logo san paolo
giovedì 22 ottobre 2020
 
Colloqui col Padre
 

«Ho ripensato alla vita, che poteva finire da lì a poco»

14/08/2020  Un lettore ci scrive: «Lo scorso marzo mi sono ammalato di polmonite interstiziale a causa del Covid-19. Adesso sono guarito e apprezzo ogni momento della vita. Tutta la nostra esistenza dovrebbe essere una preparazione al passaggio alla vita eterna». Ecco la risposta del nostro direttore, don Antonio Rizzolo

Reverendissimo padre, abito a Bergamo e a marzo mi sono ammalato di polmonite interstiziale tipica di Covid-19. Sono riuscito a evitare il ricovero in ospedale e a curarmi presso la mia abitazione con ossigeno, antivirali, antibiotici e anticoagulanti prescritti dal mio medico. È stata una guarigione lunga e faticosa, intrisa di terribili paure. Devo ringraziare i miei familiari, in primis mia moglie, che è una creatura meravigliosa, e i miei figli che mi hanno aiutato e sostenuto in questo lungo periodo di prova. In questo periodo, oltre a essere in quarantena per il lockdown, la mia famiglia lo era anche per la mia malattia. Una malattia molto strana. Febbre altissima che non se ne voleva andare, stanchezza generale, voglia di non fare nulla, fatica a respirare, eruzioni cutanee, un genere di dolori articolari mai avvertiti. Il tutto accompagnato dalle varie notizie che a pezzetti mi giungevano dai giornali e dalla tv e che mi raccontavano come fuori dalla mia casa c’era tanta paura e disperazione per quello che stava succedendo. Pensi, padre, che il 20 marzo sul giornale  di Bergamo ho contato 189 morti! In questo periodo ho ripensato alla mia vita, che poteva finire da un momento all’altro. Capivo che ciò che stava succedendo a me e a tante persone era qualcosa di inspiegabile. Quello che ho vissuto sul mio corpo mi dice come questo virus non è di questo mondo. Anche la scienza medica ci ha messo un bel po’ per capire come si doveva procedere. Oggi sto bene e penso che sono stato miracolato. Anche perché dopo la malattia non ho avuto gravi conseguenze come invece non è avvenuto per molte altre persone. Solo in questi giorni riesco a focalizzare razionalmente quello che mi è successo, ma anche quello che poteva succedermi. Mi capita di pensare a come siamo fragili, e come un virus invisibile può metterci in ginocchio. Anche la privazione della libertà a cui siamo stati costretti mi ha fatto soffrire. Il non poter uscire quando uno lo desidera, adesso, mi fa assaporare ogni momento della mia vita. Oggi, anche il semplice uscire in libertà per una colazione è meraviglioso. Nel periodo di malattia non ho potuto non pensare alla fine della mia vita, se la malattia avesse avuto il sopravvento. Tanti sono stati i pensieri. Cosa ci sarà dopo questa vita? Come sarà il giudizio? A volte leggendo necrologi come “È tornato alla casa del Padre” o “Da lassù ci guida”, mi viene da pensare a come la nostra visione dell’aldilà sia troppo terrena, materialista, umana e forse anche arricchita da una punta di presunzione pensando che, come spesso si sente dire, tutti indistintamente si andrà subito a stare bene. Penso che a questo evento, al passaggio a una vita spirituale, ci si debba preparare per tutta la vita, come anche ci si prepara per un concorso, per un esame, per una vita di coppia, così ci si dovrebbe preparare anche per il mondo spirituale che ci aspetta. Lo so, forse il mio pensiero potrebbe essere un po’ anacronistico. Sul come ci si prepara, la mia riflessione personale resta quella nell’avere presente ogni giorno che la nostra vita può finire da un momento all’altro e quindi il dover pensare che tutto quello che viviamo e ci circonda fa già parte di questa preparazione, che se vissuta come dono e nel rispetto degli altri è capace di farci apprezzare nei gesti e nelle azioni ogni istante della nostra vita. Non so se sono un caso patologico, ma non c’è giorno che non pensi al fatto che tutto un giorno finirà e sul come sarà. Concludendo devo dire come mi è rimasta la paura di dover ripetere questa terribile malattia. Quando ripenso a tutto quello che ho vissuto, o che hanno vissuto le persone colpite, come me, dal terribile Covid-19, mi commuovo, piango, spero e prego che non si ripeta mai più questa terribile prova.

SIMONE

Grazie, caro Simone, per aver condiviso con noi il dramma che hai vissuto insieme con la tua famiglia e le riflessioni che ne sono scaturite. In fondo, c’è già tutto nelle tue parole: la precarietà di questa vita, il suo senso più profondo. Aggiungo solo un paio di considerazioni. La prima riguarda l’aldilà. Andremo tutti a stare bene? In realtà, ce lo insegna la Chiesa ma ce lo dice anche il nostro cuore, l’eternità dipende da come abbiamo vissuto su questa terra. I buoni e i malvagi non avranno la stessa sorte. Come insegna il Catechismo, «la morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo» (n. 1021). Sta a noi, dunque, in questa vita, accogliere o no la grazia divina, cioè l’amore di Dio che Gesù ci ha rivelato e donato. Per il resto, tutte le rappresentazioni dell’aldilà sono un’approssimazione fatta con le nostre categorie spazio-temporali. Sappiamo solo che ci sarà la pienezza della gioia e dell’amore che già si può sperimentare in questo mondo, come un piccolo assaggio, quando si compie il bene. C’è una bella frase del pensatore danese Kierkegaard: «Immagina pure l’eternità come ti piace: soltanto confessa che desideri ritrovare nell’eternità molte delle tue cose temporali che hai visto in vita, che desideri riavere gli alberi e i fiori e le stelle, risentire il canto degli uccelli e il mormorio dei ruscelli: ma potrebbe mai venirti in mente che nell’eternità debba esserci il danaro? No, perché il regno dei cieli tornerebbe ad essere una terra di miseria... E invece nulla è più certo che in cielo entrerà la misericordia» (Gli atti dell’amore, Rusconi 1983, pag. 513). È questo che conta. Come scrive san Giacomo: «Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio» (2,13). Ed ecco allora la seconda considerazione. Quello che tu scrivi sull’avere sempre presente che la nostra vita può finire da un momento all’altro lo ricordava già il pensatore latino Seneca: «Dobbiamo disporre di ogni giornata, come se fosse l’ultima, come se essa conchiudesse la nostra vita» (Lettere a Lucilio, 12). Non con un senso di angoscia, ma con serenità, con la gioia di chi sente di vivere pienamente, perché ama. Lo scriveva in una preghiera anche Chiara Lubich: «Sì, Gesù, fammi parlare sempre come fosse l’ultima parola che dico. Fammi agire sempre come fosse l’ultima azione che faccio. Fammi soffrire sempre come fosse l’ultima sofferenza che ho da offrirti. Fammi pregare sempre come fosse l’ultima possibilità, che ho qui in terra, di colloquiare con Te» (Città nuova n. 20/2002).

I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 0,00 - 11%
CREDERE
€ 88,40 € 0,00 - 35%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%
I LOVE ENGLISH JUNIOR
€ 69,00 € 49,90 - 28%
PAROLA E PREGHIERA
€ 33,60 € 33,50
VITA PASTORALE
€ 29,00
GAZZETTA D'ALBA
€ 62,40 € 0,00 - 14%