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domenica 17 novembre 2019
 
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«Caro Europarlamentare, il tuo voto fa la differenza»

20/05/2015  Centodiciannove associazioni della società civile, tra cui Focsiv (la federazione delle 71 realtà di volontariato internazionale di matrice cristiana), scrivono ai deputati europei. Perché oggi alle 12,00 c’è un voto che può cambiare le cose per milioni di persone nei Paesi poveri, specie in Africa. Quello sui “minerali insanguinati”. «Contrastare il commercio assai lucrativo dei minerali dei conflitti», scrivono tra l’altro nella lettera aperta, «non porrà fine, di per sé, alla guerra, alla corruzione, alla violenza. Ad ogni modo, ostacolare il commercio è fondamentale per garantire pace e stabilità a lungo termine in alcune aree del mondo vulnerabili e ricche di risorse».

Il massacrante lavoro in una miniera di coltan, in Repubblica democratica del Congo. In copertina: un gruppo di bambini in Congo orientale, dove si estrae l'80% del coltan mondiale.
Il massacrante lavoro in una miniera di coltan, in Repubblica democratica del Congo. In copertina: un gruppo di bambini in Congo orientale, dove si estrae l'80% del coltan mondiale.

L'Unione europea è la più grande economia del mondo,
il più grande blocco commerciale del mondo, e la patria di 500 milioni di consumatori. Ogni anno, minerali del valore di milioni di euro arrivano nell'UE da alcuni dei luoghi più poveri della terra. Non ci si interroga su come vengano estratti, o se il loro commercio alimenti  conflitti nelle comunità locali. L'Unione europea non ha una legislazione che garantisca un approvvigionamento responsabile dei minerali  da parte delle imprese. Ora è il momento di cambiare.

Il commercio delle risorse - come oro, diamanti, tantalio, stagno, rame e carbone - continua ad alimentare conflitti e violazioni dei diritti umani in molte aree fragili del mondo. Queste risorse entrano in catene di approvvigionamento globali e finiscono in prodotti che usiamo ogni giorno, come aeroplani, automobili, telefoni cellulari e computer portatili. Questi prodotti ci collegano alle centinaia di migliaia di persone che sono state sfollate e costrette ad abbandonare i loro territori a causa del conflitto nella Repubblica Centrafricana e la Colombia. Ci collegano anche alle migliaia di persone che hanno sopportato anni di violenze e abusi in alcune parti della Repubblica Democratica del Congo, e alle vittime sconosciute delle organizzazioni segrete di intelligence nello Zimbabwe.

Nel mese di marzo 2014, la Commissione europea
ha presentato una
proposta di regolamento sul commercio di minerali dei conflitti che, se approvata, non riuscirebbe ad avere un impatto significativo. Il regolamento, così come proposto, include solo quattro minerali: stagno, tantalio, tungsteno e oro. È del tutto volontario, offrendo ai 300-400 importatori di questi minerali la possibilità (opzione volontaria) di dimostrare pubblicamente il proprio approvvigionamento responsabile attraverso un processo noto come "due diligence della catena di approvvigionamento". La legge coprirebbe solo una minima parte delle imprese europee coinvolte nel commercio, e lascia fuori lo stagno, tantalio, tungsteno e oro che entrano nell'UE in via indiretta, perché già lavorati e incorporati in prodotti che usiamo ogni giorno.

La Commissione per il commercio internazionale (Inta) del Parlamento Europeo
ha proposto che alcuni requisiti siano resi obbligatori, ma anche questi si applicano solo a una piccola frazione delle industrie coinvolte nel commercio dei minerali. La stragrande maggioranza ‒ tra cui alcune di quelle che importano minerali direttamente dalle zone colpite dal conflitto e ad alto rischionon avrebbe alcun obbligo di approvvigionamento responsabile. Le aziende che importano prodotti che contengono questi minerali rimarrebbero, con l’attuale proposta di regolamento, completamente fuori dai vincoli di due diligence.

Siamo ora davanti a una cruciale opportunità di progresso.
Ma la debole proposta che ora è sul tavolo lascerebbe l'Europa indietro rispetto agli sforzi globali, inclusi quelli contenuti nella legislazione vincolante approvata dagli Stati Uniti e da 12 Paesi africani.

Lei, in qualità di membro del Parlamento, può fare la differenza.
Chiediamo di votare il 20 maggio per una legge che:
* imponga a tutte le aziende che importano i minerali nell'UE sia nella loro forma grezza che contenuti in prodotti di dotarsi di una catena di approvvigionamento responsabile (due diligence supply chain) e di report pubblici in linea con gli standard internazionali.
* sia abbastanza flessibile da coprire, in futuro, altre risorse che possono essere collegate a conflitti, le violazioni dei diritti umani e corruzione.

(Foto di Jan Bernas)
(Foto di Jan Bernas)

Contrastare il commercio assai lucrativo dei minerali dei conflitti
non porrà fine, di per sé, alla guerra, alla corruzione, alla violenza.
Ad ogni modo, ostacolare il commercio è fondamentale per garantire pace e stabilità a lungo termine in alcune aree del mondo vulnerabili e ricche di risorse. Fino a quando un’industria illegale potrà prosperare senza controllo, il commercio dei minerali dei conflitti fornirà fondi e incentivi a tutti quei soggetti che perpetrano violenza. Coloro che portano sulle spalle il costo dei nostri deboli sforzi nel regolamentare questo commercio saranno alcuni dei cittadini più poveri e più vulnerabili del mondo. Per loro, l'inattività e un commercio irresponsabile hanno un costo veramente alto.

I firmatari

1.    Amnesty International 
2.   Global Witness 
3.   ABColombia 
4.   Ação Franciscana de Ecologia e Solidariede (AFES) 
5.   Access Info Europe 
6.   ACIDH, Action Contre l'Impunité pour les Droits Humains (Action Against Impunity for
        Human Rights) 
7.    Acidi Congo 
8.    ActionAid 
9.    AEDH 
10.  AEFJN (Africa Europe Faith & Justice Network) 
11.   African Resources Watch (AFREWATCH) 
12.   AK Rohstoffe, Germany 
13.   ALBOAN Foundation 
14.   Alburnus Maior (The Save Rosia Montana Campaign) 
15.   Alternative Information and Development Centre (AIDC) 
16.   Asia Indigenous Peoples Pact (AIPP), Thailand 
17.   Asociación Puente de Paz 
18.   Associació Solidaritat Castelldefels – Kasando 
19.   Atlantic Regional Solidarity Network 
20.  Ayar West Development Organization 
21.  Berne Declaration 
22.  BirdLife Europe 
23.  La Bretxa Àfrica 
24.  Broederlijk Delen 
25.  Business & Human Rights Resource Centre 
26.  CATAPA 
27.  CCFD-Terre Solidaire 
28.  CEDIB (Centro de Documentación e Información Bolivia) 
29.  Centre for Civil Society, Durban, South Africa 
30.  Centro de Investigación y Estudios sobre Comercio y Desarrollo (CIECODE) 
31.   Chiama l'Africa 
32.  Chin Green Network 
33.  Chinland Natural Resources Watch Group 
34.  Christian Aid 
35.  CIDSE 
36.  CIR (Christliche Initiative Romero) 
37.  CNCD-11.11.11 (Belgium) 
38.  Coalition of the Flemish North-South Movement - 11.11.11 
39.  Comité des Observateurs des Droits de l'Homme (CODHO) 
40.  Commission Justice et Paix Belgique francophone 
41.   Community Management Education Center 
42.  Congo Calling 
43.  Cordaid 
44.  Cordillera Disaster Response and Development Services (CorDis RDS) 
45.  CORE 
46.  Diakonia 
47.  DKA Austria – Hilfswerk der Katholischen Jungschar 
48.  Earthworks 
49.  Ecumenical Network Central Africa / Ökumenisches Netz Zentralafrika 
50.  Ecumenical Council for Corporate Responsibility (Rt Revd Michael Doe, Chair) 
51.   Enough Project 
52.  Environmental Justice Foundation (EJF) 
53.  Ethical Consumer Research Association 
54.  European Coalition for Corporate Justice (ECCJ) 
55.  European Network for Central Africa (EurAc) 
56.  FASTENOPFER/ Swiss Catholic Lenten Fund 
57.  FDCL (Center for Research and Documentation Chile-Latin America) 
58.  FIfF e.V. 
59.  FIDH 
60.  Focus on the Global South 
61.   FOCSIV (a federation of 71 Italian Catholic NGOs) 
62.   Forum Syd, Sweden 
63.   Foundation Max van der Stoel 
64.   Franciscan’s OFM JPIC Office, Rome 
65.   Friends of the Earth Europe 
66.   Friends of the Earth Spain 
67.   Fundación Jubileo - Bolivia 
68.   The Gaia Foundation (UK) 
69.   GATT-RN 
70.   German NGO Forum on Environment and Development / Forum Umwelt und
         Entwicklung 
71.   Global Initiative for Economic, Social and Cultural Rights 
72.   Global Policy Forum 
73.   Green Network Sustainable Environment Group 
74.   “Grupo Pro Africa” Network 
75.   Habi Center for Environmental Rights, Cairo 
76.   Hands of Unity Group 
77.   IBIS 
78.   Info Birmanie 
79.   Indigenous Peoples Link (PIPLinks) 
80.   Informationsstelle Peru (Germany) 
81.    INKOTA-netzwerk e.V. 
82.   Integrate: Business and Human Rights 
83.   International Indian Treaty Council 
84.   International-Lawyers.Org (INTLawyers) 
85.   Investors Against Genocide 
86.   Jamaa Resource Initiatives, Kenya 
87.   Jesuit European Social Centre (JESC) 
88.   Jesuit Missions 
89.   Jesuitenmission Deutschland 
90.   Jubilee Australia 
91.   Just Minerals Campaign 
92.   Justícia i Pau 
93.   Khan Kaneej Aur ADHIKAR (Mines minerals & RIGHTS) 
94.   Kolko - Menschenrechte für Kolumbien e.V. (kolko - human rights for Colombia) 
95.   Koordinierungsstelle der Österreichischen Bischofskonferenz für internationale
         Entwicklung und Mission (KOO) 
96.   London Mining Network 
97.   Magway EITI Watch Group 
98.   Magway Youth Forum 
99.   Marinduque Council for Environmental Concerns (MaCEC) 
100. Medicus Mundi Alava 
101. Milieudefensie / Friends of the Earth Netherlands 
102. Mineral Policy Institute 
103. mines, minerals & PEOPLE (MMP) 
104. MiningWatch Canada 
105. Mining Watch Romania Network 
106. Misereor 
107. Mundubat 
108. Mwetaung Area Development Group 
109. Myaing Youth Development Organization 
110. The Natural Resource Women Platform 
111. NITLAPAN-UCA, Nicaragua 
112. Observatorio de Responsabilidad Social Corporativa 
113. Oidhaco (a European network of 36 NGOs) 
114. ONGAWA Ingeniería para el Desarrollo Humano 
115. Organic Agro and Farmer Affair Development Group 
116. Oxfam France 
117. Partnership Africa Canada 
118. PAX for Peace 
119. Pax Christi, Deutsche Sektion 

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