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domenica 25 ottobre 2020
 
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Il Papa: "La via cristiana: rinunciare a se stessi e prendere la propria croce"

30/08/2020  «Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare con fede e responsabilità quella parte di fatica e sofferenza che la lotta contro il male comporta», ha spiegato Bergoglio. Il Pontefice ha poi ricordato la Giornata per la cura del creato, il 1° settembre, e ha rivolto il suo pensiero alle tensioni nel Mediterraneo orientale.

(Foto Ansa)

«L’odierno brano evangelico è collegato a quello di domenica scorsa», esordisce così papa Francesco nella sua spiegazione del Vangelo di oggi, prima della recita dell'Angelus davanti ai fedeli raccolti in piazza San Pietro . «Dopo che Pietro, a nome anche degli altri discepoli, ha professato la fede in Gesù come Messia e Figlio di Dio, Gesù stesso comincia a parlare loro della sua passione. Lungo il cammino verso Gerusalemme, spiega apertamente ai suoi amici ciò che lo attende alla fine nella città santa: preannuncia il suo mistero di morte e di risurrezione, di umiliazione e di gloria. Dice che dovrà "soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno". Eppure, spiega il Pontefice, le parole di Gesù non vengono capite, «perché i discepoli hanno  una fede ancora immatura e troppo legata alla mentalità di questo mondo».

La prospettiva che Gesù possa morire in croce per i discepoli è incomprensibile, tanto che lo stesso Pietro si ribella a questa possibilità escamando: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!” . «Crede in Gesù, Pietro è così, ha fede, lo vuole seguire, ma non accetta che la sua gloria passi attraverso la passione. Per Pietro e gli altri discepoli – ma anche per noi! – la croce è una cosa scomoda, è uno “scandalo”, mentre Gesù considera “scandalo” il fuggire dalla croce, che vorrebbe dire sottrarsi alla volontà del Padre, alla missione che Lui gli ha affidato per la nostra salvezza. Per questo Gesù risponde a Pietro: "Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"».

Bergoglio commenta a braccio: «Succede a tutti noi che nei momenti di devozione, di buona volontà, di vicinanza al prossimo guardiamo Gesù e andiamo avanti, ma quando ci viene incontro la croce fuggiamo, è il diavolo che ci tenta». Gesù nel Vangelo dice: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". In questo modo Cristo indica con chiarezza quale sia la via che il vero cristiano, il discepolo deve seguire, mostrando due atteggiamenti. «Il primo è “rinunciare a se stessi”, che non significa un cambiamento superficiale, ma una conversione, un capovolgimento di valori. L’altro atteggiamento è quello di prendere la propria croce. Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare con fede e responsabilità quella parte di fatica e di sofferenza che la lotta contro il male comporta».

Sottolinea il Papa: «La vita dei cristiani è sempre una lotta. La Bibbia dice che la vita del credente è una melizia. Lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il male. Così l’impegno di “prendere la croce” diventa partecipazione con Cristo alla salvezza del mondo. Pensando a questo, facciamo in modo che la croce appesa alla parete di casa, o quella piccola che portiamo al collo, sia segno del nostro desiderio di unirci a Cristo nel servire con amore i fratelli, specialmente i più piccoli e fragili. La croce è segno santo dell’Amore di Dio e del sacrificio di Gesù, e non va ridotta a oggetto scaramantico oppure a monile ornamentale. Ogni volta che fissiamo lo sguardo sull’immagine di Cristo crocifisso, pensiamo che Lui, come vero Servo del Signore, ha realizzato la sua missione dando la vita, versando il suo sangue per la remissione dei peccati. Di conseguenza, se vogliamo essere suoi discepoli, siamo chiamati a imitarlo, spendendo senza riserve la nostra vita per amore di Dio e del prossimo».

Al termine della recita dell'Angelus, papa Francesco ha ricordato che dopodomani, 1° settembre, ricorre la Gionrata mondiale di preghiera per la cura del creato. «Fino al 4 ottobre celebreremo il Giubileo della terra per ricordare l’stituzione cinquant'anni fa della Giornata della terra. Saluto le varie iniziative, fra queste il concerto di oggi nella cattedrale di Port Louis, capitale delle Mauritius», dove, ha ricordato, è accaduto di recente un disastro ambientale, una marea nera causata dal versamento di circa mille tonnellate di carburante fuoriuscito da una petroliera giapponese incagliatasi sulla barriera corallina. A questo si aggiunge una moria di delfini, le cui ragioni non sono chiare, ma che gli ambientalisti collegano alla marea nera. La Giornata per la custodia del creato è stata volta dalla Conferenza episcopale italiana in accordo con le altre comunità ecclesiali europee per riaffermare la centralità dell'ambientalismo anche per la fede.

Il Pontefice ha poi rivolto il suo pensiero e la sua preoccupazione alle «tensioni nella zona del Mediterraneo orientale insidiata da vari focolai di instabilità», senza fare riferimento a nessun Paese in particolare. E ha aggiunto: «Faccio appello al dialogo costruttivo e al rispetto della legalità internazionale per risolvere i conflitti che minacciano la pace dei popoli di quella regione».

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