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martedì 25 settembre 2018
 
il caso
 

«Chiamare Blu la figlia? Giusto che lo Stato intervenga, i genitori non possono fare quel che vogliono»

23/05/2018  Dopo il caso di Milano, il parere dell’avvocato Gian Ettore Gassani: «Fermo restando il rispetto dell’autonomia delle famiglie, in casi come questo è doveroso per la Procura intervenire. C’era una coppia che voleva chiamare il figlio Maradona»

L'avvocato Gian Ettore Gassani
L'avvocato Gian Ettore Gassani

La legge parla chiaro: «Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere composto da uno o da più elementi onomastici, anche separati, non superiori a tre». E ancora: «È vietato imporre al bambino un cognome come nome, nomi ridicoli o vergognosi o cognomi di importanza storica o appartenenti a famiglie particolarmente conosciute nel luogo in cui l'atto di nascita è formato». E sei i genitori insistono a non tener conto della legge? L’ufficiale di stato civile informa la Procura della Repubblica «ai fini del promovimento del giudizio di rettificazione». Tradotto: viene assegnato un nome d’ufficio o ne viene aggiunto un altro a quello scelto dai genitori. La scelta del nome è regolata da un decreto del Presidente della Repubblica, il numero 396 del 2000. La parte del “cattivo” spetta all’ufficiale all’ufficiale di stato civile, ma con il recente ordinamento il suo ruolo è profondamente cambiato: infatti l’articolo 34 stabilisce che può opporsi alla registrazione di un nome, proponendone uno di sua scelta, ma non rifiutare la registrazione del nome stesso. E se manca l’accordo tra i genitori? È possibile fare un’istanza alla prefettura che decide con decreto prefettizio.

L’ultimo caso controverso riguarda una coppia di Milano che ha deciso di chiamare Blu la loro figlioletta che ora ha 5 mesi. La Procura lombarda, infatti, inizialmente, su segnalazione degli uffici del Comune, aveva chiesto al Tribunale di rettificare il nome, mettendone davanti almeno uno femminile. Poi, alla fine, ha rinunciato a fare ricorso. «I giudici», afferma l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dei matrimonialisti italiani, «hanno fatto benissimo a intervenire, i genitori non sono padroni dei figli e sui nomi devono rispettare il buonsenso e la legge. Blu è quantomeno equivoco perché non identifica una persona di sesso femminile come dovrebbe essere in questo caso. Certo, nella tradizione anglosassone, le bambine vengono chiamate con il nome Blue, con la “e” finale. In Italia è più ambiguo».

I legali della coppia milanese hanno sciorinato anche i «dati ufficiali Istat» per dimostrare che Blu in Italia «è senz'altro più utilizzato per le bimbe che per i bimbi». E che ci sono state più di cinque Blu iscritte all'anagrafe nel 2007, nel 2012 e poi ancora nel 2015 e nel 2016. «Se la Procura fosse andata avanti, ne avremmo visto delle belle», spiega Gassani, «sicuramente i genitori avrebbero dovuto aggiungere a Blu un nome chiaramente femminile che identificasse il sesso. Ho avuto un caso di una coppia che aveva chiamato il figlio Adolf Hitler. L’ufficiale dell’anagrafe ha convinto i genitori a desistere altrimenti avrebbe dovuto segnalare tutto alla Procura della Repubblica. Ripeto: fermo restando il rispetto dell’autonomia delle famiglie, è giusto in questi casi che lo Stato intervenga. Un’altra coppia, ad esempio, voleva chiamare Maradona il figlio e gli è stato, giustamente, impedito».

Il padre che voleva chiamare il figlio Varenne

Non mancano però i casi che arrivano in tribunale. A Genova, nel 2008, è stata la Corte di Cassazione a rettificare il nome di un bimbo chiamato dai genitori Venerdì, il giovane compagno di sventura di Robinson Crusoe nell’omonimo romanzo di Daniel Defoe. «Venerdì sarebbe un nome ridicolo e suscettivo di ironia e scherno», spiegarono i giudici nella sentenza di merito, «in grado di arrecare un grave nocumento alla persona che lo porta. Venerdì, infatti, è una figura umana caratterizzata dalla sudditanza e dalla inferiorità che non raggiungerebbe mai la condizione di uomo civilizzato». Risultato: al bimbo fu assegnato il nome Gregorio perché era nato il 3 settembre, festa di San Gregorio. Ma i genitori hanno protestato: «Se lo Stato», replicarono, «ritiene di avere diritto di imporre un nome nell’interesse del minore allora dovrebbe applicare la legge a tutti indistintamente. Invece è evidente una disparità di trattamento con casi noti, come il calciatore Totti che ha chiamato la figlia Chanel, un nome vietato in Italia perché straniero. Nessun ufficiale civile si è sognato di andarlo a contestare. Invece perfino il parroco che ha battezzato Venerdì non ha avuto nulla da dire».

Nel 2011, fu respinta la richiesta di una coppia, a Mantova, di registrare la figlia come Andrea. Il tribunale cambiò il nome in Andrée. È stata la corte d'Appello di Brescia, l'anno successivo, a ribaltare il giudizio. Andrea era stato bocciato - e riabilitato nel 2012 in Cassazione - pure per una bimba di Pistoia. Il principio per cui il nome deve corrispondere al sesso del bebè è stato causa della bocciatura dei nomi Eris, a Cornate in Brianza, e Lior, a Milano. A Brescia, un tifoso ha dovuto rinunciare al sogno di chiamare il figlio Van Basten, optando per un più tradizionale Elia.

A Boscotrecase nel Napoletano, invece, l'anagrafe ha accettato Varenne. «L' ho chiamato così perché è un nome fortunato», spiegò il padre suscitando le ire della moglie che invece lo considerava «mortificante, ingiurioso e ridicolo». Per questo, fece armi e bagagli e se ne andò da casa, dopo essersi rivolta al comune e al tribunale per ottenere la rettifica del nome e aver denunciato l'impiegato dello stato civile, Salvatore Buono, che il 15 luglio del 2002 aveva accettato di registrare all' anagrafe il neonato come il leggendario cavallo supercampione di trotto. Nel 2008, fu rifiutato a Chiavari, in Liguria, il nome Bottom, ritenuto irrispettoso perché significa fondoschiena in inglese.

A Tolosa, nell’ottobre scorso, i giudici hanno mutato in Jahid il nome Jihad scelto da una coppia musulmana. A Valenciennes, una coppia voleva chiamare Nutella la figlia che alla fine è stata registrata come Ella. A Madrid, invece, venne bocciato Lobo, che in italiano significa Lupo. Non esattamente un nome tranquillo.

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