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domenica 05 aprile 2020
 
 

Arte e poesia per liberare la mente

22/04/2012  L'associazione "I Gabbiani di Lecco" si occupa da anni delle persone che soffrono di disagio psichico o sociale. Attraverso le potenzialità della cultura, dalla pittura alla fotografia.

La squadra di calcio dell'Associazione "I Gabbiani di Lecco", formata da pazienti e volontari.
La squadra di calcio dell'Associazione "I Gabbiani di Lecco", formata da pazienti e volontari.

Nel 1994 John Nash vinse il premio Nobel per l’economia grazie ai suoi studi in teoria dei giochi, branca della matematica che si applica all’economia e più in generale alle situazioni di conflitto in cui si cerca una soluzione razionale. Aveva introdotto e formalizzato la nozione di "equilibrio di Nash". Eppure la mente che ha trovato una così sofisticata e potente definizione di equilibrio per la scienza, quasi per una nemesi del destino, la perde per sé: John Nashpassa circa trent'anni della sua vita in bilico su di un abisso, in balìa di una grave forma di schizofrenia paranoide con deliri a contenuto persecutorio e di grandezza.

Dipinto di Gaetano Montanelli: "La poesia salverà il mondo dalle ingiustizie".
Dipinto di Gaetano Montanelli: "La poesia salverà il mondo dalle ingiustizie".


Il disagio mentale lascia una grande solitudine, quella in cui si trovano migliaia di persone che vivono questa realtà, e quella delle loro famiglie. E se per Nash la scienza è stato un modo di comunicare col mondo, possono esserlo anche la cultura e più in generale l’arte. È questa l’esperienza di un’Associazione, "I Gabbiani di Lecco", che si occupa da anni di disagio mentale, e la raccontiamo a partire da una mostra di quadri, foto e poesie che il mese scorso si è conclusa nella Torre Viscontea di Lecco, ospitata dal Comune.


Partita nel 2011 per iniziativa di questa piccola Associazione e da un’idea della vicepresidente Fernanda Bonacina,"Colori e poesia...senza parole!" ha toccato una serie di comuni della Brianza e della provincia di Lecco con l’idea di unire tutte le cooperative e le associazioni che sul territorio si occupano di disagio. In ogni tappa si presentava un'associazione o una cooperativa, sono stati prestati quadri anche da altre organizzazioni, ma soprattutto sono stati esposti foto, quadri e poesie realizzati da chi frequenta l’associazione insieme a quelle di artisti professionisti, coinvolgendo in tutto una trentina di persone.


«Spesso la prima cosa che perdono le persone afflitte da qualche forma di disagio psichico è la dimensione della socialità», ci spiega Marzia Lepore, presidente dell'Associazione "I Gabbiani di Lecco", «e quello che noi facciamo è cercare di recuperare e riallacciare i rapporti, una socialità interrotta. Per questo la nostra associazione è sempre stata attenta a creare punti di aggregazione sul territorio, uscite al cinema, ritrovi in contesti sociali, senza una sede fissa che tende a diventare un altro luogo di separazione e a creare isolamento».


L’Associazione nasce nel 1999 come squadra di calcio mista tra pazienti e volontari, che lavora sul territorio di Lecco e provincia, gioca negli oratori. «Poi conl'avanzare dell’età, sia nostra che dei pazienti», scherza la Lepore, «abbiamo smesso di giocare a calcio e abbiamo deciso di dedicarci alla cultura». Si rivolge a giovani e a persone con disagio mentale che sono comunque seguite dai servizi assistenziali pubblici, i centri psicosociali e ambulatoriali presenti sul territorio, ed è aperta anche a chi soffre di disagio sociale. La frequentano sia persone che vivono in famiglia che altre con un notevole grado di autonomia, che vivono sole e in alcuni casi hanno un lavoro.


Tra i risultati positivi degli ormai tanti anni di attività c’è il fatto che «tutte le persone che seguiamo non fanno più ricoveri in ospedale da anni», dice la Lepore, «il miglior risultato è quello di aumentare il grado di autonomia delle persone». Il nome "Gabbiani" è stato scelto diversi anni fa dagli utenti, «perché evoca un senso di libertà», conclude la Lepore, «lo spirito che abbiamo sempre cercato di realizzare».

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