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sabato 21 settembre 2019
 
Christus vivit
 

Ecco cosa dice l'esortazione del Papa ai giovani

02/04/2019  Il testo, in forma di lettera, conclude il percorso del Sinodo. È composto da nove capitoli più una breve introduzione: «Dio», scrive Francesco, «ti ama, Cristo ti salva e lo fa gratuitamente, egli vive e questo è una garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita»

«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!». Sono le parole di papa Francesco nell’esordio dell’esortazione apostolica che chiude il lungo percorso del Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale dell’ottobre scorso. Il documento pontificio, che come da tradizione prende il titolo dalle parole del testo in latino, Christus vivit, è composto da nove capitoli oltre a una breve introduzione che sembra quasi una professione di fede di Bergoglio nella presenza vivificante di Cristo nella storia e un accorato appello ai giovani a lasciarsi toccare dall’incontro con Gesù. «Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai», scrive il Papa. «Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza».

Il desiderio di farsi capire da una generazione ormai lontana anni luce dal linguaggio ecclesiale emerge tutto nella frase in cui Francesco dichiara: «A tutti i giovani cristiani scrivo con affetto questa Esortazione apostolica», e subito si premura di aggiungere: «vale a dire una lettera che richiama alcune convinzioni della nostra fede e, nello stesso tempo, incoraggia a crescere nella santità e nell’impegno per la propria vocazione».

Papa Francesco a Panama durante la Giornata mondiale della Gioventù del gennaio scorso (Ansa)
Papa Francesco a Panama durante la Giornata mondiale della Gioventù del gennaio scorso (Ansa)

Gli scandali della Chiesa allontanano i giovani

Nel primo dei nove capitoli papa Bergoglio spiega «cosa dice la parola di Dio sui giovani» passando in rassegna numerosi personaggi del Antico e Nuovo Testamento, per poi addentrarsi nel capitolo successivo sulla figura di Gesù Cristo «la cui giovinezza di illumina».

Il Papa avverte che «se per molti giovani Dio, la religione e la Chiesa appaiono parole vuote, essi sono sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente ed efficace». Il Pontefice ammette che quando «un numero consistente di giovani non chiedono nulla alla Chiesa perché non la ritengono significativa per la loro esistenza» o «chiedono espressamente di essere lasciati in pace», non lo fanno solo per «disprezzo acritico e impulsivo», ma anche per «ragioni serie e rispettabili»: «scandali sessuali ed economici», l’impreparazione dei preti, «la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali».

Altri giovani, invece, «chiedono una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo» e «non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano», perché, benché la Chiesa «possieda la verità del Vangelo, questo non significa che l’abbia compresa pienamente».

«Coltivare la vita comunitaria»

  

«Non possiamo limitarci a dire che i giovani sono il futuro del mondo», scrive il Papa nel terzo capitolo, essi «sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo» e quindi occorre dare loro fiducia riconoscendo ciò che portano di positivo. «In alcuni giovani riconosciamo un desiderio di Dio, anche se non con tutti i contorni del Dio rivelato. In altri possiamo intravedere un sogno di fraternità, che non è poco. In molti ci può essere un reale desiderio di sviluppare le capacità di cui sono dotati per offrire qualcosa al mondo. In alcuni vediamo una particolare sensibilità artistica, o una ricerca di armonia con la natura. In altri ci può essere forse un grande bisogno di comunicazione. In molti di loro troveremo un profondo desiderio di una vita diversa. Sono autentici punti di partenza, energie interiori che attendono con apertura una parola di stimolo, di luce e di incoraggiamento».

A tutti Francesco rivolge un consiglio da saggio padre spirituale di chiara impronta ignaziana: coltivate la «vita comunitaria» perché «se siamo isolati» «è molto difficile lottare contro la propria concupiscenza e contro le insidie e tentazioni del demonio e del mondo egoista».

Il Papa si sofferma anche su alcuni fenomeni globali della contemporaneità che hanno un importante affetto sulle nuove generazioni. Definisce il mondo digitale, «un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico», mette in guardia dalla possibile disumanizzazione che può scaturire dalle relazioni virtuali ma incoraggia anche ad usare il web per l’evangelizzazione. Si sofferma poi sulle migrazioni e sul compito di accoglienza che spetta alla Chiesa.

Il Papa il 25 marzo scorso firma a Loreto l'esortazione "Christus vivit" (Ansa)
Il Papa il 25 marzo scorso firma a Loreto l'esortazione "Christus vivit" (Ansa)

«Cristo è la garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita»

Quale annuncio di fede proporre oggi ai giovani è il tema del quarto capitolo. Francesco lo sintetizza in tre punti: «Dio ti ama, non dubitarne mai»; «Cristo ti salva» e lo fa «gratuitamente»; infine, «egli vive», adesso, e «questo è una garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita».

«Qualsiasi altra soluzione risulterà debole e temporanea». Il capitolo successivo tratta della giovinezza come fase della vita in cui completare la formazione e prendere delle decisioni definitive per il futuro, ma senza rinunciare a vivere il presente, senza ripiegarsi su se stessi, non facendosi omologare e diventando «missionari coraggiosi».

Il capitolo sesto Bergoglio lo dedica al tema dell’importanza delle «radici», al rapporto tra le generazioni e in particolare alla forza dei giovani e alla saggezza degli anziani che insieme possono fare grandi cose.

La pastorale giovanile sia popolare e inclusiva

  

Della «pastorale dei giovani» parla il capitolo settimo. Francesco parte da due premesse: «È l’intera comunità» che evangelizza i giovani ma ai giovani si deve dare più spazio per essere protagonisti nelle proposte pastorali. Auspica poi che si faccia tesoro di «buone pratiche» che funzionano: «Quelle metodologie, quei linguaggi, quelle motivazioni che sono risultati effettivamente attraenti per avvicinare i giovani a Cristo e alla Chiesa. Non importa di che colore siano, se “conservatori o progressisti”, se “di destra o di sinistra”». Due le linee d’azione che indica: «Una è la ricerca, l’invito, la chiamata che attiri nuovi giovani verso l’esperienza del Signore. L’altra è la crescita, lo sviluppo di un percorso di maturazione di chi ha già vissuto quell’esperienza».

E comunque, secondo il Papa, la pastorale giovanile deve essere « popolare»: cioè «si tratta prima di tutto di non porre tanti ostacoli, norme, controlli e inquadramenti obbligatori». «Non è nemmeno necessario che uno accetti completamente tutti gli insegnamenti della Chiesa per poter partecipare ad alcuni dei nostri spazi dedicati ai giovani. Basta un atteggiamento aperto verso tutti quelli che hanno il desiderio e la disponibilità a lasciarsi incontrare dalla verità rivelata da Dio».

Francesco saluta i giovani a Loreto (Ansa)
Francesco saluta i giovani a Loreto (Ansa)

Chiedersi “per chi sono io?”

Infine Francesco affronta la vocazione e il discernimento. «Credere che nulla può essere definitivo è un inganno e una menzogna», come anche vivere in uno «zapping costante», avverte il Papa. Che poi si sofferma sulla bellezza del Matrimonio, della vita consacrata e anche sulla condizione di chi non è chiamato a nessuna di queste due scelte. Anche il lavoro, aggiunge, è una vocazione.

Per discernere, Francesco offre un consiglio d’oro: «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”».

La conclusione è un vero e proprio mandato di fiducia: «Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte “attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”».

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