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Benessere

Come nutrire il nostro cervello

07/10/2015  Glutine e zucchero bianco, se in eccesso, possono favorire lo sviluppo di disturbi neurologici. Gli alimenti da non dimenticare per non perdere la memoria ed evitare anche le possibili malattie degenerative.

Sembrano due mondi differenti, che hanno poco o nulla in comune, e invece tra dieta e mente corre una relazione profonda, fatta di reciproco scambio. Esistono alimenti, infatti, che possono avere un ruolo chiave nella genesi di alcuni disturbi neurologici, come emicrania, schizofrenia, depressione, de  cit dell’attenzione, mancanza di coordinazione muscolare e autismo.

È il caso del glutine, per esempio, che molti studi correlano a patologie più o meno gravi del sistema nervoso centrale, ma anche dello zucchero bianco, che in base ad alcune ricerche ridurrebbe l’attività di una proteina prodotta dal cervello (il Bdnf, che sta per Brain-derived neurotrophic factor), preziosa per memoria, apprendimento e sviluppo neuronale.

«Già gli antichi dicevano Mens sana in corpore sano, riconoscendo uno stretto legame tra mente e corpo», ricorda il professor Aldo Quattrone, presidente della Società italiana di neurologia ( www.neuro.it). «In effetti, le abitudini a tavola possono influenzare il nostro cervello, a partire dalle funzioni come memoria, ragionamento, linguaggio e orientamento: alcuni disturbi cognitivi, così come le malattie cerebrovascolari, in particolare l’ictus, hanno tra i fattori di rischio una dieta ricca di proteine e condimenti di origine animale, sale e cibi ad alto contenuto di grassi».

La spiegazione sta nel fatto che l’eccessivo apporto calorico può provocare ipertensione, colesterolo alto, obesità, diabete: tutte condizioni che predispongono alla graduale chiusura delle arterie che portano sangue e ossigeno alle cellule, incluse quelle del cervello, danneggiandole irreparabilmente.

Un pieno di principi attivi

Al contrario, il vero toccasana è un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea, caratterizzata da un elevato consumo di frutta e verdura, cereali e legumi, oltre che da un consumo regolare di pesce. «Le più recenti evidenze scienti  che dimostrano che questo stile di vita si associa a un ridotto rischio di sviluppare demenza, soprattutto di tipo vascolare, ma anche degenerativo come il morbo di Alzheimer », riferisce Quattrone.

In questa direzione, sono sconsigliabili le scelte privative: chi esclude intere categorie di alimenti, come vegetariani o vegani, alla lunga rischia di manifestare la carenza di alcuni micronutrienti essenziali, soprattutto vitamine del complesso B. In particolare, livelli troppo bassi di B12 possono favorire l’accumulo nel sangue di omocisteina, una sostanza che in eccesso risulta tossica per vasi e neuroni. «Gli integratori non sembrano in grado di compensare il deficit, forse per caratteristiche legate al metabolismo della vitamina B12 di provenienza animale», spiega Quattrone. «Anche per questo, nei prossimi anni, non possiamo escludere un incremento di disturbi neurologici per la tendenza culturale sempre più di usa e rivolta a un approccio alimentare vegetariano».
Dalla somma di queste considerazioni, derivano le cinque principali raccomandazioni dietetiche per un cervello in salute, che elenchiami qui di seguito.

Consumare almeno due porzioni di verdura e tre di frutta al giorno. Una porzione di verdura corrisponde a 250 grammi se cotta o 50 grammi se cruda, mentre una porzione di frutta si riferisce a 150 grammi. Consumare pesce almeno due volte alla settimana. Vanno preferiti in particolare pesce azzurro, salmone, pesce spada, tonno fresco, sgombro, halibut o trota: complessivamente, almeno 400 grammi. Ridurre il consumo di grassi e condimenti di origine animale.

Si possono sostituire con quelli vegetali, in particolare l’olio extravergine di oliva. Ridurre l’apporto di sale nella dieta. Ogni giorno, non bisogna superare i 5 grammi, limitandone l’uso nella preparazione degli alimenti e non aggiungendone a tavola. Non abusare dell’alcol. Non vanno superati i due bicchieri di vino al giorno per gli uomini e un bicchiere per le donne (non in gravidanza), da consumare preferibilmente durante i pasti principali.

Etichetta, la prova del nove

  

Prodotti tipici e biologici danno ulteriori garanzie? «Ovviamente, qualsiasi riconoscimento comunitario costituisce una rassicurazione per il consumatore, che sa di acquistare alimenti di qualità, rispondenti a determinati requisiti e prodotti nel rispetto di precisi disciplinari», commenta Quattrone. «In generale, comunque, deve essere l’etichetta a fare da discriminante, perché racconta la storia di un cibo, dove è stato prodotto e cosa contiene».

Anche perché, al di là della prevenzione, alcuni nutrienti possono scatenare disturbi nei soggetti sensibili e predisposti, oppure avere un’in“ uenza negativa sulle malattie neurologiche già esistenti. Fra gli esempi più noti c’è l’emicrania, che in alcuni individui può presentarsi con facilità dopo aver assunto, anche a dosi modeste, cibi come la cioccolata, il vino rosso, la frutta secca e i formaggi stagionati.

«Nell’ambito del morbo di Parkinson, invece, i pasti troppo proteici possono diminuire l’efficacia della levodopa, il più importante farmaco utilizzato per la cura della malattia, così come in certi disturbi del sonno, che comportano russamento e alterazione della ventilazione, è opportuno evitare alcol e pasti abbondanti nelle ore serali», conclude Quattrone. «Se è vero che la sola modi  ca dell’alimentazione non sarà mai in grado di scon  ggere del tutto le varie malattie, frutto di una complessa interazione fra genoma individuale e ambiente, allo stesso tempo possiamo sicuramente affermare che una buona dieta può diminuire il rischio che queste patologie si manifestino».

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