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mercoledì 19 dicembre 2018
 
SAN GIORGIO
 

«Buon onomastico Santità», e il Papa offre il gelato ai poveri

23/04/2018  Bergoglio ha chiesto all'Elemosineria Apostolica di distribuire 3000 gelati ai più bisognosi e ai senzatetto di Roma. La figura del santo che vinse il drago, simbolo del male, e l'insegnamento del Pontefice circa la lotta contro satana cui sono chiamati tutti i cristiani.

All'anagrafe risulta iscritto come Jorge Mario Bergoglio. In italiano: Giorgio. Dunque oggi è il suo onomastico. E lui desidera festeggiare a modo suo, «insieme ai più bisognosi e ai senzatetto di Roma», come ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede. Proprio per questo, «l’Elemosineria Apostolica distribuisce oggi, lunedì 23 aprile, nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giorgio, 3.000 gelati alle persone che vengono quotidianamente accolte nelle mense, nei dormitori e nelle strutture della Capitale, gestite in gran parte dalla Caritas».

Anche la Comunità di Sant’Egidio è impegnata a distribuite ai poveri di Roma una parte dei 3.000 gelati offerti da papa Francesco nel giorno del suo onomastico, attraverso l’Elemosineria Apostolica. «Nel pomeriggio di lunedì 23 aprile – ha scritto in una nota Sant’Egidio – centinaia di gelati vengono distribuiti ai poveri amici della Comunità in diversi luoghi: al termine della preghiera per la pace con i senza dimora, che si tiene nella chiesa di San Calisto a Trastevere, seguita – come sempre – da una cena comune. Possono gustare il ‘gelato del Papa’ anche i migranti e i rom che vengono al centro ‘Genti di pace’ in via di San Gallicano per ricevere assistenza, aiuto legale, cure mediche e anche i malati ospiti della casa ‘San Francesco di Assisi. Già domenica 22 aprile  150 immigrati anziani, soprattutto dalle Filippine, hanno concluso il pranzo nella mensa di Via Dandolo con il dessert offerto da papa Francesco».

Nato in Cappadocia, ufficiale dell’esercito di Diocleziano, Giorgio muore martire nel 303, tra atroci torture, per non aver rinnegato la fede durante le persecuzioni anticristiane scatenate da quell’imperatore romano. Celebre l’episodio leggendario in cui, protetto dalla Croce, uccide il drago che divorava le persone: simbolo della fede che trionfa sul male. È interessante allora vedere come papa Francesco ha raccontato questa lotta durante i suoi cinque anni di Pontificato. Lo fa oggi il sito Vatican Media in un'accurata analisi  che parte dalla conclusione del Padre Nostro: «liberaci dal male». «In realtà, spiega Francesco, il male non è qualcosa di astratto, è una persona: satana», precisa Vatican Media. «Il Papa cita spesso nelle sue omelie e nei suoi discorsi il diavolo. “La vita di Gesù è stata una lotta - ha detto a Santa Marta l'11 aprile 2014 - Lui è venuto a vincere il male, a vincere il principe di questo mondo, a vincere il demonio”. E’ una lotta che deve affrontare ogni cristiano. E chi vuole seguire Gesù deve “conoscere bene questa verità”».

«"Noi siamo oggetto dell’attacco del demonio - aveva aggiunto il Papa - perché lo spirito del Male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù. E come fa lo spirito del Male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione? La tentazione del demonio ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole. Come fa il demonio per allontanarci dalla strada di Gesù? La tentazione incomincia lievemente, ma cresce: sempre cresce. Secondo, cresce e contagia un altro, si trasmette ad un altro, cerca di essere comunitaria. E alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica. Cresce, contagia e si giustifica”».

Guai a essere ingenui. A a ritenere superato quanto riportato dalle Scritture sul male e su satana.  Non a caso, sottolinea Vatican Media, «Il Papa prosegue: “Qualcuno di voi, forse, non so, può dire: ‘Ma Padre, che antico è lei: parlare del diavolo nel secolo XXI!’. Ma guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è. Anche nel secolo XXI! E non dobbiamo essere ingenui, eh? Dobbiamo imparare dal Vangelo come si fa la lotta contro di lui”». La parola “diavolo” deriva dal greco “dia-bolos”, è “colui che divide”. Satana vuole dividere da Dio, vuole separare i fratelli, attacca l’unità della Chiesa. « “L’autodistruzione o il fuoco dei commilitoni - afferma papa Francesco negli auguri alla Curia romana, il 22 dicembre 2014, in un discorso ripèreso dal sito Vatican Media  - è il pericolo più subdolo. E’ il male che colpisce dal di dentro; e, come dice Cristo, ogni regno diviso in se stesso va in rovina” . Il diavolo cerca di distruggere la Chiesa. La sua “è una guerra sporca” e “noi ingenui stiamo al suo gioco”, aggiunge Bergoglio in un'omelia di Santa Marta, il 12 settembre 2016. “Il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale. Una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo: si fa con la lingua” (Omelia per la Gendarmeria Vaticana, 28 settembre 2013)».

Tutto ciò, però, non deve scoraggiarci. Lo ricorda Vatican Media nella sua riflessione sulla lotta tra bene e male di cui san Giorgio è uno dei simboli. «Questa l’esortazione di Francesco: “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare”», ha ad esempio affemrato Bergoglio in un'udienza ai cardinali il 15 marzo 2013.  “La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù!”», ha detto il Santo Padre il 24 marzo 2013, Domenica delle Palme.

«San Giorgio ha sconfitto il drago, simbolo di una vittoria della fede che ha delle modalità precise», conclude Vatican Media attingendo al discorso pronunciato da Francesco nel corso dell'Udienza generale dell'8 febbraio 2017. «Il Papa ne indica alcune con l’invito “a non creare muri ma ponti, a non ricambiare il male col male, a vincere il male con il bene, l’offesa con il perdono – il cristiano mai può dire: me la pagherai!, mai; questo non è un gesto cristiano; l’offesa si vince con il perdono – a vivere in pace con tutti. Questa è la Chiesa! E questo è ciò che opera la speranza cristiana, quando assume i lineamenti forti e al tempo stesso teneri dell’amore. L’amore è forte e tenero. E’ bello” ».

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San Giorgio e il drago nella storia dell'arte
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