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domenica 17 novembre 2019
 
 

«Il film su Eluana, confuso e inutile»

18/09/2012  Intervista con la scrittrice Lucia Bellaspiga sul film di Bellocchio, "Bella addormentata". Offre spunti di discussione, ma dà un quadro distorto della realtà e del mondo cattolico.

Lucia Bellaspiga, scrittrice e giornalista del quotidiano Avvenire.
Lucia Bellaspiga, scrittrice e giornalista del quotidiano Avvenire.

«Un’occasione perduta per fare chiarezza e una rappresentazione caricaturale e macchietista del mondo cattolico». Lucia Bellaspiga, scrittrice, giornalista di Avvenire e autrice del libro Eluana. I fatti (Ancora 2009) commenta così Bella addormentata, il film di Marco Bellocchio sul caso Englaro presentato alla recente Mostra del Cinema di Venezia e ora nelle sale italiane. La Commissione nazionale valutazione film della Cei ha detto che «è da valutare come complesso, problematico e opportuno per dibattiti». Ecco il trailer:
 

L'attore Piergiorgio Bellocchio (Ansa).
L'attore Piergiorgio Bellocchio (Ansa).

È d’accordo?
«Non c’è dubbio che questa pellicola offra molti spunti di discussione sul tema dell’eutanasia e del fine vita. Ma il punto è un altro: l’opera d’arte deve essere solo bella o anche realistica e veritiera?».

Bella addormentata com’è?
«È un film ricco di pathos, a tratti con un buon ritmo, recitato da attori bravi ma crea ad arte una grande confusione travisando la realtà dei fatti».

L'attrice Isabelle Hupert.
L'attrice Isabelle Hupert.

Quali sono le storture più gravi?
«Emerge un’immagine di Eluana completamente sbagliata. Bellocchio mette in scena una ragazza bionda e con gli occhi azzurri che sembra quasi una bambola di porcellana. È la figlia di Isabelle Huppert. Ha gli occhi sbarrati ed è attaccata alle macchine. Ma le persone in stato vegetativo, come era Eluana, non sono attaccate a nessuna macchina e respirano autonomamente. Eluana, inoltre, non soffriva di alcuna malattia né tanto meno, come hanno detto in tanti, si trovava in uno stato terminale. Verso di lei non c’è stato nessun accanimento terapeutico. Era una disabile come tante altre persone. Per ottenere la sua morte bisognava provocarla tramite eutanasia».

Tony Servillo al Festival di Venezia (Ansa).
Tony Servillo al Festival di Venezia (Ansa).

È quello che è successo?
«Purtroppo sì, anche se il nostro codice penale include l’eutanasia tra i reati di omicidio volontario. Nel film Toni Servillo, che interpreta un senatore di Forza Italia, dice che Beppino ha condotto una battaglia legale ma quando Eluana viene portata a morire alla clinica La Quiete di Udine sul documento d'ingresso per il ricovero viene scritto “Per recupero funzionale e reinserimento sociale dell’assistita”».

Eppure molti hanno detto che bisognava mettere fine alle sue sofferenze con un atto di pietà...
«Nulla di più falso. In quei giorni chiesi al dottor Carlo Alberto Defanti, neurologo di Eluana e favorevole all’eutanasia, se la ragazza soffrisse. Mi rispose di no, che non aveva nessun tipo di dolore. Anzi, spiegò, è sanissima e ha un fisico forte grazie anche alle cure delle suore Misericordine di Lecco che l’assistevano. Quali sarebbero allora le “gravi condizioni” che hanno legittimato “una sorta di procedura d’urgenza”?».

Roberto Saviano nel febbraio 2009 scrisse che Eluana aveva il «viso deformato, smunto, gonfio, le orecchie callose, la bava che cola» e addirittura era «senza capelli». Lei che l’ha vista può confermarlo?
«Una falsità assoluta anche questa. Eluana era florida, pesava circa 65 chili – che diventeranno 53 dopo la sospensione della nutrizione praticata nella clinica di Udine – aveva i capelli neri corti, a caschetto, e sul suo corpo non c’era nessuna traccia di piaghe da decubito. Dopo aver letto quell'articolo, chiesi a Beppino Englaro se Saviano avesse mai visto sua figlia e lui mi rispose di no».

Il regista di "Bella addormentata" Marco Bellocchio (Ansa).
Il regista di "Bella addormentata" Marco Bellocchio (Ansa).

Che ritratto emerge del mondo cattolico da questo film?
«Caricaturale. Bellocchio non crea personaggi ma macchiette. C’è la madre della ragazza attaccata alla macchina che va avanti e indietro nella stanza a recitare istericamente rosari insieme a tre suore urlanti dipinta come una donna crudele, sadica ed egoista perché non si decide a “lasciare libera” la figlia. Ci sono i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi che si radunano insieme ai loro figli in stato vegetativo, molti dei quali adottati, per pregare sotto la clinica di Udine dipinti come una folla di pazzi isterici che urlano preghiere al vento e addirittura fanno irruzione nell’ospedale. Chi ha vissuto quei giorni a Udine può testimoniare invece la grande dignità e compostezza di queste persone».


Non va meglio neanche ai medici, no?
«Nel film ce n’è uno che scommette su quanto durerà l’agonia di Eluana e un altro che è insofferente nei confronti di una sua paziente drogata della quale, cito testualmente, dice che “continuerà a rompere i coglioni” se curata».

Una legge sul fine vita potrebbe risolvere la questione, o almeno evitare conflitti come quelli accaduti in questa vicenda?
«Dubito molto. Il caso di Eluana dimostra chiaramente quanto sia difficile per un giudice esprimersi su situazioni del genere dove, in sostanza, bisogna dire se la vita di quel determinato paziente è degna di essere vissuta o meno. È una questione enorme, drammatica. Gli stessi neurologi, d’altra parte, oggi non parlano più di “stato vegetativo irreversibile” ma di “stato di minima coscienza” perché ci sono stati moltissimi casi, come quello di Massimiliano Tresoldi, in cui il malato si è risvegliato dopo anni. Tresoldi è rimasto in coma per ben dieci anni, quando è tornato pienamente cosciente ha raccontato che tutto quello che succedeva attorno a lui – le cure dei medici, le chiacchiere degli amici, l’affetto della famiglia – lo percepiva in maniera nitida anche se non riusciva a comunicare questa sue percezione a chi gli stava accanto».

Le proteste a Venezia per il film di Bellocchio sul caso di Eluana Englaro (Ansa).
Le proteste a Venezia per il film di Bellocchio sul caso di Eluana Englaro (Ansa).

Cosa può lenire le sofferenze dei malati in stato vegetativo?
«Solo l’amore e l’affetto che i familiari mettono nel curarli. Molte famiglie, abbandonate vergognosamente dai politici, compresi quelli che pure si dicono pro life, si dedicano a loro con una bontà straordinaria, quasi commovente. E i malati rispondono attraverso piccoli progressi, muovendo il dito o con l’espressione degli occhi. È quello che i neurologi chiamano “effetto mamma”. Per queste persone, essere curate a casa, avvertendo il calore della famiglia, e non in una struttura è molto importante. Bella addormentata ignora totalmente le storie di straordinaria umanità di queste famiglie. Evidentemente Bellocchio non è mai entrato in nessuna di queste case».

Alla fine è un film utile?
«No, perché non c’è nessun personaggio serio in grado di rappresentare con razionalità le posizioni pro life e neanche, a ben vedere, quelle opposte».

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