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giovedì 26 novembre 2020
 
ANGELUS
 

"Gesù è presente nell’Eucaristia per diventare in noi forza rinnovatrice dopo una caduta",

14/06/2020  Nella solennità del Corpus Domini il Papa ricorda il senso spirituale del sacramento, che non è un atto sociale ma mistero. La Comunione deve essere vera fraternità e amore. Il Papa ha ricordato il dramma della Libia e chiesto alla Comunità internazionale di assicurare protezione e una vita dignitosa per i vulnerabili vittime di sfruttamento e violenza. E ha concluso: "Di questo tutti abbiamo responsabilità, nessuno si può sentire dispensato". Ha infine ricordato la Giornata dei donatori di sangue, "un atto semplice ma importante di aiuto al prossimo".

Prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi, in Italia e in altre Nazioni, si celebra la solennità del Corpo e Sangue di Cristo, il Corpus Domini. Nella seconda Lettura della liturgia odierna, San Paolo risveglia la nostra fede in questo mistero di comunione (cfr 1Cor 10,16-17). Egli sottolinea due effetti del calice condiviso e del pane spezzato: l’effetto mistico e l’effetto comunitario. Dapprima l’Apostolo afferma: «Il calice della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo?» (v. 16). Queste parole esprimono l’effetto mistico o spirituale dell’Eucaristia: esso riguarda l’unione con Cristo, che nel pane e nel vino si offre per la salvezza di tutti. Gesù è presente nel sacramento dell’Eucaristia per essere il nostro nutrimento, per essere assimilato e diventare in noi quella forza rinnovatrice che ridona energia e voglia di rimettersi in cammino, dopo ogni sosta o caduta. Ma questo richiede il nostro assenso, la nostra disponibilità a lasciar trasformare noi stessi, il nostro modo di pensare e di agire; altrimenti le celebrazioni eucaristiche a cui partecipiamo si riducono a dei riti vuoti e formali. Il secondo effetto è quello comunitario ed è espresso da San Paolo con queste parole: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (v. 17). Si tratta della comunione reciproca di quanti partecipano all’Eucaristia, al punto da diventare tra loro un corpo solo, come unico è il pane che si spezza e si distribuisce. La comunione al corpo di Cristo è segno efficace di unità, di comunione, di condivisione. Non si può partecipare all’Eucaristia senza impegnarsi in una sincera fraternità vicendevole. Ma il Signore sa bene che le nostre sole forze umane non bastano per questo. Anzi, sa che tra i suoi discepoli ci sarà sempre la tentazione della rivalità, dell’invidia, del pregiudizio, della divisione... Anche per questo ci ha lasciato il Sacramento della sua Presenza reale, concreta e permanente, così che, rimanendo uniti a Lui, noi possiamo ricevere sempre il dono dell’amore fraterno. «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9), ha detto ai suoi amici; ed è possibile grazie all’Eucaristia. Questo duplice frutto dell’Eucaristia: l’unione con Cristo e la comunione tra quanti si nutrono di Lui, genera e rinnova continuamente la comunità cristiana. Infatti il Concilio Vaticano II, all’inizio della Costituzione sulla Chiesa, afferma che essa «è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen gentium, 1). Dunque, è vero che la Chiesa fa l’Eucaristia, ma è più fondamentale che l’Eucaristia fa la Chiesa, e le permette di essere la sua missione, prima ancora che di compierla. La Vergine Santa ci aiuti ad accogliere sempre con stupore e gratitudine il grande dono che Gesù ci ha fatto lasciandoci il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle, seguo con grande apprensione la drammatica situazione in Libia. È stata presente nella mia preghiera in questi ultimi giorni. Esorto gli Organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e risolutezza la ricerca di un cammino verso la cessazione delle violenze, che porti alla pace, alla stabilità e all’unità del Paese. Prego anche per le migliaia di migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in Libia. La situazione sanitaria ha aggravato le loro già precarie condizioni, rendendoli più vulnerabili da forme di sfruttamento e violenza. Invito la comunità internazionale a prendere a cuore la loro condizione, individuando percorsi e fornendo mezzi per assicurare ad essi la protezione di cui hanno bisogno, una condizione dignitosa e un futuro di speranza. Oggi ricorre la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. È un’occasione per stimolare la società ad essere solidale e sensibile a quanti hanno bisogno. Saluto i volontari presenti ed esprimo il mio apprezzamento a tutti coloro che compiono questo atto semplice ma molto importante di aiuto al prossimo. Saluto tutti voi, fedeli romani e pellegrini. Auguro a voi, e a quanti sono collegati con i media, una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

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