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Rabbia e tensione a Barcellona: i secessionisti sfidano Madrid

21/09/2017  La Guardia civil ha arrestato 14 alti funzionari catalani per bloccare l'organizzazione del referendum sull'indipendenza della Catalogna fissato per il 1° ottobre. Dura la reazione dei cittadini, che si sono riversati per le strade per protestare contro il Governo centrale.

(Foto Reuters: la manifestazione di protesta a Barcellona)​

Madrid contro Barcellona: la sfida tra le due città, tra la capitale della Spagna e il capoluogo della Catalogna, si fa sempre più aspra. E la tensione è alle stelle. La Catalogna vuole diventare uno Stato sovrano. Per il Governo centrale la questione è fuori discussione: il referendum per l'indipendenza catalana non s'ha da fare. Il premier spagnolo Mariano Rajoy è passato dagli avvertimenti ai fatti: la Guardia civil spagnola ha arrestato su mandato di un giudice quattordici alti funzionari catalani, compreso Josep Jové, braccio destro del vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras, in quanto impegnati nell'organizzazione della consultazione popolare fissata per il 1° ottobre.

L'operazione della Guardia civil - che ha fatto irruzione nelle sedi del Governo catalano di Carles Puigdemont, per bloccare i preparativi per il referendum - ha scatenato l'ira irredentista dei catalani: il ministero catalano dell'Economia, nella centralissima Rambla de Catalunya - dove si trovavano gli agenti spagnoli - è stato assediato e migliaia e migliaia di persone durante tutta la notte hanno manifestato gridando slogan come "Libertà" e "Via le forze di occupazione". Il presidente Puigdemont ha denunciato l'"atteggiamento totalitario" di Madrid e annunciato che il referendum resta convocato "in difesa della democrazia di fronte a un regime repressivo e intimidatorio". L'intervento della Guardia civil è stato sostenuto dai socialisti di Pedro Sánchez e da Ciudadanos di Albert Rivera. Mentre è stato contestato da Podemos di Pablo Iglesias.

Dal 1978 in Spagna esistono 17 Comunità autonome, ognuna con un Parlamento e un  Governo propri, alle quali è concesso largo margine decisionale in varie materie, come la sanità pubblica e l'istruzione. Una di queste Comunità è, appunto, la Catalogna. Composta da circa 7 milioni e mezzo di abitanti ed estesa su quattro province, la Catalunya si distingue per pecualiarità culturali e linguistiche (l'idioma catalano).  La Comunità ha un suo corpo di polizia - i Mossos d'esquadra - accanto alle polizie nazionali che dipendono dal Governo di Madrid, e il catalano è lingua ufficiale. La Catalogna ha ampliato e rafforzato la sua autonomia con il nuovo Estatut d'autonomia de Catalunya, approvato per referendum ed entrato in vigore nel 2006 (che ha sostituito lo Statuto del 1979).

Negli ultimi anni le istanze nazionalistiche della Catalogna si sono progressivamente rafforzate, il catalanismo è andato via via radicalizzandosi: in alcuni quartieri popolari di Barcellona, lontanti dal centro e meno turistici, è difficile sentir parlare il castigliano per le strade o nei locali; la bandiera nazionale catalana gialla, rossa e blu viene orgogliosamente esposta alle finestre e sui balconi. Anche le vittorie sul campo di calcio del Camp Nou dei "blaugrana", il Barcellona F.C., acquistano la valenza di rivendicazione catalanista. La marcia contro il terrorismo, organizzata a Barcellona lo scorso 26 agosto per dire no alla paura dopo gli attentati sulla Rambla e a Cambrils, ha finito per assumere, almeno in parte, un carattere indipendentista, con slogan e grida contro il re Felipe VI, presente alla manifestazione, il premier Rajoy e, in generale, il mondo della politica.

La questione dell'indipendenza è molto delicata: di fatto la Comunità autonoma della Catalogna non può decidere unilateralmente la secessione, la separazione dallo Stato spagnolo. Il Tribunal constitucional, la Corte costituzionale spagnola, aveva già dichiarato illegale il referendum secessionista. La decisione di Madrid di far intervenire la Guardia civil, seppur legittima, ha comunque il sapore di un atto di forza eccessivo, un gesto di rottura, generando come reazione un inasprimento delle rivendicazioni catalane e dell'avversione verso lo Stato spagnolo. La scommessa è trovare una via pacifica, diplomatica e negoziata che concili le rivendicazioni autonomistiche dei catalani con la salvaguardia dello Stato di diritto e dell'unità costituzionale della Spagna. Ma la strada, in questo momento, è tutta in salita.

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