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venerdì 22 novembre 2019
 
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Cai, 150 anni sempre in vetta

23/10/2013  il 23 ottobre 1863 veniva fondato il Club Alpino Italiano, la storica associazione che ha promosso nel nostro Paese la cultura della montagna e che oggi conta 316 mila associati.

Il logo del Cai
Il logo del Cai

    Centocinquantanni fa nasceva ufficialmente il Club Alpino Italiano. Era, infatti, proprio il 23 ottobre del 1863 quando in una sala del Castello del Valentino a Torino l’ex-Ministro delle Finanze del neonato Regno d’Italia, Quintino Sella assieme a un’altra quarantina di soci approvano lo statuto del Cai e votavano il primo consiglio di direzione. 

Escursionisti lungo un sentiero montano
Escursionisti lungo un sentiero montano

Centocinquant’anni sempre in ascesa. Segnando record invidiabili come, per esempio, quello d’aver sfondato il tetto dei trecentomila iscritti. O di avere realizzato, se sommiamo tutti i sentieri di montagna aperti in Italia, un altavia lunga dieci volte quella che unirebbe Cervinia a Katmandu.       

Chissà se immaginava tanto Quintino Sella  quando nell’agosto del 1863,  salendo in vetta al Monviso lanciava l’idea di fondare una società alpinistica nazionale sullo stampo dell’Alpine Club londinese ai compagni di cordata: il conte Paolo Ballada di Saint Robert, il fratello Giacinto, piemontesi, e il deputato calabrese, il barone Giovanni Barracco. Tre anni dopo il club avrebbe preso anche l’aggettivo di “Italiano”. Nasceva il Cai, il primo “Club” che “univa” idealmente il Paese, dalle Alpi all’Etna.    

  Da allora la stellona del Cai sarebbe diventata il marchio di garanzia dell’andar bene in montagna e, al contempo, la bandiera di un modo di pensare la vita come a una salita che val la pena affrontare, meglio se insieme.   Oggi il Cai è una grande realtà associativa di 316 mila iscritti, con 492 sezioni territoriali presenti in tutt’Italia; gestisce 774 tra rifugi e bivacchi; ha fondato 60 cori alpini. Le guide alpine sono 1400. Il Soccorso alpino, emanazione diretta del Cai, assicura migliaia d’interventi l’anno (8.300 con 36.517 soccorritori volontari impegnati, nel solo 2011). Una curiosità: la sezione più numerosa è quella del Cai-Sat di Trento con 26.900 soci.

   “Pochi  ci pensano, ma con i nostri 23 mila posti letto siamo di gran lunga il maggior albergatore italiano”, afferma Andreina Maggiore, direttore generale del Cai. Con un altro record gelosamente custodito: aver  edificato il rifugio più alto d’Europa, cioè la Capanna Regina Margherita, 4.554 metri, sul Rosa.    “Se non ci fossimo noi a gestire direttamente o indirettamente questi luoghi, le nostre montagne sarebbero desolate”, commenta. Un tempo, infatti, il rifugio era tappa di partenza per una scalata, aperto ai pochi alpinisti che arrampicavano. Oggi è diventato meta finale di tanti escursionisti. Qualche purista o romantico può storcere il naso, tuttavia “adesso la montagna è conosciuta e frequentata molto più di ieri”,  aggiunge Maggiore, “e permette di mantenere un’economia  sostenibile in alta quota”.  Anche un po’ grazie all’impegno del Club alpino.  

   Ma i tagli dei finanziamenti pubblici hanno colpito anche la gloriosa associazione: “La riduzione più dolorosa dei fondi  - lamenta  Maggiore - l’abbiamo subita per il servizio essenziale che svolge il Soccorso Alpino, da noi gestito grazie all’opera di settemila volontari”.  Perché, non dimentichiamolo, l’associazione è una miniera di volontariato: “Basti pensare ai 4800 istruttori, dall’alpinismo alla speleologia, che dedicano i loro week-end per insegnare ad andare in montagna”. E l’associazione è in continua crescita, sebbene il 2012 abbia registrato un lieve calo: nei cinque anni precedenti il Cai è aumentato  di 15 mila iscritti, arrivando a 316 mila soci.  Tra i quali anche molti giovani.    D’altra parte, i soci celebri, in un secolo e mezzo, non mancano. Il Club Alpino può annoverare tra le sue fila perfino un Papa: Achille Ratti, Pio XI,  il “Papa alpinista”.  Le donne? Sono un terzo degli iscritti, che, in un mondo come quello alpinistico non proprio indenne da tendenze maschiliste, non è poi così male.  

   Oggi si sono chiuse le celebrazioni del 150° con la posa di una lapide al castello del Valentino. Nell’occasione il presidente del Cai, Umberto Martini ha affermato: «Oggi siamo qui per esprimere gratitudine e soddisfazione nei confronti di un gruppo di persone che un secolo e mezzo fa ha creato la nostra associazione. Gli ideali e propositi di quelle persone sono attuali ancora oggi. Una visione di una preveggenza eccezionale, che ha aperto la strada alla costituzione di molti altri club alpini in tutta Europa.»  

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