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lunedì 06 aprile 2020
 
restrizioni anti-islam
 

L'Austria mette al bando il velo islamico nelle scuole primarie

16/05/2019  La nuova legge, approvata dal Parlamento con i voti del Centrodestra e dell'ultradestra al Governo, vieta gli indumenti influenzati da ideologia o religione che coprono in tutto o in parte i capelli e la testa. L'obiettivo dichiarato della norma è la comunità musulmana.

(Foto Reuters sopra: il cancelliere austriaco Sebastian Kurz)

Vietato il velo islamico per le alunne in tutte le scuole primarie. Lo ha deciso il Parlamento dell’Austria, con i voti dei Popolari e dell’ultradestra, attualmente al Governo, a pochi mesi dal divieto di indossare il velo negli asili (novembre 2018) e dopo due anni dalla messa al bando del velo islamico integrale che copre interamente il corpo e il viso (burqa e niqab) e in generale di tutto ciò che copre il volto (passamontagna, caschi da moto...) nei luoghi pubblici come tribunali, uffici e scuole.  

Il testo della nuova legge parla di: “qualunque vestiario influenzato ideologicamente o religiosamente che sia associato alla copertura della testa”. Tuttavia, il Governo, formato dalla coalizione del Partito popolare di Centrodestra (OVP) e quello di estrema destra (FPO), si è affrettato a precisare: la legge non riguarda il copricapo dei Sikh (patka) e quello ebraico (kippah), indossati dai ragazzini, che continueranno ad essere ammessi, perché la norma vieta gli indumenti “che coprano tutti i capelli o una loro gran parte”. Insomma, la nuova norma ha come obiettivo palese e dichiarato la comunità musulmana, e in particolare le bambine. Uniche eccezioni alla regola: le coperture del capo per motivi medici e per ripararsi da pioggia e neve.

La distinzione tra tipi differenti di coperture – solo una parte dei capelli o quasi tutta la capigliatura - appare come una forzatura paradossale e pretestuosa. A questo punto, sarebbe lecito domandarsi: mettiamo il caso, magari poco probabile ma non impossibile, in cui una suora si sedesse sui banchi di una scuola elementare austriaca, sarebbe costretta a togliersi il velo che le copre i capelli? A rigor di logica, sulla base del testo della legge, la risposta sarebbe sì, perché anche le suore portano il capo completamente coperto.

L’attuale Governo austriaco del popolare Sebastian Kurz, entrato in carica a dicembre del 2017, si è imposto con una forte connotazione anti-immigrazione e anti-islam. Ad aprile del 2018 il cancelliere Kurz – con i suoi 32 anni il leader di Governo più giovane d’Europa – aveva detto: «Coprire le bambine non è affatto una cosa che dovrebbe avere spazio nel nostro Paese». Una portavoce del partito di ultradestra FPO, Wendelin Mölzer, ha dichiarato che la nuova legge per le scuole è un «segnale contro l’islam politico», mentre il deputato dei popolari Rudolf Taschner ha spiegato che si tratta di una misura per liberare le bambine dalla sottomissione.  

E’ molto probabile che la nuova legge finisca al vaglio della Corte costituzionale austriaca. Nel frattempo, resta molto difficile comprendere come si possa pensare di promuovere i diritti e il benessere dei bambini e, in particolare, delle bambine attraverso una legge che nella pratica discrimina su base religiosa, prendendo come pretesto la questione del velo, e discrimina anche sulla base del genere (il velo, indossato dalle bambine, viene proibito, non i copricapi maschili con valenza religiosa)  invece di sostenere un’autentica integrazione, a partire proprio dai banchi di scuola.

«Di fronte a un provvedimento del genere resto senza parole», è il commento di padre Giulio Albanese, 60 anni, missionario comboniano e giornalista che conosce bene il mondo islamico. «Mi pare che manchino i fondamenti della ragionevolezza. Uno può essere d'accordo oppure no con una norma, può essere di destra o di sinistra, di qualunque schieramento politico, ma una legge deve  avere una coerenza. In questo caso non c'è una logica». Anche padre Albanese sottolinea che, se questa norma venisse presa così com'è, in modo estensivo, «allora non sarebbe applicabile soltanto alle bambine musulmane, ma dovrebbe essere applicata anche a una suora».

E continua: «Capisco che per ragioni di sicurezza, per l'anti-terrorismo, non sia consentito indossare tutto ciò che non ti permette di essere riconosciuto, come il velo integrale. Ma questo provvedimento non ha senso, è discriminatorio. A questo punto trovo molto più coerente la legge francese che proibisce nei luoghi pubblici tutti i simboli e indumenti religiosi, di qualunque fede. Si può condividere o meno, ma ha una logica». E aggiunge: «Non è cancellando l'identità religiosa e culturale che si promuovono i diritti, che si costruisce l'integrazione. La battaglia sul velo è sempre strumentalizzata ideologicamente, ma non è certo combattendo il velo che risolviamo il problema del jihadismo. Dobbiamo affermare l'unità e il dialogo, ma senza disconoscere le diversità».   

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