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domenica 17 gennaio 2021
 
Charlie Hebdo
 

Charlie Hebdo, la satira dissacrante da De Gaulle a Maometto

07/01/2015  L’ultima immagine del settimanale satirico francese assaltato a colpi di kalashnikov era contro il sedicente leader dello Stato islamico al Baghdadi. Nel 2006 la scelta di ripubblicare alcune controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten scatenò un putiferio internazionale e il direttore, poi assolto, incriminato per razzismo. Nel 2011, con la pubblicazione di alcune caricature sull’Islam, la redazione venne assaltata e bruciata

Dissacrante, provocatorio, non di rado urticante. Charlie Hebdo è un settimanale satirico francese che a partire dal 1960, quando ancora si chiamava Hara-Kiri e si autodefiniva «un giornale stupido e cattivo», è stato protagonista di innumerevoli battaglie e polemiche. Celebre il caso del 1970, quando in occasione della morte di Charles De Gaulle, l’Hebdo uscì con una copertina dal titolo Bal tragique a Colombey, un mort, Ballo tragico a Colombey (la residenza del Generale), un morto. Un’iniziativa che il ministero degli Interni francese censurò con il blocco delle pubblicazioni e l’interdizione dello staff, diretto da Francois Cavanna. Disegnatori e giornalisti non si diedero per vinti e aggirarono il divieto dando vita al Charlie Hebdo, riferimento al celebre Charlie Brown dei Peanuts. Il giornale balzò di nuovo alle cronache nel 1992, con la pubblicazione di una tribuna dibattito intitolata Coraggio intellettuale e dedicata all’opera di Oriana Fallaci La rabbia e l’orgoglio. Nell'articolo si parlava di una "crociata" dell’Islam verso l’Occidente: parole che suscitarono polemiche e l’accusa di pubblicare contenuti razzisti.

 Nel 2006 con la scelta di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten esplode un vero e proprio caso internazionale. Le vendite balzarono in un giorno dalle 140mila alle 400mila copie, facendo infuriare il mondo islamico e spingendo il Consiglio francese del culto musulmano a chiedere il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l’allora direttore Philippe Val fu assolto l’anno dopo da un tribunale francese

Nel novembre 2011 ancora polemiche. Charlie Hebdo pubblicò un numero speciale battezzato "Sharia Hebdo" contenente delle caricature di Maometto. La sede della rivista fu attaccata con delle bombe molotov e data alle fiamme e il direttore minacciato di morte.

Nel settembre 2012, in concomitanza alle manifestazioni in corso nei Paesi islamici, pubblicò alcune vignette che mostrano il profeta Maometto in pose osé. «Siamo in un paese in cui è garantita anche la libertà di caricatura e se qualcuno si sente offeso può rivolgersi ai tribunali», commentò alla radio Rtl l’allora primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault. Una delle immagini incriminate, pubblicate in quarta di copertina, mostrava un rabbino che spinge un imam in sedia a rotelle ed è intitolata "Intoccabili 2: guai a chi ride!". La tradizionale rubrica del giornale "Le copertine che vi siete persi" mostrava, inoltre, alcuni disegni di Maometto nudo.

 Il Consiglio francese per il culto musulmano si disse «profondamente scioccato» per la pubblicazione di questi disegni e invitò "tutti i musulmani in Francia a non cedere alla provocazione". Il direttore della pubblicazione di Charlie Hebdo, il disegnatore che si firma Charb, ieri ha ammesso ai microfoni di Rtl che le nuove caricature potevano suscitare polemiche. Ma il giornalista si è giustificato spiegando che «se iniziamo a porci la domanda se abbiamo o meno il diritto di disegnare Maometto, se sia pericoloso o meno farlo, la domanda successiva sarà, possiamo rappresentare dei musulmani nel giornale? E poi sarà se possiamo rappresentare degli esseri umani nel giornale, e alla fine non rappresenteremo più nulla e il gruppo di estremisti che si agitano nel mondo e in Francia avrà vinto».

Mercoledì mattina, giorno dell’assalto in redazione con 11 morti, sul profilo Twitter della testata, che conta oltre 80mila follower, è stata postata una vignetta satirica che sbeffeggia il sedicente Califfo Abu-Bakr Al-Baghdadi, leader dello Stato islamico.

Nella vignetta si vede Al Baghdadi che predica dal pulpito in moschea pronunciando la frase: «La salute prima di tutto», mentre la didascalia recita «I migliori auguri» per il nuovo anno.

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