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Beata Benedetta Cambiago Frassinello

08/05/2013 

Beata Cambiagio Frassinello
Beata Cambiagio Frassinello

La fondatrice delle Benedettine della Provvidenza nacque a Langasco, in provincia di Genova, il 2 ottobre 1791, ultima di sette fratelli. Nel 1809 la famiglia traslocò a Pavia per gestire un piccolo negozio di grano e verdure e Benedetta fu impegnata per l’intera giornata nell’aiuto ai genitori e nella gestione della casa.
Fin da piccola nutriva grande compassione per i poveri, aiutandoli in vari modi: più tardi si sarebbe anche recata a raccogliere legna nei boschi per riscaldare le loro case.
Sui vent’anni, pur sentendosi incline alla vita consacrata, per compiacere i genitori sposò Giovanni Battista Frassinello, un operaio di Ronco Scrivia, fervente cristiano, ma la loro unione non fu allietata da figli e allora, in pieno accordo col marito, Benedetta visse accanto a lui come una sorella.
Otto anni dopo lei aveva pensato di entrare fra le Cappuccine di Genova, ma esortata dal suo direttore spirituale, si dedicò ad assistere una sua sorella, colpita da un tumore all’intestino.
Morta questa nel luglio 1925, anziché farsi cappuccina, lei chiese di essere accolta nel Conservatorio di Capriolo (Brescia) in cui vivevano religiose di diversi istituti che erano stati soppressi da Napoleone, ma a causa delle sue critiche condizioni di salute dovette tornare a Pavia.
E qui, dopo una misteriosa apparizione di san Girolamo Emiliani che la guarì dalla malattia, avvertì la sua vocazione definitiva, cominciando a prendersi cura, nella propria casa, di ragazzine abbandonate che vivevano nella strada esposte ad ogni pericolo. Nel frattempo il marito era entrato come fratello laico tra i Somaschi.

Pur essendo incoraggiata dal vescovo mons. Luigi Tosi, la sua attività incontrò una forte opposizione da parte di suo padre; allora il vescovo le consigliò di traslocare in un’abitazione presa in affitto, e dopo aver richiamato accanto a lei il Frassinello, fece rinnovare a entrambi il voto di castità, promettendo che li avrebbe aiutati a continuare nell’opera intrapresa.
Anche la nuova casa si rivelò ben presto insufficiente ad ospitare tutte le ragazze che chiedevano aiuto, e a questo punto intervenne un benefattore, Angelo Domenico Pozzi, il quale acquistò per lei un immobile nelle vicinanze del Collegio Borromeo e, prima di morire, le lasciò un legato che le assicurasse il minimo per vivere.
Accanto a Benedetta si formò presto un gruppo di volontarie che collaboravano come maestre a istruire e a educare le giovani ospiti, alle quali la fondatrice raccomandava di agire solo e sempre per amor di Dio, non per interessi umani.
Una teste al suo processo di beatificazione ha detto di lei: «In casa, la signora Madre sorvegliava tutte. Quando aveva tempo si sedeva accanto a noi bambine e ci insegnava a rammendare, rappezzare, a fare i camiciotti, a leggere e scrivere. Sovente ci chiedeva: “Care le mie figlie, avete già detto delle giaculatorie? Avete fatto la comunione spirituale?” Lei cominciava e noi proseguivamo».
Quando sorgevano difficoltà di carattere economico, lei recitava il rosario in cappella con le ragazze e poi faceva con loro una processione nel cotile al canto delle litanie lauretane. E la Provvidenza arrivava sempre puntuale.
Il governo austriaco del Lombardo-Veneto riconobbe la benemerita attività svolta dall’istituto, autorizzandolo a ricevere lasciti e la beata acquistò uno stabile adiacente a quello precedente e con l’approvazione del vescovo vi sistemò gruppi di ragazze abbandonate.
Ma a causa delle sopravvenute difficoltà economiche il vescovo cambiò radicalmente atteggiamento nei confronti della Cambiagio, anche a causa delle lagnanze di alcune famiglie aristocratiche, le quali esigevano prestazioni di servizi da parte delle ragazze dell’istituto, mentre la beata era contraria.
Il vescovo a un certo punto le ordinò di dare le dimissioni dal suo ufficio e di allontanarsi da Pavia. Lei obbedì e il 1° aprile 1837 per salvare l’opera consegnò a Caterina Bonino, in qualità di direttrice, tutto quanto aveva acquistato e possedeva e il 16 giugno 1938 cedette al vescovo beni immobili e mobili, nonché l’usufrutto di tutto ciò che aveva acquistato o ricevuto. Nel 1840 il Governo riconobbe l’opera sotto il titolo di “Pia Casa delle Figlie Derelitte”.

Dopo avere aperto una scuola a Rivarolo Ligure, Benedetta tornò col marito a Ronco Scrivia, e poiché in paese le disastrose condizioni della popolazione non consentivano di stipendiare un maestro per l’istruzione elementare, lei vi iniziò una scuola con l’aiuto di alcune volontarie che non avevano voluto abbandonarla.
Nasceva così la Congregazione delle Suore della Provvidenza, alle quali la gente avrebbe dato poi il nome di “Benedettine” in omaggio alla fondatrice.
Anche qui gli inizi furono duri, tuttavia la Provvidenza puntualmente interveniva a colmare i vuoti. Nel convento si viveva in grande povertà, lavorando e pregando, ma vi regnava l’amore vicendevole e non mancava l’allegria.
Nel 1851 Benedetta tornò a Pavia per inaugurarvi una casa-ricovero nell’ex monastero di San Gregorio, grazie all’aiuto di un nobile, il medico Giovanni Dossi, ricavandovi il noviziato e reparti per le fanciulle abbandonate, per le educane e per le pensionanti. Nel frattempo due sue figlie, le sorelle Maria e Giustina Schiapparoli, avevano dato vita all’opera di Voghera, ma in seguito si resero indipendenti dando origine a un’altra congregazione dal nome simile: Benedettine della Divina Provvidenza.
La Cambiagio, dopo aver lasciato il governo della Casa San Gregorio a una suora di sua fiducia, stava per dirigersi a San Quirico in Polcevera (Genova) dove era stata invita dal parroco ad aprirvi una scuola per ragazze povere: in questo l’avrebbe appoggiata anche l’arcivescovo di Genova mons. Charvaz, mentre il Comune avrebbe pensato a stipendiare la maestra. Ma durante il viaggio, un attacco cardiaco la costrinse a fermarsi a Ronco dove le sue condizioni si aggravarono a causa di una forte idropisia che le impediva la respirazione.

Benedetta morì il 21 marzo 1858 e fu sepolta, come aveva chiesto, tra i poveri nel cimitero comunale. Il marito, rimasto a Pavia nella Casa San Gregorio, le sopravvisse quindici anni.
Purtroppo, nel corso della seconda guerra mondiale, durante un’incursione aerea una bomba il 7 luglio 1944 colpì la sua tomba distruggendola totalmente e disperdendone irrèparabilmente i resti. La fama di santità però era rimasta viva tra la gente e cominciò il processo canonico che portò al riconoscimento della eroicità delle virtù ad opera di Giovanni paolo II nel luglio 1985, ed alla sua beatificazione il 10 maggio 1987. A Pavia, in quella che era stata la Pia Casa delle Figlie Derelitte, nel 1956 denominata “Istituto Benedetta Cambiagio”, le suore della Provvidenza erano tornate nel 1961.


Angelo Montonati

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