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martedì 14 luglio 2020
 
 

Antonacci, il ritorno inaspettato

23/04/2010  È uscito dal cliché dell’eterno adolescente ed è ormai una realtà della musica italiana.

Biagio Antonacci
Biagio Antonacci

Difficile immaginarlo trasformato in accorto manager di sé stesso che produce i suoi dischi, va a caccia di nuovi talenti e poi li affida, per immetterli sul mercato, alla Sony, la multinazionale che, tra l’altro, è la titolare del format di X Factor. Eppure, che Biagio Antonacci ormai sia una sorta di “tycoon” scafato lo dimostra il fatto che, pur giocando in casa Sony, è andato a promuovere il suo nuovo singolo, Se fosse per sempre, trascinante preludio al nuovo album, proprio dalla rivale Maria De Filippi, nella finale di Amici. Ecco dunque Inaspettata, il quattordicesimo album di una carriera cominciata ufficialmente nel 1989, quando Biagio, aspirante cantante che vive a Rozzano, all’estrema periferia milanese, si intrufola nel mondo della musica con Sono cose che capitano. Lui la definisce di un “naïf ingenuo”, ma è quanto basta perché una canzone dell’album, Fiore, conquisti il mondo delle radio. Per il ragazzo di periferia, classe 1963, si aprono parecchie strade, sta a lui percorrere quella giusta. E lui la imbrocca nel 1991, con il secondo disco Adagio Biagio, una frase che lo perseguita dai tempi della scuola, quando, controvoglia, cercava un diploma di geometra.
 
«È il disco in cui avevo capito che dovevo essere me stesso, ma non ero ancora pronto per riuscirci», racconta. Riprova e sarai più fortunato. E così, col terzo album, Liberatemi, fa bingo. Le mille radio della Penisola lo trasmettono a raffica e le vendite arrivano a centocinquantamila copie. «È l’album delle canzoni più centrate dal punto di vista della comunicazione ». Il successo viene esaltato da un tour sempre esaurito nelle maggiori città italiane. Biagio ha fatto il geometra sino a trent’anni e i primi due dischi li ha incisi quando ancora lavorava in cantiere. Il successo è arrivato nel 1989, a ventisei anni. In poco tempo ha conquistato un vasto pubblico femminile ma, poco a poco (e, ammette, con fatica), è riuscito a convincere i ragazzi ad accompagnare le fidanzate ai suoi concerti.
 
Il terzo millennio aspetta Antonacci a braccia aperte perché, al suo successo ormai consolidato, si aggiunge la richiesta di Laura Pausini di scrivere una canzone per lei. E lui le regala Tra te e il mare, che diventa anche il titolo dell’album di Laura, e un successo mondiale. Molte sono le frasi che Biagio si diverte a buttar lì durante un’intervista. «I pezzi li scrivo in dieci minuti, se ci impiego più tempo vuol dire che non sono riusciti». Oppure: «Fossi stato più brutto magari avrei avuto un pubblico più rock». Una frecciatina al Blasco? Ed eccolo qui, vent’anni dopo, titolare di una “ditta”, dal nome poetico, Iris (il titolo di una sua hit del 1998), e più che mai diviso tra il ruolo dell’artista estroso e quello di un artigiano che, con il fratello Graziano e il padre Paolo, «s’è messo in proprio». Uscito dal cliché adolescenziale è oggi tra i più quotati cantautori italiani, ma si diverte ancora a stupire con frasi come «non conosco la musica e quando compongo al piano uso solo i tasti bianchi».

Successo a parte, la vita di Biagio sostanzialmente non è cambiata: i suoi vivono ancora a Rozzano, lui sta a Bologna dove abita Marianna Morandi, la madre dei suoi figli: Paolo che ha 14 anni e Giovanni che ne ha nove. «Con loro ripasso l’infanzia e l’adolescenza, del resto anche con Marianna il rapporto è rimasto molto saldo. Nella vita succedono di queste cose, il segreto è di non fartele sfuggire di mano».

– Ascoltando il tuo disco mi è venuto in mente "De l’amour" di Stendhal, ovvero un trattato approfondito sul sentimento nelle sue varie tipologie, l’amore passione, l’amore capriccio, l’amore fisico e l’amore verità. E poi, a volte, l’amore delusione.
«Ho cercato di non raccontare più storie d’amore ma di provare a spiegare quel sentimento che domina la nostra vita, ma non solo quando è un amore tra un uomo e una donna, ma anche nei confronti della natura, come in Migrazione, che chiude l’album».
 
– E l’incontro con la grande Leona Lewis, tua partner in Inaspettata?
 «Un incontro virtuale, visto che, grazie alle tecnologie, abbiamo inciso il disco io a Bologna e lei a Los Angeles».
 
– Allora, stavolta, non è merito del tuo irresistibile fascino latino?
«Macché, però mi sono inventato che deve aver visto un mio video. Ormai lamia voce da sola non basta più!».

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