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venerdì 13 dicembre 2019
 
L'addio a Aurelia Sordi
 

Aurelia Sordi: «Mio fratello ciccio pelato»

13/10/2014  Pubblichiamo una delle ultime interviste ad Aurelia, la sorella di Alberto Sordi, pubblicata su "Famiglia Cristiana" nel febbraio 2013, a dieci anni di distanza dalla morte del grande attore, avvenuta il 24 febbraio 2003

Per capire chi sia stato Alberto Sordi per i romani, basterebbe raccontare come siamo entrati nella sua casa. In una giornata piovosa e, di conseguenza, caotica per la capitale, chiamiamo un taxi e diamo le indicazioni. «Dovremmo andare in via Druso».
Il tassista mostra perplessità: «Via Druso, ha detto?» «Sì, tra Porta Metronia e le Terme di Caracalla, però l’entrata principale del posto dove andiamo è su un’altra strada, via Claudio Marcello». «Ah, ma allora andate da Alberto, ho capito!» Eh, già, per loro, i romani, Sordi è sempre vivo e tutti sanno dov’è la sua casa. Noi, beati ingenui, pensavamo di dare le giuste direttrici delle vie, ma non era necessario. Avremmo dovuto dire: «Ci porti a casa di Alberto Sordi».

Una casa che è, per i romani, come uno dei tanti monumenti che la Storia ha regalato alla città. Sono passati dieci anni dalla morte di quello che è stato definito, con enfasi ma meritatamente, il più grande attore italiano della storia del cinema nazionale, e in questa casa così nota vive l’ultima sorella dell’Albertone nazionale, Aurelia, 95 anni portati con apparente indifferenza romanesca e un volto che ricorda a tutti di chi è sorella. Quegli occhi vivaci e impertinenti, quelle labbra pronte a sparare una battuta, quello sguardo un po’ scettico e un po’ sornione su un volto largo, trasteverino, sono gli stessi che abbiamo imparato a conoscere in più di 150 film.

La signorina Aurelia ci attende al secondo piano della villa diventata una sorta di museo storico della carriera di Sordi. Tutto parla di lui, a cominciare dal giardino, dove campeggia una statua del cavallo Nestore, quello dell’ultima corsa, celebrata nel terzultimo film del regista e attore. E dentro, le sorprese non mancano. Perché di Sordi siamo sempre convinti di aver visto e conosciuto tutto, tanta è la sua popolarità.
E invece... Invece, si scopre, per esempio, una vasta biblioteca dove l’attore e regista ha riunito libri antichi di storia d’Italia, di latino e greco, di filosofia; ci sono Tommaseo e De Sanctis, un’edizione ottocentesca del Vocabolario dell’Accademia della crusca, Victor Hugo e Giosuè Carducci, oltre a numerosi tomi sul teatro, sullo spettacolo in generale e sul cinema, compresi testi in inglese sul teatro giapponese e sul circo americano.
E, sempre nel corridoio della biblioteca, un punching-ball e una vecchia cyclette per gli esercizi fisici.

D’altra parte, se c’è stato un attore formidabile non solo con la voce (peraltro inconfondibile) e con le espressioni facciali, ma con tutto il corpo, quello è stato proprio Sordi. Delizia dei registi che potevano sbizzarrirsi in primissimi piani e dettagli di un dito puntato minacciosamente o di una piega del labbro un po’ tremolante, o di una gamba col tic, quando non dei denti o degli occhi utilizzati come parte recitativa.

– Cara signorina Aurelia, certo che qui non mancano le cose sorprendenti...
«E invece a me pare tutto così normale, guarda un po’...».

– Magari non andavate molto d’accordo e nessuno lo sa, non è vero?
«Nooo, ma che dice? Quando eravamo ragazzini, guai a chi me lo toccava, Alberto». Poi ride e aggiunge: «Però, da piccolo, era tutto pelato. Ogni tanto piangeva e allora io dicevo che non lo volevo, lo chiamavo “ciccio pelato”». E ride, contenta nei suoi ricordi. Perché, com’era da bambino, una peste? L’orgoglio della sorella maggiore non si esaurisce mai. Aurelia diventa seria e di poche, definitive parole : «Alberto da bambino era buono, molto buono». Hanno vissuto sempre insieme, in tre, con l’altra sorella Savina, morta nel 1972. «A Savina piaceva avere persone intorno, era felice quando Alberto organizzava piccole feste tra amici. Dopo, Alberto non ha più voluto dare ricevimenti, se non raramente».

– Era triste?
«No, triste non direi. Ogni tanto s’arrabbiava, questo sì, ma poi gli passava in fretta».

– Quali erano le cose che non sopportava?
«Era molto rigoroso sugli orari del pranzo e della cena. E quando era l’una e mezza non sgarrava. Quella era l’ora di pranzo per tutti. Solo che Savina voleva vedere Beautiful in Tv e lui diceva: “Ma che guardi ’sta robba! Non mi piace. A quest’ora c’è il telegiornale”». – Un po’ despota... «No, poi finiva che andava in un’altra stanza sbuffando e ci lasciava con Beautiful», dice con un sorriso.

- Tra i tanti, quali sono i film che più le piacevano interpretati da suo fratello?
«Tutti a casa, La grande guerra, Il marchese del Grillo». Alberto li rivedeva in teatro. Nel senso che nella villa Sordi fece costruire un vero teatro, con tanto di poltrone per gli ospiti, buca del suggeritore e sala di proiezione. Sordi tutto da scoprire, che non s’opponeva a chi diceva che fosse tirchio. E che invece ha donato otto ettari di terreno per una Fondazione che porta il suo nome, dedicata gli anziani (www.fondazionealbertosordi.it). Sordi che non finisce di sorprendere, perché, come diceva il suo marchese del Grillo, «quanno se scherza bisogna esse’ seri». Lasciamo Aurelia Sordi con una richiesta. Le posso dare un bacio? Le si illuminano gli occhi: «E certo, come no? Vie’ qua bbello, grazie della visita».

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