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domenica 17 novembre 2019
 
 

Cibo e televisione. Ci vuole più equilibrio

26/05/2014  Il piccolo schermo può far male al nostro rapporto col cibo. Lo esaltano ed esagerano. Tutto questa attenzione al cibo è un lussodella società occidentale che avrebbe invece bisogno di un rapporto più equilibrato. Anche per combattere i disturbi alimentari.

Mangiare è una necessità, ma la buona tavola è anche un piacere. Il culto del cibo e dei sapori è uno degli elementi sociali caratteristici della nostra identità nazionale, regionale e locale. La cucina rappresenta un piatto gustoso anche per il piccolo schermo. La gastronomia ha trovato un posto di rilievo nel palinsesto della televisione italiana fin dalla sua nascita: fra i programmi dell’epopea Rai, si cita ancora oggi “Viaggio nella Valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini”, che nel 1957 vide lo scrittore Mario Soldati girare le campagne della pianura padana per ritrovare i sapori e le tradizioni di una volta.

Con il passare del tempo, lo sguardo fisso sui piatti è diventato sempre meno culturale e sempre più commerciale. Oggi la cucina è argomento trasversale nei molti programmi che propongono ricette in diretta (“Cotto e mangiato”, “I menù di Benedetta”), nelle gare fra cuochi famosi o aspiranti tali (“La prova del cuoco”, “Masterchef”) e perfino nelle rubriche dei telegiornali (“Tg5 Gusto”, “Tg2 Eat parade”).

Fra esperti di gastronomia, critici televisivi, psicologi e dietologi sono in molti a ritenere che il piccolo schermo faccia male al cibo quando ne parla male o troppo, quando lo mette in mostra in modo maldestro o, peggio ancora, quando lo spreca. Sarebbe certamente auspicabile un maggiore riguardo per la rappresentazione televisiva dei consumi alimentari, soprattutto in una fase storica come l’attuale in cui in molte case si fatica a mettere in tavola un pasto due volte al giorno, per non dire delle centinaia di milioni di persone che nel mondo soffrono quotidianamente il problema della fame.

I programmi del filone culinario cercano attirare l’attenzione degli spettatori ricorrendo sempre più spesso all’eccesso; rispondono a questa legge dell’audience – oltre che alla vanagloria dei protagonisti – i gesti plateali degli chef di grido che, insoddisfatti di come un allievo ha preparato la ricetta assegnata, prendono il piatto pronto e lo buttano in pattumiera. Ci sono perfino programmi della cosiddetta “real-tv” in cui la sfida è quella di strafogarsi il più possibile di cibo unto e pesante.

Purtroppo siamo abituati a questi eccessi, strettamente connaturati alla natura spettacolare del mezzo televisivo. Proprio questo nostro sguardo “allenato” può aiutarci a fare sempre la dovuta tara a tutto quello che vediamo in televisione. Non sarà certo il gesto teatrale di un tele-cuoco in vena di cabaret a farci dimenticare che il cibo è frutto della terra e del lavoro dell’uomo, che l’alimentazione sana ed equilibrata la impariamo a casa e non in tv, che la sproporzione fra il cibo sprecato e quello che molti non possono permettersi è crescente.

Se, poi, l’educazione alimentare trovasse qualche spazio in più nei palinsesti televisivi, certamente non ci dispiacerebbe. Pare che siano soprattutto i più giovani ad aver bisogno di un’educazione al corretto rapporto con l’alimentazione: recenti dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità attestano l’aumento della frequenza di disturbi alimentari tra i ragazzi delle scuole medie e superiori. Probabilmente è ancora possibile educare i bambini e i ragazzi – ma anche agli adulti – a un’alimentazione equilibrata, per aiutarli a correggere i comportamenti scorretti.

È un impegno che deve far fronte non soltanto al bisogno di soddisfare una necessità primaria, ma anche all’influenza di un complesso sistema di fattori psicologici, sociali e culturali che insieme determinano l’atteggiamento alimentare e che nei media trovano una grancassa fin troppo efficace. Senza dimenticare che tutta questa attenzione al cibo è un lusso che la società occidentale si può permettere ancora, nonostante la crisi, ma che in troppe regioni del mondo lotta contro la fame è una tragica realtà quotidiana, anche se ne sentiamo parlare sempre meno.

 
 
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