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Benessere

Ciuccio: come usarlo, anche il bambino ha i suoi “antistress”

22/12/2015  Aiutano i piccoli a calmarsi da soli e a riaddormentarsi dopo un brusco risveglio. Si tratta di strumenti utili, a patto di non abusarne e non intingerli in zucchero, miele o altri dolcificanti...

La suzione è un istinto primordiale nel neonato, perché rappresenta il gesto necessario per soddisfare il suo bisogno di nutrizione. In realtà, questo riflesso naturale può avere anche finalità diverse da quelle alimentari: le ecografie rivelano spesso i bambini intenti a succhiarsi il dito già nel grembo materno, perché tale movimento istintivo e ritmato provoca la secrezione di endorfine, gli ormoni del benessere, che tranquillizzano e rassicurano.
Non a caso, per calmare il pianto più ostinato, ogni genitore ha sperimentato il potere del ciuccio, un antidoto alla paura e al senso di solitudine, che aiuta il piccolo a tranquillizzarsi da solo e spesso a riaddormentarsi dopo un risveglio notturno.
«Nonostante la sua funzione consolatoria, questo strumento è stato spesso accusato dalla comunità scientifica di mille colpe, che in realtà non ha», commenta il dottor Alberto Ferrando, pediatra di famiglia e presidente dell’Associazione pediatri liguri (www.ferrandoalberto.eu). «Si consiglia di non o­ rirlo nel primo mese di vita, perché alcuni studi hanno dimostrato come il ciuccio possa disincentivare l’allattamento al seno a causa della diversa modalità di suzione, che rischia di disorientare il bebè».
Una volta superata questa fase delicata, ben venga questo oggetto di transizione, che riempie il “vuoto” avvertito dal bambino se la mamma è lontana o nelle altre situazioni di disagio. «L’importante è rispettare le esigenze di ogni neonato, senza forzare quelli che non lo gradiscono ma neppure consentirne un abuso negli altri», raccomanda il pediatra. «Il ciuccio non va mai intinto in sostanze zuccherine, come miele, sciroppi o gocce dolci, che oltre a creare una dipendenza, possono favorire lo sviluppo di carie, soprattutto dopo l’eruzione dei denti da latte».
Un’altra raccomandazione condivisa dai medici è non utilizzare questo strumento come “tappo”, cioè un silenziatore da mettere in bocca a ogni capriccio: nei primi mesi di vita, i bambini comunicano solo con il pianto ed è quindi importante imparare a comprenderne le ragioni, così come, durante lo sviluppo del linguaggio, il ciuccio non deve interferire con i tentativi di emettere le parole.
«In definitiva, quindi, il succhietto deve essere sfruttato unicamente per la sua funzione consolatoria, utile in momenti precisi della giornata», suggerisce il dottor Ferrando. «Ovviamente, vanno stabiliti dei tempi e delle regole, preparando a toglierlo definitivamente, fra i due e tre anni. Dopo quell’età, l’utilizzo potrebbe deformare il palato e danneggiare la dentatura ». Separarsi dal ciuccio può essere traumatico, soprattutto se avviene all’improvviso, o magari in un periodo stressante della vita famigliare, come la nascita di un fratellino, l’inserimento all’asilo, il ritorno al lavoro della mamma. Non esiste comunque una data fissa da rispettare. Per tutti, però, è fondamentale la compartecipazione all’avvenimento. Cosa significa? Anziché far sparire il ciuccio all’improvviso, attribuendo il “furto” a topini e altre creature di fantasia, è preferibile coinvolgere i bambini nella decisione con una motivazione alla loro portata, come «regaliamolo a un bimbo che vive lontano e non può comprarlo», oppure «diamolo a chi ne ha tanto bisogno».
Conclude il dottore: «Il segreto sta nell’evitare le imposizioni, che dai due anni in poi rischiano di suscitare un sentimento di opposizione e un ulteriore attaccamento a questo oggetto». Per il ciuccio, come per qualsiasi altro argomento, «può essere determinante il parere del pediatra, che sicuramente saprà adattare i consigli al bambino».

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