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venerdì 17 gennaio 2020
 
 

Assad e la resa dell'arsenale

16/01/2014  Avviato negli anni Settanta, l'arsenale chimico della Siria è stato impiegato per la prima volta nel 2013 con la strage di Ghouta. Ecco com'era composto.

I siriani uccisi dalle armi chimiche a Ghouta.
I siriani uccisi dalle armi chimiche a Ghouta.

I 1.500 container che turbano i sonni degli italiani contengono una parte importante ma non maggioritaria delle sostanze che formavano l'arsenale chimico del dittatore siriano Bashar al Assad. Come si ricorderà, gli ispettori dell'Opcw (l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, che ha avuto il premio Nobel per la Pace nel 2013) riuscirono a ispezionare di persona 21 dei 23 siti di produzione e stoccaggio che si trovavano sul suolo siriano, garantendo il completo disarmo chimico dell'esercito governativo.

In totale, la nave che deve attraccare a Gioia Tauro porta con sé 560 tonnellate di agenti chimici. L'arsenale smantellato dagli ispettori era invece costituito da mille tonnellate di agenti chimici (la "materia prima" con cui preparare le armi) e 290 tonnellate di armi già pronte per l'utilizzo. Parte di queste armi risaliva addirittura alla Prima guerra mondiale.

La storia delle armi chimiche in Siria risale agli anni Settanta, quando esperti egiziani e sovietici avevano cominciato ad addestrare reparti siriani, soprattutto in funzione anti-israeliana. La produzione vera e propria di armi chimiche, però, era stata avviata in Siria solo verso la metà degli anni Novanta.

La svolta, per il disarmo chimico della Siria, è arrivata con l'inasprirsi della guerra civile. Nel 2012 il regime di Assad riprese apertamente i test con le armi chimiche in un poligono nei pressi di Aleppo. Nell'estate del 2013 la strage di Ghouta (in cui l'esercito di Assad uccise 1.400 persone con queste armi, anche se altre fonti sostengono che l'eccidio fu organizzato dai ribelli) provocò lo sdegno del mondo e concrete minacce di intervento armato da parte di Usa, Gran Bretagna e Francia.

A quel punto, la Siria di Assad, anche sulla spinta della mediazione della Russia, accettò di aderire alla Convenzione Internazionale sulle Armi Chimiche e di smantellare l'arsenale.

 
 
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