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venerdì 23 aprile 2021
 
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Il Papa: «Anche nei momenti bui, il cristiano è gioioso nel cuore»

13/12/2020  «Una volta un filosofo diceva una cosa più o meno così: "Io non capisco come si può credere oggi. Perché coloro che dicono di credere hanno una faccia da veglia funebre?"», commenta Francesco spiegando il Vangelo della terza domenica di Avvento. Il Pontefice ha poi benedetto, come di tradizione, le statuine dei Bambinelli del presepe, con la presenza in piazza San Pietro di una piccola delegazione di famiglie. E un invito: «Lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù bambino».

(Foto Ansa: la benedizione delle statuine dei "bambinelli" in piazza San Pietro)

«L’invito alla gioia è caratteristico del tempo di Avvento», esordisce con queste parole papa Francesco commentando il Vangelo di Giovanni davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus. «L’attesa, la nascita di Gesù che viviamo è gioiosa, un po’ come quando aspettiamo la visita di una persona che amiamo molto, ad esempio un grande amico che non vediamo da tanto tempo, un parente. E questa dimensione della gioia emerge specialmente oggi, la terza domenica, che si apre con l’esortazione di San Paolo: “Rallegratevi sempre nel Signore”». Prosegue spiegando: «E quale è il motivo di questa gioia? Che “il Signore è vicino”. Più il Signore è vicino a noi, più siamo nella gioia; più Lui è lontano, più siamo nella tristezza. Questa è una regola dei cristiani». Francesco prosegue a braccio: «Una volta un filosofo diceva una cosa più o meno così: Io non capisco come si può credere oggi. Perché coloro che dicono di credere hanno una faccia da veglia funebre, non danno testimonianza della gioia della Resurrezione di Gesù Cristo. E tanti cristiani con quella faccia, sì, faccia da veglia funebre, faccia di tristezza. Ma Cristo è risorto! Cristo ti ama! E tu non hai gioia?». E un invito alla riflessione: «Io ho gioia perché il Signore è vicino a me, perché il Signore mi ama, perché il Signore mi ha redento?».

il Pontefice prosegue: «Il Vangelo oggi ci presenta il personaggio biblico che – eccettuando la Madonna e San Giuseppe – per primo e maggiormente ha vissuto l’attesa del Messia e la gioia di vederlo arrivare: parliamo naturalmente di Giovanni il Battista. L’Evangelista lo introduce in maniera solenne: “Venne un uomo mandato da Dio […]. Venne come testimone per dare testimonianza alla luce». Il Battista è il primo testimone di Gesù, con la parola e con il dono della vita. Tutti i Vangeli concordano nel mostrare come lui abbia realizzato la sua missione indicando Gesù come il Cristo, l’Inviato di Dio promesso dai profeti. Giovanni era un leader nel suo tempo. La sua fama si era diffusa in tutta la Giudea e oltre, fino alla Galilea. Ma lui non cedette nemmeno per un istante alla tentazione di attirare l’attenzione su di sé: sempre lui orientava a Colui che doveva venire. Diceva: “A lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo”». Sottolinea il Papa: «Sempre segnalando il Signore, come la Madonna: sempre segnala il Signore. Fate quello che Lui vi dirà. Sempre il Signore al centro, i santi fuori. E quello che non segnala il Signore non è santo». 

Bergoglio spiega quale sia la prima condizione della gioia cristiana: «Decentrarsi da sé e mettere al centro Gesù. Questa non è alienazione, perché Gesù è effettivamente il centro, è la luce che dà senso pieno alla vita di ogni uomo e donna che viene a questo mondo. È lo stesso dinamismo dell’amore, che mi porta a uscire da me stesso non per perdermi, ma per ritrovarmi mentre mi dono, mentre cerco il bene dell’altro. Giovanni il Battista ha percorso un lungo cammino per arrivare a testimoniare Gesù. Il cammino della gioia non è una passeggiata, ci vuole lavoro, per essere sempre nella gioia. Giovanni ha lasciato tutto, fin da giovane, per mettere al primo posto Dio, per ascoltare con tutto il cuore e tutte le forze la sua Parola. Giovanni si è ritirato nel deserto spogliandosi di ogni cosa superflua, per essere più libero di seguire il vento dello Spirito Santo. Certo, alcuni tratti della sua personalità sono unici, irripetibili, non proponibili a tutti. Però la sua testimonianza è paradigmatica per chiunque voglia cercare il senso della propria vita e trovare la vera gioia. In particolare, il Battista è modello per quanti nella Chiesa sono chiamati ad annunciare Cristo agli altri: possono farlo solo nel distacco da sé stessi e dalla mondanità, non attirando le persone a sé ma orientandole a Gesù. La gioia è questo: orientare a Gesù».

Francesco ribadisce: «La gioia deve essere la caratteristica della nostra fede. Anche nei momenti bui quella gioia interiore di sapere che il Signore è con me, che il Signore è con noi, che il Signore è risorto». E ripete con forza: «Il Signore, il Signore, il Signore… Questo è il centro della nostra vita, questo è il centro della nostra gioia. Pensate bene oggi: come mi comporto io? Sono una persona gioiosa, che sa trasmettere la gioia di essere cristiano, o sono sempre come quelli tristi, come ho detto prima, che sembrano di essere a una veglia funebre? Se io non ho la gioia della mia fede non potrò dare testimonianza e gli altri diranno: se la fede è così triste meglio non averla».

Tutto questo, spiega il Pontefice, lo vediamo realizzato pienamente nella Vergine Maria: «Lei ha atteso nel silenzio la Parola di salvezza di Dio; l’ha ascoltata, l’ha accolta, l’ha concepita. In lei Dio si è fatto vicino. Per questo la Chiesa chiama Maria “Causa della nostra letizia”». 

Dopo la recita dell’Angelus, il Papa si è rivolto ai romani presenti e ai pellegrini e ha saluto in modo speciale il gruppo arrivato in piazza San Pietro in rappresentanza delle famiglie e dei bambini di Roma in occasione della benedizione dei Bambinelli, appuntamento organizzato dal Centro oratori romani. «Quest’anno siete qui in pochi a causa della pandemia. Ma so che tanti bambini e ragazzi sono radunati negli oratori e nelle loro case e ci seguono attraverso i mezzi di comunicazione». Francesco ha proseguito con la benedizione delle statuine di Gesù «che verranno collocate nel presepe, segno di speranza e di gioia». E un invito: «Quando pregherete a casa davanti al presepe con i vostri familiari lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi per darci il suo amore». Il Papa ha terminato sottolineando ancora una volta il tema centrale di questa domenica, la gioia cristiana: «Non dimenticatevi della gioia, il cristiano è gioioso nel cuore, anche nelle prove. È gioioso perché è vicino a Gesù, è Lui che ci dà la gioia». 

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