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martedì 31 marzo 2020
 
 

Legnante: "Tristi saranno loro"

05/09/2012  E' stata campionessa europea indoor assoluta nel 2007, diventata paralimpica ha trionfato a Londra: "Vediamo se Paolo Villaggio viene a dirmi in faccia che facciamo tristezza".

Assunta Legnante, l'abbraccio alla guida. (Ansa)
Assunta Legnante, l'abbraccio alla guida. (Ansa)

La peschiamo nel chiasso della Tube di Londra, appena scesa dal podio del getto del peso. E si capisce dalla voce, dalla reattività, dalla rapidità con cui risponde al cellulare, che non sta più nella pelle, per questo oro che rappresenta un sacco di cose. Prima tra tutte la prova che Assunta Legnante, campionessa europea indoor 2007 assoluta, oggi campionessa paralimpica, è tornata all'atletica, al suo mondo, alla sua vita. Il minimo comune denominatore che lega l'Assunta di prima a quella di adesso è un peso di ferro che va ancora lontano, attraverso la diversità e oltre. Perché qualcosa di diverso c'è, è la mascherina che copre gli occhi che non vedono più e che dice però, con altri occhi cattivi alla Diabolik dipinti sopra, un sacco di cose di lei: donna spiritosa e combattiva, capace di scherzare su sé stessa e persino su quel limite recente, capace di testimoniare e farci cogliere da subito le analogie tra i mondi che ha abitato, di ricordarci con una risata che le barriere spesso sono nel nostro sguardo.

Sensazioni, Assunta?

«Sensazioni tutte positive: bello sentirmi catapultata di nuovo nel mio mondo, anche se io sono una nuova Assunta, il passato rimane, ma io adesso voglio pensare a quello che viene adesso».

Ha provato a vincere a livello assoluto da "olimpica" gli Europei e ora da paralimpica le Paralimpiadi. E' tra le pochissime persone che possono confrontare le esperienze, tornando a gareggiare nella sua specialità...

«Sono tra quelli che pensano che sì, d'accordo, l'importante è partecipare e tutto il resto, ma vincere è un'altra cosa. Sensazioni bellissime erano allora e sensazioni bellissime sono adesso. Ho avuto l'impressione che nulla fosse cambiato».

Ci riassume analogie e differenze?
«Si vivono le stesse cose: atleti che ci mettono l'anima, allenatori che soffrono a bordo campo, guide che soffrono con te per il risultato. Lo stesso sudore che mettono i normodotati lo mettiamo noi».

Si direbbe che sia la prima volta che una Paralimpiade viene raccontata come evento sportivo più che come fatto sociale. E' una nostra impressione o la cultura sta cambiando?
«Anche tra di noi ce lo diciamo: è la prima volta che la Paralimpiade viene mostrata al pubblico come un'Olimpiade. Facciamo le stesse cose, di diverso c'è che noi dobbiamo lottare due volte, dal punto di vista sportivo e dal punto di vista culturale. La gente ignorante che pensa che noi siamo tristi o che esaltiamo le nostre disgrazie c'è sempre».

A proposito, non l'ha mandata a dire a Paolo Villaggio. Gli ha anche offerto un biglietto. Ha dato segnali di replica?
«No, alle gare di certo non s'è visto. E non ha nemmeno replicato».

Segno che ha incassato la risposta...
«Volevo vedere se avesse il coraggio di venirmi a dire in faccia che siamo patetici. (Ride, Assunta, alludendo alla propria forza e alla statura imponente ndr.)».

Prima delle gare parlavamo del pubblico di Londra, prevedendo il tutto esaurito. Com'è stato?

«Un pubblico spaventosamente partecipe: un mercoledì mattina, alle dieci, di un giorno feriale c'erano 80.000 persone. Incredibile e poi caldissimo, durante la gara, ha tifato tantissimo, al mio primo lancio con il record del mondo una reazione grandiosa».

Le medaglie hanno tutte lo stesso valore o alcune sono più significative?
«Questa è particolare: è "l'apristrada", è il primo scalino verso spero qualcosa di ancora più bello».

La sua misura di oggi, in linea teorica, tenendo conto delle migliori prestazioni stagionali del getto del peso in Italia, vale il podio ai campionati italiani assoluti (normodotati)e vale la qualificazione per gli Europei di Zurigo 2014 normodotati. Che margini ritiene di avere?
«Non ne ho idea. Facciamo una preparazione invernale adeguata, da atleta vera, e a quel punto potrò dirlo».

Chiara Rosa, la campionessa italiana assoluta, avrà di nuovo un'avversaria?
«(Risata ndr.) Chiara Rosa è avanti ancora due metri, per il momento no».

Chiara le ha dedicato il bronzo europeo, ricambia la dedica?

«Naturalmente, anche se questa medaglia è anche di tante altre persone che mi sono state vicine, soprattutto della mia mamma che da poco non c'è più».








 


 

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