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Cosa c'è da sapere sul film su Freddie Mercury

20/09/2018  Una lavorazione travagliata quella di "Bohemian Rhapsody", pellicola sui Queen e sul suo talentuoso frontman, interpretato in modo mimetico da Rami Malek

Bohemian Rhapsody, una delle canzoni più famose di sempre. Fu pubblicata il 31 settembre 1975, e segnò l’inizio di una rivoluzione musicale. Mescolava lo stile di una ballata, l’hard rock e la lirica, in una durata monstre di più di sei minuti (le radio non trasmettevano pezzi che superassero i tre). La rivista Rolling Stones l’ha inserita nella classifica dei più grandi brani musicali di tutti i tempi. 
Per un film sui Queen non si poteva scegliere un titolo diverso. Bohemian Rhapsody (quello sul grande schermo) uscirà in Italia a fine novembre, ma la première mondiale sarà la sera del 23 ottobre, al Wembley Stadium di Londra. L’effetto è quello dell’operazione nostalgia: il Live Aid (concerto per i poveri dell’Etiopia) del 13 luglio 1985, quando i Queen suonarono davanti a 72mila persone. Un live che ancora oggi fa il record di visualizzazioni su Youtube. Bohemian Rhapsody è un percorso che inizia a Wembley e torna a Wembley, è un lungo flashback che abbraccia quindici anni di storia. Ma portarlo al cinema non è stato semplice. 
L’idea è stata di Brian May (il celebre chitarrista della band) nel 2010. L’obiettivo era di raccontare i Queen, la vita di Freddie Mercury, che avrebbe dovuto avere il volto di Sacha Baron Cohen. Tre anni dopo, Cohen abbandonò il progetto per divergenze con May e compagni. Il rischio dell’agiografia era alle porte, come avrebbe dichiarato poi Cohen in alcune interviste. A sostituirlo doveva essere l’attore Ben Whishaw, con Dexter Fletcher dietro la macchina da presa. Dopo pochi mesi, entrambi si defilarono. 
Nel 2016, con una nuova sceneggiatura, salirono a bordo Rami Malek (per la parte di Freddie Mercury) e il regista Bryan Singer. Ma il colpo di scena doveva ancora arrivare. A due settimane dalla fine delle riprese, Singer smise di presentarsi sul set. Successivamente dichiarò che fu per i problemi di salute dei suoi genitori, non per divergenze creative. La Fox lo licenziò, e richiamò Dexter Fletcher per portare a termine l’impresa. Nei titoli di coda si legge ancora il nome di Singer, che rimane l’unico regista accreditato per una vecchia legge di Hollywood. 
Rami Malek ha presentato in anteprima il film a Roma. «Non è stata una lavorazione facile, ci siamo dovuti adattare. Freddie Mercury è una figura complessa, a cui è difficile rendere giustizia. Mi sono immerso nella sua vita, prendendo lezioni di canto, ballo e pianoforte. Ci ho messo tutto me stesso, ho anche pagato di tasca mia alcune lezioni private. Ho studiato il suo modo di muoversi, di parlare. Il rischio era di essere travolto dal suo carisma. Mercury era anche un uomo profondamente solo, la sua è stata una progressiva ricerca della propria identità. Era prima di tutto un essere umano, poi un’icona. Ha avuto un’infanzia difficile, è scappato dal suo Paese per salvarsi. Anche io ho dovuto abbandonare l’Egitto, e questo è stato un punto di incontro». Come sostenevano gli stessi Queen: Show Must Go On (lo spettacolo deve andare avanti), oltre qualsiasi ostacolo e difficoltà.    

 

 

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