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martedì 10 dicembre 2019
 
Mostre e mostri
 

Bambole più brutte che blasfeme

24/09/2014  Barbie vestita da Madonna per una mostra: i vescovi non prendono posizione su un "fenomeno" che segnala soprattutto l'imbruttimento del costume.

I due artisti argentini Pool Paolini e Marianela Perelli che hanno ideato 33 Barbie vestite da divinità (Reuters).
I due artisti argentini Pool Paolini e Marianela Perelli che hanno ideato 33 Barbie vestite da divinità (Reuters).

Innanzitutto cominciamo col dire che i vescovi italiani non ne sapevano nulla. Perché, fortunatamente, impegnano le loro energie su cose più serie di una bambola di plastica. Ma il solito quotidiano male informato su cose religiose attribuisce a loro un breve commento apparso sull’agenzia Sir. Facendo la facile, ma errata equivalenza Sir = voce ufficiale dei vescovi.
E invece non esiste una nota ufficiale dei vescovi, non un commento e, tanti di loro, non hanno neppure letto la notizia. Fa certo fa più clamore dire "i vescovi condannano... ". E invece, come gran parte dell’informazione mondiale anche il Servizio di informazione religioso (Servizio, dunque al maschile, caro quotidiano che continui a scrivere “la” Sir, tanto per denunciare quanto sei addentro al mondo ecclesiale) semplicemente commenta la notizia che rimbalza da oltreoceano della bambola Barbie vestita da Madonna.
Anzi, non solo da Madonna, ma anche da Santa Caterina da Siena, da Maria Maddalena. Con Ken trasformato in Cristo o in Buddha, tanto per non far torto anche alle altre religioni. In Maometto no, perché, spiegano i due artisti argentini Pool Paolini e Marianela Perelli, autori delle 33 bamboline di plastica dal look “ispirato”, non vogliono offendere alcuna religione.
E non si capisce bene perché vestire Barbie da Madonna di Guadalupe non sia un'offesa e invece tirare in ballo il Profeta dovrebbe esserlo.

In ogni caso, a guardare i modelli che saranno presentati in una mostra intitolata – ed è già tutto un programma – "Le religioni di plastica", più che le religioni a essere offesa è l’estetica. E anche la filosofia della bambola della Mattel che ha incantato generazioni di bambine, senza mai pensare di andare in pensione. Una bambola “laica”, vezzosa, con la quale si poteva e si può immaginare di essere diventate grandi. Con la quale si organizzano viaggi immaginari e avventure, con la quale si gioca a chi è più elegante o ha il vestito più trend della stagione. Sognando di avere i suoi capelli lunghi e biondi e le sue gambe mozzafiato. Assicurano che la Mattel non ha intenzione di mettere sul mercato le nuove statuine. Chissà se però, tutto questo gran parlare attorno all’evento le farà cambiare idea. Noi speriamo di no. Perché a soffrirne non sarà tanto la religione – che ne ha viste di ben peggiori – ma l’imbruttimento del costume generale.

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Barbie e le "religioni di plastica", l'ultima provocazione
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