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Cosa fare in questo periodo di digiuno eucaristico?

19/03/2020  Recuperiamo altre forme del vissuto spirituale come la preghiera quotidiana, la lettura spirituale... La riflessione del teologo Robert Cheaib

La situazione di allarme si è ormai generalizzata e tanti cristiani, abituati ad andare a Messa ogni domenica o addirittura ogni giorno, si sentono costretti a un digiuno tra i più duri: il digiuno eucaristico. Vorrei riflettere con le lettrici e i lettori di questa rubrica su cosa possiamo fare in questo periodo che, nel confrontarmi con amiche e amici laici, si prospetta molto duro spiritualmente perché sono abituati alla comunione quotidiana. Prima di parlarne, vorrei fare un brevissimo viaggio sul digiuno eucaristico nella storia. Il digiuno eucaristico è stato la consuetudine per secoli. Anzi, la Chiesa dovette solennemente intervenire per incoraggiare i credenti a non limitarsi alla comunione spirituale, ma ad accedere alla comunione sacramentale. La sana prassi della comunione quotidiana è stata incoraggiata agli albori del XX secolo da Pio X con il decreto Sacra Tridentina Synodus del 20 dicembre 1905, nel quale il Papa riprende la raccomandazione del concilio di Trento che incoraggiava a fare la comunione sacramentale ma non indicava la frequenza. La novità del decreto di Pio X è stata appunto l’incoraggiamento alla comunione quotidiana: «De quotidiana SS. Eucharistiae sumptione». Scrive il Papa nel decreto: «La Comunione frequente e quotidiana, essendo sommamente desiderata da Cristo Signore e dalla Chiesa cattolica, sia resa accessibile a tutti i fedeli, di ogni ordine e condizione; così che nessuno, purché sia in stato di grazia e si accosti alla santa Mensa con retta e devota intenzione, possa esserne impedito». Tornando a noi e a questo periodo in cui, nel cammino della Quaresima, siamo privi della possibilità di accesso all’Eucaristia, permettiamo al desiderio di allargare il nostro cuore. Quante volte, infatti, quando era nella nostra possibilità abbiamo saltato la Messa o l’abbiamo vissuta come un’abitudine? Scopriamo, da soli o insieme, altre forme per nutrire la vita spirituale. Tanti cristiani, infatti, vivono la loro vita di fede solo intorno alla Messa settimanale. L’Eucaristia nel dies Domini è la fonte e il culmine della vita ecclesiale. Ma ricordiamoci che ciò che è centrale non sostituisce il resto. Ed è bene recuperare altre dimensioni del vissuto spirituale come la preghiera quotidiana, la lettura spirituale, la conversazione spirituale... Infine, vorrei consigliare di fare la comunione spirituale. Una prassi preziosa che ha accompagnato tanti santi e di cui vi parlerò la prossima volta.

Inviate le vostre domande a lettori.credere@stpauls.it

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