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martedì 19 novembre 2019
 
Biennale democrazia Torino
 

«Contro i muri, contrabbandiamo coscienza»

20/03/2019  «I ponti, come quello di Mostar, costruito per unire cristiani e musulmani e distrutto nel 1993, sono il simbolo della volontà di far incontrare comunità diverse», scrive l'antropologo Marco Aime in questo articolo che anticipa i temi della sua relazione alla Biennale della democrazia, in programma a Torino dal 27 al 31 marzo. «Tracciare confini è più facile, ma oggi più che mai abbiamo bisogno di ponti per il nostro domani»

Nel 1557 il sultano ottomano Solimano il magnifico ordinò all’architetto Mimar Hayruddin di costruire un ponte che unisse le due parti della città di Mostar, quella musulmana e quella cristiana, separate dalle acque della Neretva. Quel ponte è stato per secoli non solo l’esempio di un genio architettonico, ma soprattutto di uno stupefacente simbolo della volontà di unire comunità diverse, che potevano però convivere. E così è accaduto per secoli, fino a quando il 9 novembre del 1993 quel ponte è stato distrutto dalle cannonate croate. Il crollo del ponte fu una metafora triste di ciò che stava accadendo: una intera comunità nazionale si stava disgregando, non voleva più ponti che unissero le parti. In quei giorni il compianto Alexander Langer scriveva con tragica lungimiranza: «L’Europa muore o rinasce a Sarajevo».

«La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo» ha detto Nietzsche, ma tracciare un confine è più semplice che costruire un ponte e sono sempre di più gli uomini pronti a erigere un muro che a collegare due sponde. Eppure di ponti abbiamo bisogno per guardare avanti. Il futuro, il nostro e quello degli altri, è su un’altra sponda: come raggiungerla? Con la coscienza. Con la coscienza e la responsabilità che dovremmo provare per chi viene dopo di noi. Sono questi i materiali che dobbiamo usare per costruire quel ponte.

Tra le montagne dell’Hindukush, nelle vallate nepalesi mi è più volte capitato di dovere attraversare esili ponti di corda a picco su un fiume. Gracili intrecci di fili ondeggianti, che mettono paura al passo e ti sospendono tra terra e cielo con la loro piccola forza. Che grande cosa sono quei ponti sospesi! Monumenti alla volontà dell’uomo di congiungere laddove la natura ha diviso. Di non arrendersi, di vincere il vuoto, di guardare al di là.

Se non riusciamo a costruire ponti allora facciamoci contrabbandieri, come ci invitava a fare Langer. Se al mondo c’è chi erige muri disegnati su presunte identità, su false razze, sul colore della pelle allora dobbiamo cercare di superarli, di frodo magari, per portare al di là ciò che manca. I contrabbandieri spesso tamponano le carenze del sistema. In ogni caso attraversano i confini, non li erigono.

Contrabbandiamo coscienza, la coscienza di essere umani.

MARCO AIME

Questo articolo anticipa la relazione Muri di ieri e muri di oggi che Marco Aime terrà alla Biennale dell democrazia, diretto da Gustavo Zagreblesky, in programma a Torino dal 27 al 31 marzo. Oltre 250 esperti, provenienti da tutto il mondo, affronteranno il tema "Visibile invisibile". 

Il programma in biennaledemocrazia.it

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