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martedì 14 luglio 2020
 
 
Benessere

Animali domestici senza preoccuparsi di infezioni e batteri

10/04/2017  I nostri amici a quattro zampe sono spesso veicolo di batteri e parassiti, ma bastano pochi accorgimenti per goderceli senza correre rischi

Fanno compagnia, regalano affetto, giocano con i bimbi e migliorano l’umore degli adulti. In Italia, quattro case su dieci ospitano un animale domestico (dati Eurispes 2016), una presenza positiva sotto molti punti di vista. Un solo avvertimento ai padroni di cani e gatti: occhio alle infezioni. Perché i nostri amici a quattro zampe possono diventare veicolo inconsapevole di batteri e parassiti, con rischi anche gravi per le persone più deboli.

Di recente, l’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli), ha richiamato l’attenzione sul problema, facendo il punto sulle patologie più comuni: le vediamo con la professoressa Tiziana Lazzarotto dell’Unità operativa di Microbiologia del Policlinico S. Orsola di Bologna, membro del Direttivo Amcli: «Cominciamo con l’infezione da Bartonella henselae, una tra le più diffuse. È detta anche “malattia da graffio di gatto”, perché i felini sono appunto ospiti privilegiati di questo batterio, che può trasmettersi all’uomo col graffio, ma anche attraverso la cute non integra con le feci. La prima manifestazione è una papula, i sintomi successivi l’ingrossamento dei linfonodi e febbre molto elevata». Nelle persone sane la malattia è autolimitante, nel senso che si risolve spontaneamente in tre-quattro mesi, senza ricorrere agli antibiotici. Al contrario, può diventare molto pericolosa nei pazienti immunodepressi.

Un’altra patologia comune che può essere trasmessa dal gatto all’uomo con le feci è la toxoplasmosi. Praticamente asintomatica nei soggetti sani, costituisce una grave minaccia per le donne se contratta durante gravidanza. «Può infatti generare danni cerebrali al feto e comprometterne gli aspetti neurosensoriali, causando anche cecità», precisa Lazzarotto. «Per questo il Servizio sanitario prevede un programma di screening per le gravide, oltre che una serie di norme igienico-alimentari da rispettare per quelle di loro che non abbiano ancora contratto l’infezione». Attenzione anche allo Stafilococcus aureus, batterio capace di rapide mutazioni che lo rendono resistente a diverse classi di antibiotici. «Anch’esso, secondo studi recenti, è capace di colonizzare gli animali, può trovare ambiente di proliferazione nei laboratori veterinari e da qui spostarsi nelle abitazioni e trasmettersi all’uomo. Nei soggetti più deboli può scatenare polmoniti e altre manifestazioni importanti».

L’Amcli lancia un allarme rivolto specialmente alla popolazione più fragile: «Malati cronici e donne in gravidanza devono prestare molta attenzione», ricorda la professoressa, «e più di ogni altro i soggetti immunodepressi, perché sottoposti a chemio o radio terapia, infetti da Hiv, o che abbiano subito un trapianto. Fondamentale è ottenere una diagnosi puntuale e tempestiva che, una volta appurati i sintomi, può essere confermata soltanto con un esame microbiologico».

Infine, attenzione ai parassiti: alcune zone d’Italia sono interessate dalla presenza crescente di echinococcosi/idatosi. «Qui non parliamo più di infezioni, ma di una zoonosi parassitaria, il cui l’ospite definitivo è il cane. I microrganismi, visibili anche a occhio nudo, si moltiplicano nel suo intestino, dove depongono le uova che sono poi eliminate con le feci. Dalle feci e dalla terra le uova possono passare anche ad altri mammiferi (specie gli ovini), e all’uomo. Le uova si schiudono nell’intestino e le larve possono colonizzare tutti gli organi». Sardegna e Campania sono le Regioni più colpite dal fenomeno, a causa della massiccia presenza di ovinicoltura.

A CHE PUNTO È LA RICERCA

Al Congresso nazionale svoltosi a Rimini a novembre, Amcli ha presentato tre recenti lavori italiani: il primo, condotto dal Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, ha studiato un test molecolare più rapido ed efficace per la diagnosi di Bartonella henselae. La seconda ricerca, del Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, si è invece concentrata sullo Stafilococcus aureus, dimostrando l’ampia potenzialità di diffusione del batterio sia in ambito ospedaliero che comunitario. Infine, il Laboratorio di Microbiologia, Seconda Università degli studi di Napoli, ha monitorato i casi di echinococcosi/idatidosi degli allevamenti di ovini in Campania.

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