiati, mentre Obama aveva fissato un limite di 110.000.

 

La Corte d’Appello era stata chiamata in causa dal Dipartimento di  Giustizia, che aveva impugnato la decisione di un giudice di Seattle contraria all’applicazione dell’ordine esecutivo. La decisione dei tre giudici della Corte d’Appello (due di nomina democratica , uno di nomina repubblicana) è stata unanime. Hillary Clinton ha festeggiato la sentenza con un lapidario tweet: 3-0.

 

Trump ha reagito alla sua maniera, cioè con messaggio su Twitter, tutto scritto in lettere maiuscole: “Ci vediamo alla Corte, è in gioco la sicurezza della nostra nazione”. Non è chiaro se Trump fa riferimento a un suo possibile appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Al momento la Corte Suprema è formata da 8 giudici, mentre deve essere ancora approvata dal Senato la scelta del nono giudice, già scelto da Trump. Un eventuale pareggio 4 a 4 fra i pareri dei giudici lascerebbe in vigore la sentenza della Corte di Appello di San Francisco. 

 

Prima la sentenza del tribunale di Seattle e ora questa della Corte d’Appello di San Francisco sono la dimostrazione che il sistema di pesi e contrappesi ideato dai costituenti americani funziona. Il presidente degli Stati Uniti è fra gli uomini più potenti del mondo, ma i suoi poteri non sono illimitati.   E se ne sta accorgendo Donald Trump, il quale finora era stato il padre padrone decisionista delle sue aziende. Come disse John Adams, costituzionalista e secondo presidente nella storia degli Stati Uniti: “Il potere non deve mai essere attendibile senza un controllo”.

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