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lunedì 16 dicembre 2019
 
analisi
 

Coca-Cola parla siciliano, sull'Isola vale quasi 50 milioni di euro

02/12/2019  Una ricerca di SDA Bocconi analizza l’impatto dell’azienda sull’economia siciliana, dagli occupati (349 diretti e 525 indiretti) alle risorse distribuite: «Sugar e Plastic Tax sarebbero un colpo mortale a tutto il territorio, non solo a noi», avverte l’amministratore delegato di Sibeg, Luca Busi

Il marchio è globale, la ricetta locale. Forse pochi sanno che la Fanta, una delle storiche bevande del gruppo Coca-Cola, è nata in Italia, a Napoli precisamente, nel 1955. O meglio, la Fanta c’era già, partorita dall’idea di Max Keith, l’imbottigliatore tedesco di Coca-Cola nel 1941. Ma a causa del conflitto mondiale che sta devastando l’Europa, gli ingredienti a disposizione sono molto limitati e Keith fa di necessità virtù: mescola sidro di mela, marmellata e quel poco di frutta che riesce a racimolare. Un mix inconsueto che decide di chiamare Fanta, diminutivo della parola tedesca fantasie. Ne esce una bevanda che non c’entra quasi nulla con quella di oggi ma che ottiene un grande successo sul mercato locale.

Per trovare il succo d’arancia nella Fanta bisogna andare a Napoli e aspettare la metà degli anni Cinquanta quando nasce la bevanda nella famosa “Ring bottle”, la bottiglia con le zigrinature orizzontali sul vetro. Il tam-tam pubblicitario ne decreta il successo immediato. “Fanta, aranciata d’arancia”, recita una celebre campagna degli anni Settanta dove si sottolinea la genuinità del prodotto e l’italianità, autentico valore aggiunto della bevanda, dovuto alla presenza delle arance del Sud. Coca-Cola acquista i diritti nel 1958 decidendo così di valorizzare l’aranciata frizzante a cominciare dallo storico logo con la foglia d’arancia stilizzata e il colore arancione.

La presentazione della ricerca in Sibeg l'8 novembre scorso
La presentazione della ricerca in Sibeg l'8 novembre scorso

Nel 2018 distribuite risorse per 48,2 milioni di euro. Mille occupati

Storicamente, ogni campagna pubblicitaria di Coca-Cola è sempre andata oltre la pura e semplice réclame del prodotto per consolidare l’immaginario collettivo. È successo, per esempio, con il rosso dell’abito di Babbo Natale, consacrato da numerose campagne pubblicitarie a cominciare dal 1920 fino a quella del 1931 dell’illustratore Haddon Sundblom.

In questi giorni, un’altra campagna ha come slogan “Più italiana di quanto immagini”. Sì, perché dopo la nascita della “vera” Fanta a Napoli, le bevande a marchio Coca-Cola hanno avuto, e continuano tuttora ad avere, un legame privilegiato con il nostro Paese. Lo dimostra, ad esempio, l’evoluzione della Fanta con la nascita, di Fanta Aranciata Rossa prodotta con succo di arance rosse di Sicilia, marchio IGP tutelato dall’omonimo consorzio. D’altra parte, la Sicilia rappresenta un territorio strategico per le bevande di Coca-Cola che acquista un terzo della produzione totale di arance siciliane destinate alla trasformazione. A mettere in fila i numeri, calcolando l’impatto socio-economico di Coca-Cola nell’Isola, ci ha pensato una ricerca realizzata da Fabrizio Perretti e Stefano Basaglia, esperti di economia e docenti di SDA Bocconi School of Management. È emerso, ad esempio, che nel 2018 Coca-Cola ha distribuito in Sicilia risorse per 48,2 milioni di euro (pari allo 0,05% del PIL regionale). Queste risorse sono così suddivise: 14,1 milioni di euro alle Famiglie, 34,1 milioni di euro alle Imprese e 0,04 milioni di euro allo Stato. A livello di posti di lavoro, l’impatto complessivo è stato pari a 995 occupati (corrispondente allo 0,06% degli occupati totali nella regione), di cui 349 dipendenti diretti e 525 occupati indiretti. Ad ogni posto di lavoro dipendente diretto corrispondono circa 2,8 posti di lavoro totali all’interno della Sicilia. Inoltre, se consideriamo la struttura delle famiglie in Sicilia (Istat 2018), le persone che dipendono – parzialmente o totalmente – dai redditi di lavoro generati (direttamente ed indirettamente) da Coca-Cola, sono pari a circa 2.400.

Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg
Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg

Le polemiche su Sugar e Plastic Tax

  

Coca-Cola in Sicilia fa rima con Sibeg, l’azienda di Catania che dal 1960 produce, imbottiglia e distribuisce tutti i prodotti dell’azienda, dà lavoro a 349 persone (oltre 2.400 se si considera l’indotto) con una produzione che va dai 30 autotreni che partono ogni giorno in bassa stagione ai 100 in alta stagione per consegnare le bevande in tutta la Sicilia. La ricerca è stata presentata nei giorni scorso nalla sede dello stabilimento Sibeg di Catania in un momento di grande fibrillazione per la Sugar tax e la Plastic tax di cui si discute se inserire o meno nella prossima Legge di Stabilità. «La sugar tax è una vera e propria accisa sui consumi. A questa si aggiunge la tassa sulla plastica, che non può e non deve coinvolgere chi produce e chi utilizza materiale riciclabile, compostabile o rPet (pet riciclato)», spiega l’amministratore delegato di Sibeg, Luca Busi, «l’allarme lanciato su queste due tasse non riguarda solo noi ma tutto il territorio regionale che verrebbe penalizzato, in un momento peraltro di grave recessione. Vorremmo aprire un dialogo costruttivo, una strada che possa rassicurare non solo un intero comparto che rischia il tracollo, ma tutte quelle aziende che, come noi, da anni sono impegnate per costruire sviluppo sostenibile e responsabile. In questi anni», continua, «abbiamo dimostrato, numeri alla mano, che si può fare bene anche in contesti difficili come la Sicilia, seguendo la logica dell'innovazione tecnologica, della formazione delle risorse, del potenziamento di know-how, uniti a una gestione etica dell'impresa, che mai come in questo momento segue la strada “green”».

Dell’utilità di un confronto parla anche il vice ministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, in visita alla Sibeg nel giorno della presentazione della ricerca: «Questa», spiega, «è un'azienda che si occupa di imbottigliare le bevande a marchio Coca-Cola anche in bottiglie di plastica, e qui la Manovra di bilancio potrebbe essere vista come punitiva, ma invece è utile confrontarsi per capire cosa si può fare per garantire l'occupazione e continuare la battaglia contro la plastica, come il mondo intero conduce».

Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia
Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia

I progetti del Distretto Agrumi di Sicilia finanziati da Coca-Cola Foundation

La galassia Coca-Cola in Sicilia, attraverso The Coca-Cola Foundation (che è il “braccio” filantropico dell’azienda) collabora anche il Distretto Agrumi di Sicilia, l’Università di Catania e l’Alta Scuola Arces con oltre 1,3 milioni di euro destinati a sostenere progetti dedicati alla formazione (degli operatori del turismo, per esempio), all’innovazione tecnologica (con tecniche di irrigazione mirate a evitare lo spreco d’acqua). «La collaborazione con Coca-Cola ci ha dato la possibilità di sviluppare diversi progetti finalizzati a far crescere la filiera agrumicola siciliana», spiega Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, «ne cito solo alcuni: “Energia per gli agrumi”, che prevede il riciclo in chiave energetica degli scarti della lavorazione degli agrumi; “Social Farming”, un progetto di agricoltura sociale che offre percorsi formativi a soggetti lavorativamente svantaggiati per creare figure specializzate per la filiera agrumicola; “Non Conventional Water Resources”, che promuove l’irrigazione di precisione attraverso l’installazione di tecnologie ICT fino al recentissimo “A.C.Q.U.A.” (l’acronimo sta per Agrumicoltura consapevole della qualità e uso dell’acqua, ndr) che prevede una mappatura dello stress idrico degli agrumeti attraverso droni, oltre alla realizzazione di un impianto pilota di irrigazione sostenibile».

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