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mercoledì 19 dicembre 2018
 
Scuola 2.0
 

Smartphone in classe con il permesso del Miur

07/06/2016  Una circolare del 2007 li vietava. Oggi il Miur trova che gli smartphone in classe possano avere una loro utilità. Anche perché tra poco tutte le scuole saranno digitalizzate. L'importante è un uso consapevole.

Cellulari in classe? No! Forse Sì!... Il Miur, il ministero dell'Istruzione, nel 2007 aveva vietato la possibilità di portare i telefoni cellulari in classe con la seguente dicitura in una circolare voluta dall'allora ministro Fioroni:«È dovere specifico, per ciascuno studente, non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche». Presa di posizione condivisa dai più sia tra gli insegnanti che tra i genitori che considerano inutile e dannoso il fatto che i gli studenti possano tenere in classe uno strumento capace solo di distrarli, di indurli a copiare durante i compiti in classe o di generare forme di cyber bullismo. Da allora ogni scuola ha deciso come regolare questa decisione e come applicare eventuali sanzioni.

E' invece  siamo, 9 anni dopo, davanti a un cambio di rotta voluto dal  sottosegretario all'istruzione Davide Faraone che sulle pagine on line dei quotidiani La Stampa e Il Corriere della Sera, ha spiegato che è se da una parte le scuole stanno andando verso una maggiore digitalizzazione, dall'altra vietare l'uso dello smartphone in classe diventa una vera e propria contraddizione. E quindi se si è pronti a spendere un miliardo di euro per portare la banda larga e la fibra negli istituti a questo punto meglio tornare indietro sul divieto del 2007 e cercare un modo per far convivere tecnologia e didattica.

Faraone suggerisce così di dare ai ragazzi una maggiore responsabilità permettendo loro l'uso degli smartphone in classe e di coinvolgere gli insegnanti in modo tale che possano utilizzarli per la lettura di testi o per la consegna dei compiti a casa. Inoltre, il sottosegretario papà di una bambina autistica, ricorda che chi è affetto da questa malattia comunica più facilmente con Whatsapp che con la voce. E così le nuove tecnologie potranno anche essere la chiave per una maggiore inclusione.  

Smartphone tra i banchi: perché sì

Smartphone tra i banchi: perché no

Giusi Galimbertidi Giusi Galimberti Fulvia Degl'Innocentidi Fulvia Degl'Innocenti
«D'accordo, a patto di dare delle regole (ferree)» «Cellulari in classe? La scuola deve rimanere un'oasi»

 
 
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