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domenica 07 giugno 2020
 
il papa
 

«I rapporti in famiglia in questo momento difficile fioriscano per il bene»

16/03/2020  Francesco a Santa Marta dedica la Messa ai malati e ai genitori costretti a casa in quarantena: «Che il Signore li aiuti a scoprire nuovi modi, nuove espressioni di amore, di convivenza in questa situazione nuova, a ritrovare i veri affetti»

Mette in guardia dallo «sdegno che porta alla violenza» papa Francesco e dedica la Messa celebrata a porte chiuse lunedì mattina a Santa Marta ai malati, alle famiglie costrette in casa per l’emergenza sanitaria e ai fedeli che non possono partecipare alla celebrazione dell'Eucarestia: «Continuiamo a pregare per gli ammalati. Penso alle famiglie, chiuse, i bambini non vanno a scuola, forse i genitori non possono uscire; alcuni saranno in quarantena», dice, «Che il Signore li aiuti a scoprire nuovi modi, nuove espressioni di amore, di convivenza in questa situazione nuova. È un’occasione bella per ritrovare i veri affetti con una creatività nella famiglia. Preghiamo per la famiglia, perché i rapporti nella famiglia in questo momento fioriscano sempre per il bene».

Nell’omelia, Francesco commenta le letture del giorno tratte dal secondo Libro dei Re e dal Vangelo di Luca: «In ambedue i testi che oggi la Liturgia ci fa meditare, c’è un atteggiamento che attira l’attenzione, un atteggiamento umano, ma non di buono spirito: lo sdegno», dice il Papa secondo quanto riportato da Vatican News. «Questa gente di Nazareth cominciò a sentire Gesù, gli piaceva come parlava, ma poi qualcuno ha detto: “Ma questo in quale università ha studiato? Questo è figlio di Maria e Giuseppe, questo ha fatto il falegname! Cosa viene a dirci?”. E il popolo si sdegnò. Entrano in questa indignazione. E questo sdegno li porta alla violenza. E quel Gesù che ammiravano all’inizio della predica è cacciato fuori, per buttarlo giù dal monte».

Il Pontefice cita anche «Naamàn, uomo buono, anche aperto alla fede, ma quando il profeta gli manda a dire di bagnarsi sette volte nel Giordano si sdegna. Ma come mai? “Ecco, io pensavo, certo verrà fuori stando in piedi, invocherà il nome del Signore suo Dio, agiterà la sua man verso la parte malata e mi toglierà la lebbra. Forse l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le acque d'Israele? Non potrei bagnarmi là e purificarmi? Si voltò e se ne partì adirato”. Con sdegno».

«Lo sdegno è l'atteggiamento dei superbi poveri di spirito»

Francesco ricorda che «anche a Nazareth c’era gente buona; ma cosa c’è dietro questa gente buona che li porta a questo atteggiamento di sdegno? E a Nazareth peggio: la violenza. Sia la gente della sinagoga di Nazareth che Naamàn pensavano che Dio si manifestasse soltanto nello straordinario, nelle cose fuori dal comune; che Dio non poteva agire nelle cose comuni della vita, nella semplicità. Sdegnavano il semplice. Loro si sdegnavano, disprezzavano le cose semplici. E il nostro Dio», sottolinea Bergoglio, «ci fa capire che Lui agisce sempre nella semplicità: nella semplicità, nella casa di Nazareth, nella semplicità del lavoro di tutti i giorni, nella semplicità della preghiera … Le cose semplici. Invece, lo spirito mondano ci porta verso la vanità, verso le apparenze e ambedue finiscono nella volenza: Naamàn era molto educato, ma sbatte la porta in faccia al profeta e se ne va. La violenza, un gesto di violenza. La gente della sinagoga incomincia a riscaldarsi, a riscaldarsi, e prende la decisione di uccidere Gesù, ma incoscientemente, e lo cacciano via per buttarlo giù. Lo sdegno è una tentazione brutta che porta alla violenza».

Francesco cita l’esempio di un caso legato proprio all’emergenza coronavirus: «Mi hanno fatto vedere, alcuni giorni fa, su un telefonino, un filmato della porta di un palazzo che era in quarantena», racconta, «C’era una persona, un signore giovane, che voleva uscire. E la guardia gli ha detto che non poteva. E lui lo ha preso a pugni, con uno sdegno, con un disprezzo: “Ma chi sei tu, “negro”, per impedire che io me ne vada?”. Lo sdegno è l’atteggiamento dei superbi, ma dei superbi poveri, dei superbi con una povertà di spirito brutta, dei superbi che vivono soltanto con l’illusione di essere più di quello che sono. È un ceto spirituale, la gente che si sdegna: anzi, tante volte questa gente ha bisogno di sdegnarsi, di indignarsi per sentirsi persona».

Il Papa mette in guardia da quest’atteggiamento: «Anche a noi», spiega, «può succedere questo: “lo scandalo farisaico”, lo chiamano i teologi, scandalizzarmi di cose che sono la semplicità di Dio, la semplicità dei poveri, la semplicità dei cristiani come, per dire: “Ma questo non è Dio. No, no. Il dio nostro è più colto, è più saggio, è più importante. Dio non può agire in questa semplicità”. E sempre lo sdegno ti porta alla violenza; sia alla violenza fisica sia alla violenza delle chiacchiere, che uccide come quella fisica».

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