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Bimbo abbandonato perché creduto uno "stregone". Lo salva una donna

18/02/2016  L'hanno chiamato Hope, speranza, e la sua è arrivata grazie a una volontaria danese, Anja Ringgren Loven, che da alcuni anni lavora con il marito in Nigeria per una ong che si occupa di sviluppo ed educazione e che intende denunciare la piaga dei bambini "stregoni". In molti Paesi africani, infatti, le famiglie abbandonano, torturano o addirittura uccidono i bambini ritenendoli responsabili di stregonerie e disgrazie. Hope che ha due anni vagava solo da otto mesi, nutrendosi di rifiuti, prima di essere stato trovato e salvato da Anja.

L'hanno ribattezzato Hope, la speranza in cui tutti abbiamo il diritto di credere. Hope è un bimbo nigeriano di due anni, che è stato abbandonato dalla sua famiglia perché ritenuto uno stregone.

In Africa, da Kinshasa capitale del Congo alla Nigeria, quello dei bambini stregoni è un autentico dramma. In questi Paesi è infatti molto diffusa la credenza degli enfants sorciers: cioè molti ritengono che alcuni bambini possano essere veri e propri “stregoni”, capaci di avere un influsso malefico su parenti o vicini e ai quali viene attribuita la responsabilità di disgrazie che possono accadere a famiglie o comunità.

Un’inchiesta abbastanza recente dell’emittente britannica Channel 4 aveva già fatto emergere come solo in due stati della federazione della Nigeria ci siano almeno 15.000 bambini accusati di stregoneria.

Ma la storia di Hope, come dicevamo, è una storia di speranza e ha un lieto fine. Le immagini del piccolo hanno fatto in questi giorni il giro di tutti i social network.

In particolare, la sua foto è sul profilo di Anja Ringgren Loven, 31 anni, volontaria danese dell'African Children’s Aid Education and Development Foundation, che l'ha trovato che girovagava scalzo, nudo e affamato. Da otto mesi vagava da solo nutrendosi di avanzi e spazzatura. L’immagine di quell’esserino magrissimo, che beve dalla bottiglietta d'acqua della volontaria ha intenerito tutti. 

E sul suo post su Facebook Anja ha scritto: «Questa serie di immagini mostrano il motivo per cui mi batto. Perché ho ​​venduto tutto quello che possiedo. Perché mi sto muovendo su un territorio inesplorato». Lei stessa ha fondato tre anni fa con il marito l’ong indipendente African Children’s Aid Education and Development Foundation, con l'obiettivo di costruire un orfanotrofio e aiutare i bambini che subiscono inimmaginabili e inaudite violenze dopo essere stati etichettati come strega o stregone. I più piccoli sono trascurati o perfino uccisi dagli stessi membri della comunità.

Hope girovagava nudo da otto mesi per il villaggio di Uyo, nel sud della Nigeria, e ha vissuto rovistando tra gli scarti gettati per strada dai passanti, sin quando ha incrociato Anja l'ha preso in braccio, coperto, gli ha fatto un bagnetto e lo ha portato all'ospedale più vicino. 

«Ora le sue condizioni sono stabili e continuano a migliorare, infatti, ha ripreso a mangiare e la cura sta avendo i risultati sperati. Oggi è un bambino forte e ci sorride. Non so proprio come descriverlo a parole. Questo è ciò che rende la vita così bella e preziosa, e quindi lascerò che le immagini parlino da sole», ha detto ancora Anja.

La cooperante ha raccontato ancora sui social: «Vediamo bambini come Hope torturati, minacciati o uccisi solo perché qualcuno decide che sono maledetti».

Una catena di solidarietà si è presto mossa e soldi per aiutare Hope sono arrivati da tutto il mondo. «Con questo denaro possiamo dare un futuro a Hope e riservargli le migliori cure. Ma anche costruire una clinica e salvare tanti innocenti dalle torture».

Ora Hope, come mostrano anche le altre immagini postate in rete, sta meglio e gioca con il bambino di Anja. «È forte», spiega la sua nuova mamma. «Le trasfusioni di sangue cui si è dovuto sottoporre e i vermi che gli infestavano la pancia ora sono un brutto ricordo. Hope ora è stabile. Mangia da solo e risponde bene alle medicine. Oggi ha provato a sedersi e a sorridere. Non so come descriverlo a parole. Questo è ciò che rende la vita bellissima e preziosa, lascerò che a parlare siano queste immagini».

Nello stato di Akwa Ibom, dove si trova Hope, indicare un bimbo come stregone è ritenuto un crimine, ma purtroppo questa pratica viene perpetrata. Anja, come racconta nella sua pagina, ha appena finito di girare un documentario per denunciare questo fenomeno, che si intitolerà Anja Afrika e che verrà diffuso in primavera.    

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Congo, le bambine che erano streghe
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