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Carlo Acutis, parla la mamma: «Tutto il mondo spera nei miracoli di mio figlio»

14/12/2016  Morto a 15 anni nel 2006, era un genio dell’informatica e aveva una fede profonda. A fine novembre si è chiusa a Milano la fase diocesana del processo di beatificazione. La madre Antonia: «Lo pregano in ogni parte del globo, vedo tanta gente toccata dalla sua vita»

«La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio». «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo». «Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie». «Siamo più fortunati noi delle folle di duemila anni fa, perché loro per incontrare Gesù dovevano andarlo a cercare nei villaggi mentre noi possiamo scendere nella Chiesa sotto casa e trovarlo realmente presente nell’Eucaristia». Spulciando qui e là nel taccuino, dopo l’intervista alla madre Antonia, restano queste frasi di Carlo Acutis.

La fede di questo ragazzo sorridente, genio dell’informatica, appassionato autodidatta di sassofono, catechista, volontario tra gli ultimi, innamorato dell’Eucaristia, è diventato un fiume in piena di grazia per molti che ora lo pregano, s’informano sulla sua vita, s’ispirano a lui, si convertono persino. E, forse, anche questo è un segno di predilezione da parte di quel Dio cui Carlo si era affidato con il candore della sua giovinezza e l’estro del suo genio. In vita, certo, ma anche al momento della morte per una leucemia fulminante che se l’è portato via a 15 anni nel giro di tre giorni il 12 ottobre 2006. Dieci anni dopo, per singolare paradosso, Carlo è più vivo che mai. «Io e mio marito facciamo notte per rispondere alle lettere e alle richieste di preghiera che arrivano da ogni parte del mondo», spiega la signora Antonia Acutis che vive a Milano.

Molto di questo materiale è stato raccolto nella fase diocesana del processo di canonizzazione che si è conclusa il 24 novembre scorso a Milano alla presenza del cardinale Angelo Scola. Ora tutte le “carte” vanno a Roma per essere esaminate. «Viviamo questo processo con gioia», spiega, «conosciamo nostro figlio, la sua vitalità, il carisma, la forza della fede. In questi anni abbiamo potuto vedere il bene che sta facendo a tanti sconosciuti e che per noi è stata, in parte, una conferma della sua vitalità spumeggiante. Spesso mi ritrovo gente sotto casa che lo ha conosciuto attraverso gli scritti e cerca un contatto con noi».

Ma chi era Carlo Acutis? Un adolescente normale del nostro tempo, animato da tante passioni: il volontariato con i clochard e nelle mense dei poveri, l’attività di catechista, la passione per i videogiochi. E l’informatica, soprattutto. «Produceva algoritmi e programmi d’informatica esattamente come gli ingegneri», ricorda la madre, «aveva un’intelligenza fuori dal comune e diceva di voler mettere queste sue competenze digitali al servizio della fede». Anche per questo monsignor Dario Edoardo Viganò, milanese e prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, ha avanzato l’idea che, in caso di beaticazione, Carlo Acutis possa essere riconosciuto dalla Chiesa come patrono di Internet.

La fede di Carlo, ancora ragazzetto, cresce impetuosa. Ha tanti hobby, una vita normale, gusti e abitudini della buona borghesia milanese. Va a Messa tutti i giorni, recita il Rosario, diventa catechista, aiuta i compagni in difficoltà, è amico di tutti e passa lunghe ore in adorazione eucaristica. «Forse tutto questo sarebbe sfociato nel sacerdozio», dice la madre che ricorda: «Da catechista comincia a ri‡ettere sull’Eucaristia, la chiamava la sua autostrada verso il cielo. E gli viene l’idea di realizzare una mostra sui miracoli eucaristici, che dopo la sua morte ha girato il mondo facendo tappa nei più grandi santuari, da Guadalupe a Lourdes e Fatima. Solo negli Stati Uniti ha girato diecimila parrocchie con un successo di pubblico straordinario».

Mamma Antonia è colpita da un fatto: «Dopo la morte di Carlo ci sono stati tre miracoli eucaristici, in Polonia e Messico, riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa», spiega. «E se ci fosse il suo zampino? Io gli dicevo sempre di pregare perché il Signore desse altri segni agli uomini di oggi. Forse mi ha ascoltata».

Sarà santo, Carlo? «Non lo so», risponde mamma Antonia, «una cosa è certa: Dio ha dei progetti su di lui, vedo tanta gente realmente toccata dalla sua vita. Arrivano richieste di preghiera, segnalazioni di grazie e di conversioni da ogni parte del mondo: Indonesia, Cina, Corea, Brasile, Emirati Arabi, Nigeria, Egitto, Vietnam, Filippine, Stati Uniti, Germania, Svizzera, Olanda. Forse senza Internet questa diffusione capillare del suo messaggio non ci sarebbe stata, ma sicuramente c’è anche dell’altro».

Per la madre, Carlo non è «il fine ma il mezzo per arrivare a Dio e alla fede». La santità, certo, i messaggi d’affetto e di speranza che arrivano da ogni parte del globo. Ma cosa manca a mamma Antonia del suo Carlo? «Le grandi risate che mi faceva fare, la sua ironia contagiosa, era di una simpatia enorme», risponde. «Mi prendeva in giro perché sono troppo golosa. Ancora adesso mi fa fare delle risate, in maniera diversa, ma continua a farmi ridere». Tra i tanti che già pregano Carlo e lo sentono vicino ci sono anche i suoi fratelli gemelli, Michele e Francesca, 6 anni, nati dopo la morte di Carlo.

Un santo moderno, Carlo Acutis. La sua «fama di santità ha già attraversato molti confini e incontrato uomini e donne di diversi Paesi e continenti», ha detto il cardinale Scola, auspicando che «venga ammesso tra i candidati alla santità dalla Congregazione per le cause dei santi e possa diventare così un punto di riferimento molto prezioso per tutti noi, in modo particolare per i nostri giovani».

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