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sabato 06 giugno 2020
 
emergenza Covid-19
 

Negozi chiusi, tutti a casa: la Spagna segue l'Italia

16/03/2020  Nel secondo Paese con il numero più alto di contagi in Europa, il Governo ha decretato lo stato di allarme, con una serie di restrizioni. Il periodo fissato è di 15 giorni, ma si prevede un prolungamento. Molti i politici positivi al coronavirus, tra cui due ministre del Governo. E intanto re Felipe annuncia di rinunciare alla sua eredità.

(Foto Reuters: la Gran Vía di Madrid deserta dopo l'entrata in vigore dello stato di allarme)

I media spagnoli in queste ultime ore mostrano le immagini surreali della Gran Vía di Madrid, la strada principale della capitale, rimasta quasi deserta. Anche la Spagna è entrata nello stato di emergenza, decretato dal Governo. Il Paese è al secondo posto in Europa, dopo l'Italia, per numero di contagi: gli ultimi dati parlano di più di 8.700 casi confemati, mille contagi soltanto in un giorno e una percentuale di mortalità intorno al 3%. La Comunità di Madrid è quella più colpita, con circa la metà dei casi di positività al virus (al momento 3.544) e ben 213 dei 297 morti che il Cvod-19 finora ha provocato (ma le cifre salgono a ritmo rapidissimo).

Nel Paese sono entrate in vigore le restrizioni agli spostamenti e alla circolazione per contenere l'epidemia del coronavirus. Esercizi commerciali chiusi, tranne quelli di beni di prima necessità. Tutti a casa, in un regime di confinamiento, che prevede eccezioni per chi esce e si sposta per lavoro, se impossibilitato a fare smart working, per fare la spesa, andare in farmacia  e per altre esigenze comprovate. 

Ma nelle prime ore del primo giorno lavorativo dello stato di emergenza, Madrid e Barcellona si sono ritrovate a gestire una situazione di caos, con i mezzi di trasporto pieni di lavoratori e pendolari dove era impossibile mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro tra le persone, e i reclami di tanti cittadini che hanno chiesto un aumento nella frequenza dei treni della metropolitana per evitare gli assembramenti nei vagoni. 

La legge fissa quindici giorni di restrizioni, tuttavia il ministro dei Trasporti, mobilità e agenda urbana José Luis Abalos ha dichiarato che queste misure sicuramente saranno estese per un periodo più lungo, perché due settimane non sono un tempo sufficiente perché la Spagna possa pensare di arginare la diffusione del virus. Dal canto suo il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska non ha escluso la possibilità per la Spagna di chiudere le frontiere.

Nei giorni scorsi, numerosi politici spagnoli sono risultati positivi al Covid-19. Il primo è stato Javier Ortega Smith, deputato e segretario generale della formazione di estrema destra "Vox". Anche Santiago Abascal, presidente di "Vox", e altri deputati del partito hanno contratto il virus. Il primo caso nel Governo è stato quello di Irene Montero, ministra per l'Uguaglianza. Mentre il suo compagno e leader di "Podemos" Pablo Iglesias si è sottoposto a isolamento volontariato, ma è risultato negativo al tampone. Dopo la Montero, il secondo caso di contagio all'interno del Governo è quello di Carolina Darias, ministra della Politica territoriale e funzione pubblica. Contagiata anche la moglie del premier socialista Pedro Sánchez, María Begoña Gómez Fernández. Il primo ministro invece non ha contratto il virus. Anche i reali di Spagna, Felipe VI  e la consorte Letizia, si sono sottoposti al tampone per precauzione: entrambi sono risultati negativi. Alcuni giorni fa tutto il Real Madrid, squadra e staff, è stato messo in quarantena: un giocatore del Real di basket è risultato positivo al tampone. I cestisti si allenano nel centro sportivo di Valdebedas, lo stesso della squadra di calcio: la misura preventiva dell'isolamento per tutti è stata inevitabile.

Intanto, nei giorni della grande emergenza per il Covid-19, re Felipe ha fatto un annuncio senza precedenti: ha deciso di rinunciare alla sua eredità e di togliere l'assegno annuale, stanziato dal bilancio della Casa reale, per suo padre Juan Carlos I (194.232 euro all'anno). La decisione arriva in coincidenza dell'apertura di un'inchiesta della Procura anticorruzione spagnola su una somma di 100mila euro che Juan Carlos avrebbe ricevuto nel 2008 come donazione da parte del ministero delle Finanze saudita attraverso un conto svizzero aperto a nome di una fondazione panamense di cui Felipe risulta essere secondo beneficiario. Rinunciando alla sua eredità, il re prende le distanze dai possibili affari esteri di suo padre e cerca di salvare l'immagine della Corona in un momento molto difficile per la Spagna.

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