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mercoledì 26 settembre 2018
 
politica
 

«Per l'Italia un Ministero dedicato alla famiglia e alla natalità»

16/05/2018  Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, torna a chiedere ai partiti che stanno per formare il nuovo Governo, di prevedere un dicastero dedicato totalmente alla Famiglia e alla Natalità.

Mentre continuano le trattative per dare un Governo al nostro Paese, Gigi de Palo, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, chiede a gran voce un Ministro per la famiglia. Cosa che dovrebbe venire naturale nella scelta dei ministeri in una società come la nostra in cui la famiglia è l’unica fonte di sostegno nelle sempre più numerosi situazioni di fragilità, ma che in Italia non avviene, invece, dal 2008 quando il terzo e ultimo Ministro per le politiche per la famiglia  fu Rosy Bindi. Prima di lei solo due nomine: Antonio Guidi dal ’94 al ’95 (col primo Governo Berlusconi) e Adriano Ossicini (dal 95 al 96 col Governo Dini).

Per questo il Forum torna a chiedere ai partiti che stanno per formare il nuovo Governo, di prevedere un Ministero dedicato totalmente alla Famiglia e alla Natalità: «l’unica soluzione davvero efficace affinché le questioni irrisolte che riguardano il Paese, con le famiglie povere che hanno toccato quota 1,8 milioni, possano finalmente avere l’attenzione che meritano. Non dimentichiamoci, come ha certificato l’ISTAT, che fino ad oggi sono state le famiglie a tenere in piedi un sistema di Welfare esoso, ma assolutamente insufficiente».

«Pensioni, servizi, scuole, sanità pubblica, lavoro, figli, terza età: i dati ISTAT fotografano un Paese che sta andando dritto contro un muro», continua De Palo mostrando il panorama sconfortante di un’Italia in cui «le giovani madri non riescono più a entrare nel mondo del lavoro, l’età media della prima gravidanza è cresciuta di 6 anni rispetto al 1980 ed è ormai certificato l’inverno demografico, con appena 464mila nuovi nati nel 2017 e la novità per cui anche i residenti stranieri fanno sempre meno figli».

Ma non è tutto. Oltre a questo, commentando i dati del Rapporto annuale 2018 dell’Istat, il presidente del Forum ricorda i 6 milioni di persone che vorrebbero lavorare ma non possono e l’ultima spiaggia della rete personale di familiari e amici per poter sopravvivere, scelta da oltre il 78 per cento dei cittadini a causa dell’insufficienza dei servizi per chi è più fragile e bisognoso.  E aggiunge: «In un’Italia divenuta il secondo Paese più vecchio al mondo due anziani su tre non si sentono supportati adeguatamente per le cure e la metà di loro vorrebbe maggior sostegno nelle attività domestiche. Ultimo, ma non per ultimo, continua a restare “rotto” l’ascensore sociale: può sperare in una laurea o in un lavoro qualificato solo chi vanta una famiglia benestante e colta. Nonni, figli, genitori, pazienti, studenti e nipoti meritano più rispetto».

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