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venerdì 23 aprile 2021
 
LOTTA ALLA PORNOGRAFIA
 

Come carne da macello

16/12/2020  L'inchiesta giornalistica su una multinazionale della pornografia mette in luce delle verità aberranti. Occorre parlarne. Con i ragazzi per insegnar loro a riconoscere e combattere un sistema in cui tutto può essere venduto, basta che ci sia qualcuno disposto a pagare. E con gli adulti, corresponsabili con i loro click, di quanto accade in questi siti

Il New York Times conduce un’inchiesta su PornHub, una multinazionale online della pornografia. Denuncia che numerosi video, presenti sull’omonimo sito, coinvolgono minori, ripresi mentre vengono abusati sessualmente. A questo punto, i due circuiti di carte di credito Mastercard e Visa bloccano tutti i pagamenti diretti verso il sito, provocando un considerevole danno economico ai suoi gestori. Che oggi annunciano di aver rimosso dal loro sito il 60% dei video in esso presenti, in quanto provenienti da utenti non verificati. Il che significa che i nove milioni di video che ieri lì erano presenti e oggi non ci sono più avrebbero potuto essere stati caricati da chiunque, contenere qualsiasi genere di immagine e coinvolgere qualsiasi tipo di protagonista.

Il sito dichiara oggi che: «La sicurezza della nostra comunità è la nostra massima priorità” e che quindi da oggi “ogni pezzo di contenuto di Pornhub proviene da utenti verificati”. Lo stesso sito conclude: “Speriamo di aver dimostrato la nostra dedizione a dare il buon esempio"». Dice questo considerando che piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat e Twitter devono ancora istituire la procedura di verifica dell’utente, ogni volta che su di essi viene pubblicato qualcosa.

Ci sono tre cose di questa vicenda che trovo aberranti:

- Scopriamo che fino a ieri qualsiasi persona poteva condividere materiale pornografico (che quindi include scene in cui più persone sono coinvolte in atti sessuali) senza alcuna dichiarazione di consenso di tutte le persone riprese nel video.

- Scopriamo che l’unica motivazione che porta a rivedere i propri “codici di responsabilità etica” è puramente economica, ovvero: le carte di credito bloccano le transazioni economiche rivolte al sito e quindi il sito cambia il suo codice di responsabilità, che quindi dipende esclusivamente dalla possibilità di fare incasso

- Scopriamo che un sito pornografico potrebbe essere il più grande distributore mondiale di video di revenge porn, di abusi sui minori, di stupri e reati sessuali di ogni natura. Tutti aspetti che possono essere fruiti da ogni persona senza nessun genere di limitazione. Tra questi sono inclusi anche i minori che perciò sono al tempo stesso vittime e fruitori di questo genere di reato.

C’è molto da riflettere su questa storia che i media mondiali ci stanno raccontando, dove il sesso diventa merce e le persone sono trattate alla stregua di “carne da macello”.

Dovremmo parlare di tutto questo con i nostri figli, con gli studenti nelle ore di educazione civica, cittadinanza digitale, educazione affettiva e sessuale (in quelle scuole in cui questi temi vengono affrontati). Dovremmo sentire l’urgenza di considerare l’irresponsabilità di un sistema nel quale viviamo immersi e che, a solo scopo di profitto, ci tratta come merce da vendere, trasformandoci – come in questo caso – in inconsapevoli prodotti di un mercato in cui tutto può essere venduto, basta che ci sia qualcuno disposto a pagare. Ecco, dovremmo proprio parlare di tutto questo. Forse prima di tutto, dovremmo farlo con noi stessi, magari proprio quando siamo i primi a fare quei “click” che ci fanno navigare in siti illegali, rendendoci automaticamente corresponsabili di qualsiasi cosa in essi succeda. E di cui non dobbiamo e non possiamo restare inconsapevoli.

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