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martedì 24 novembre 2020
 
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"Il cristiano deve pagare le tasse e rispettare le leggi. Ma affermare il primato di Dio nella vita"

18/10/2020  Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, ha sottolineato il Papa commentando il Vangelo. Nella Giornata missionaria mondiale, Francesco ha rivolto il suo pensiero a padre Pier Luigi Maccalli, sequestrato due anni fa in Niger e liberato alcuni giorni fa. Ha poi espresso la sua vicinanza ai pescatori detenuti in Libia da oltre un mese, auspicando che i colloqui internazionali riportino nel Paese stabilità e unità.

(Foto Ansa sopra: la manifestazione del 24 settembre davanti a Montecitorio dei familiari dei pescatori di Mazara del Vallo fermati e trattenuti in carcere in Libia)

«Il Vangelo di questa domenica ci mostra Gesù alle prese con l’ipocrisia dei suoi avversari». Con queste parole papa Francesco comincia il suo commento al Vangelo di oggi, domenica 18 ottobre. «Essi gli fanno tanti complimenti all'inizio, ma poi pongono una domanda insidiosa per metterlo in difficoltà e screditarlo davanti al popolo. Gli chiedono: "È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?", cioè pagare le tasse a Cesare? A quel tempo, in Palestina, la dominazione dell’impero romano era mal tollerata - si capisce, erano degli invasori - anche per motivi religiosi. Per la popolazione, il culto dell’imperatore, sottolineato anche dalla sua immagine sulle monete, era un’ingiuria al Dio d’Israele. Gli interlocutori di Gesù sono convinti che non ci sia un’alternativa alla loro interrogazione: o un “sì” o un “no”».

Ma Gesù, spiega il Pontefice, sa bene che la loro domanda nasconde una malizia, che i suoi avversari in realtà vogliono farlo cadere in un trabocchetto.  «Chiede loro di mostrargli la moneta del tributo, la prende tra le mani e domanda di chi sia l’immagine impressa. Quelli rispondono che è di Cesare, cioè dell’imperatore. Allora Gesù replica: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio"».

Francesco chiarisce: «Con questa risposta, Gesù si pone al di sopra della polemica. Gesù è sempre al di sopra. Da una parte, riconosce che il tributo a Cesare va pagato -  e anche a tutti a noi, le tasse vanno pagate - perché l’immagine sulla moneta è la sua; ma soprattutto ricorda che ogni persona porta in sé un’altra immagine - la portiamo nel cuore, nell'anima - quella di Dio, e pertanto è a Lui, e a Lui solo, che ognuno è debitore della propria esistenza, della propria vita. In questa sentenza di Gesù si trova non solo il criterio della distinzione tra sfera politica e sfera religiosa, ma emergono chiari orientamenti per la missione dei credenti di tutti i tempi, anche per noi oggi. Pagare le tasse è un dovere dei cittadini, come anche l’osservanza delle leggi giuste dello Stato. Al tempo stesso, è necessario affermare il primato di Dio nella vita umana e nella storia, rispettando il diritto di Dio su ciò che gli appartiene».

Dall'affermazione del primato di Dio nella nostra vita, dunque, deriva la missione della Chiesa e dei cristiani: «Parlare di Dio e testimoniarlo agli uomini e alle donne del proprio tempo. Ognuno di noi, per il Battesimo, è chiamato ad essere presenza viva nella società, animandola con il Vangelo e con la linfa vitale dello Spirito Santo. Si tratta di impegnarsi con umiltà, e al tempo stesso con coraggio, portando il proprio contributo all’edificazione della civiltà dell’amore, dove regnano la giustizia e la fraternità».

Al termine della preghiera dell'Angelus, il Papa ha ricordato che oggi si celebra la Giornata missionaria mondiale, la 94esima, che ha per tema "Eccomi, manda me! Tessitori di fraternità". «E' bella questa parola, tessitori», commenta Francesco. «Ogni cristiano è chiamato a essere un tessitore di fraternità. Lo sono in modo speciale i missionari e le missionarie, sacerdoti, laici, consacrati, che seminano il Vangelo nel grande campo nel mondo. Preghiamo per loro e diamo a loro il nostro sostegno concreto». 

Ricordando l'impegno dei missionari nelle estreme periferie del mondo, in luoghi spesso difficili e rischiosi, il Pontefice ha ringraziato Dio «per la tanto attesa liberazione del padre Pier Luigi Maccalli - lo salutiamo con questo applauso - che era stato rapito due anni fa in Niger. Ci rallegriamo anche perché con lui sono stati liberati altri tre ostaggi. Continuaimo a pregare per i missionari e i catechisti e anche per quanti sono perseguitati o vengono rapiti in varie parti del mondo». Padre Maccalli, sacerdote della diocesi di Crema, della Società delle missioni africane, era stato rapito nella sua parrocchia in Niger, vicino al confine con il Burkina Faso, tra il 17 e il 18 settembre del 2018, da uno dei gruppi di miliziani jihadisti legati ad Al Qaeda che operano nella regione del Sahel finaziandosi attraverso i sequestri. E' stato liberato in Mali l'8 ottobre ed è rientrato in Italia il giorno successivo.  

Papa Francesco ha poi rivolto il suo pensiero «ai pescatori fermati da più di un mese in Libia e ai loro familiari». Il 1° settembre 18 marinai - tra i quali dieci italiani, di Mazara del Vallo - che navigavano a bordo di due pescherecci, sono stati fermati a 40 miglia dalla costa di Bengasi, capoluogo della Cirenaica per ordine del generale Khalifa Haftar, uomo forte della regione libica orientale. I pescatori sono rinchiusi in carcere, accusati di aver violato il limite delle acque territoriali libiche. Il Governo italiano sta portando avanti una trattativa affinché vengano rilasciati. Ma l'operazione è complicata perché Haftar sta usando per scopi politici il sequestro dei pescherecci e l'antica diatriba tra Italia e Libia sulle acque territoriali. 

«Prego anche per i diversi colloqui in corso a livello internazionale», ha proseguito il Papa, «affinché siano rilevanti per il futuro della Libia. E' giunta l'ora di fermare ogni forma di ostilità favorendo il dialogo che porti alla pace alla stabilità e all'unità del Paese». Il Pontefice ha poi chiesto ai fedeli riuniti in piazza San Pietro un momento di raccoglimento per pregare insieme per i pescatori e per la Libia, in silenzio.

 

 

 

 

 

 

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