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venerdì 29 maggio 2020
 
 

Napoli, bentornati a Monnezzopoli

22/06/2011  Tra un sindaco “rivoluzionario" che aveva promesso di ripulirla in 5 giorni (già scaduti) e gli altri enti che giocano allo scaricacassonetto, la città è sommersa dai rifiuti.

Napoli, via Toledo, il "salotto" della città.
Napoli, via Toledo, il "salotto" della città.

Napoli puzza. Non è un’offesa, né un coro da stadio. È, purtroppo, soltanto la constatazione di un fatto. La città affoga nella monnezza e il caldo “regala” miasmi da discarica. I sacchetti della spazzatura non raccolti giacciono per le strade ormai da giorni: 2.500 tonnellate a Napoli, 10mila in provincia secondo l’ultimo bollettino.   Ma più che i numeri è quello che accade in città a dare il senso della dimensione e della disperazione dei napoletani. Strade chiuse perché ostruite dalla spazzatura: è accaduto non in periferia, ma a due passi da Piazza del Plebiscito, il salotto buono della città. Immondizia anche nella strada dove abitava il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; a lui, gli abitanti della zona, esasperati, hanno rivolto un appello sistemando dei cartelli proprio sui cumuli di rifiuti.  

Scene da dopoguerra anche nei quartieri popolari di Napoli: tra i vicoli, spesso ostruiti, ti può capitare di incrociare mamme che gettano disinfettante lungo la strada. Ai Quartieri Spagnoli, il proprietario di una trattoria ha “scelto” di chiudere: l’ingresso del suo locale è di fatto ostruito da un cumulo di sacchetti. I miasmi sono nauseabondi. E così ha apposto un cartello dove si legge: “mi vergogno di stare aperto con questo scempio. Grazie a tutti i politici”. Già, i politici… Il neosindaco di Napoli Gianni De Magistris in pieno delirio berlusconiano aveva detto: “via i rifiuti dalle strade in cinque giorni”. Tempo scaduto e città più sporca di prima. Al neo sindaco di Napoli, appena eletto, non si possono attribuire precise colpe. È però il segnale evidente di come tra promettere e fare a Napoli si passi attraverso un ginepraio di Istituzioni e competenze, decreti e delibere, accordi e collaborazione.

Questa volta a venir meno è stato il sindaco di Caivano, a nord di Napoli: lì era stato individuato un sito di trasferenza dove, per qualche tempo, si sarebbe potuta “parcheggiare” l’immondizia di Napoli. Con un’ordinanza il sindaco ha vietato lo sversamento e la monnezza è rimasta in strada. Poi, il ricorso al Tar da parte della Provincia e la riapertura. Con questa soluzione Napoli, forse respirerà per qualche giorno, ma si continua ad andare avanti tra sentenze, ricorsi e carte bollate. Manca un piano serio, definitivo e condiviso.

E intanto? La città e la provincia vengono pulite a singhiozzo: i napoletani ogni mattina si svegliano ed incrociano le dita, volgendo lo sguardo al cassonetto vicino casa. In questi giorni è andata bene agli abitanti dei quartieri di Fuorigrotta e del Vomero, quartieri ripuliti proprio in questi giorni; male, malissimo al centro ed in alcune zone periferiche.   Insomma, il vento non è cambiato: il Governo, complice la Lega, tarda nell’emanare un decreto che consenta di trasferire i rifiuti fuori regione. La Regione Campania, guidata da Stefano Caldoro  ha in mente un piano che prevede ulteriori termovalorizzatori. De Magistris ha promesso raccolta differenziata porta a porta e nessun “inceneritore”. La Provincia, con Cesaro, nicchia nell’individuare siti utili. Tradotto: tra un governo centrale ridotto al lumicino, un sindaco “rivoluzionario”, una Regione ingessata e una Provincia latitante riparte il gioco dello scaricacassonetto: Risultato? Napoli puzza... E forse muore….

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