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giovedì 21 novembre 2019
 
Il film
 

Aquile Randagie, la Resistenza degli scout al cinema

30/09/2019  L’avventura dei ragazzi che salvarono più di 2 mila vite dalla persecuzione nazifascista per la prima volta sul grande schermo. Nelle sale dal 30 settembre

Si ribellarono al fascismo, salvarono oltre 2 mila perseguitati e custodirono lo scoutismo traghettandolo oltre il ventennio. La storia delle Aquile Randagie, rimasta a lungo semisconosciuta, arriva oggi al grande pubblico con il film Aquile Randagie, appunto, fino al 2 ottobre in oltre 230 sale di tutta Italia. Prodotto da Finzioni Cinematografiche, il lungometraggio vuole “rendere omaggio a una storia di coraggio realizzata da giovani ed essere d’ispirazione per i giovani di oggi”, spiega il regista Gianni Aureli, 38 anni.

Quello che fecero i giovani delle Aquile Randagie è presto detto: per 16 anni, 11 mesi e 5 giorni – un giorno in più del fascismo, tanto si erano ripromessi di resistere – continuarono a riunirsi a loro rischio e pericolo mentre il regime aveva dichiarato soppresse tutte le associazioni giovanili non fasciste. Pur dovendo fare i conti con minacce e intimidazioni, trasmisero ai giovani scout di allora valori quali la libertà, la fedeltà, e la chiamata ad “aiutare gli altri in ogni circostanza”.

“Il film non vuole competere con i colossal quanto lanciare un messaggio”, chiarisce anche Massimo Bertocci, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Massimo Bertocci, Francesco Losavio e Gaia Moretti. Un film “artigianale”, dunque, prodotto dal basso – e qui bisogna riconoscere il coraggio del regista e della sceneggiatrice, che hanno sostenuto di tasca propria la produzione – iniziando con il crowdfunding per poi ottenere il contributo del Ministero dei beni e delle attività culturali, di Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani), Masci (Movimento adulti scout italiani cattolici) e Istituto Luce-Cinecittà.

L’attesa per l’uscita del film è molta, e non solo fra le centinaia di migliaia di italiani che sono o sono stati scout (attualmente Agesci conta 185.000 soci, ndr). “Dopo la Liberazione le Aquile Randagie riconsegnarono il movimento alle associazioni scout dell’epoca, senza darsi lustro per quanto fatto. Per questo fino agli anni Duemila la loro impresa è rimasta ai più sconosciuta. Ora, invece, vorremmo arrivasse a più persone possibili: la loro fedeltà a Dio e ai valori, e il loro coraggio sono un esempio per tutti”.

Ambientato in anni bui – ad esempio don Giovanni Barbareschi, l’ultima Aquila Randagia a morire, il 4 ottobre dello scorso anno, fu malmenato e subì il carcere – il film parla di violenza ma lo fa con uno sguardo di speranza. In Aquile Randagie c’è l’odio ma anche l’amore. Ci sono i soprusi ma, soprattutto, l’anelito alla libertà. “Il linguaggio è quello della fiction ma la fedeltà è ai fatti è completa”, assicura Agostino Migone, presidente di Fondazione Baden che, proponendosi proprio di tenere viva la memoria del tempo, ha messo a disposizione documenti dell’epoca collaborando anche alla sceneggiatura.

Giulio Cesare Uccellini detto Kelly (le Aquile Randagie si erano dati soprannomi per preservare l’anonimato, ndr), Virgilio Binelli Aquila Rossa, don Andrea Ghetti Baden e tutti gli altri – quasi 150, si stima, le Aquile Randagie fra chi visse l’intero periodo della clandestinità e chi solo pochi momenti - non erano “santi” né avrebbero voluto essere considerati eroi. “Fecero solo quello che ritenevano giusto. Studiando il personaggio di Andrea Ghetti ho poi scoperto quanto fosse “umano” e pure, a volte, sboccato", sorride Romeo Tofani, che nel film interpreta il sacerdote che fu, fra i tanti incarichi, parroco a Santa Maria del Suffragio a Milano dal 1959 alla morte nel 1980. “Difficile non innamorarsi di don Giovanni: determinato, senza fronzoli, capace di “stare” nel suo tempo”, aggiunge Alessandro Intini, efficace interprete di Barbareschi.

Un film che fa riflettere, anche su temi complessi quali il rapporto con i vinti e la giustizia. “Cosa avrei fatto io al loro posto? Me lo sono chiesto molte volte durante le riprese. Vorrei dirmi che avrei fatto come loro, ma non ne sono sicuro”, ammette anche Teo Guarini, giovane attore nei panni di Kelly.

Oltre alla spinta a vivere in pienezza, a dare piena aria ai polmoni sono anche le emozionanti immagini della Val Codera - dove le Aquile Randagie vissero alcuni dei loro campi estivi - con le splendide cascate dell’Arnasca, che gli scout conoscono bene. “Il desiderio ora è quello di far girare il film nelle scuole, nelle Università e in tutti i luoghi di educazione e formazione. E non solo per la Giornata della memoria”, l’appello di regista e produttori. Su www.aquilerandagiefilm.eu le indicazioni per organizzare ulteriori proiezioni, oltre all’elenco di quelle già previste.

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