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Wwf: abolire i mercati di fauna selvatica per salvare il pianeta

07/04/2020  L'organizzazione mondiale per la difesa dell'ambiente ha presentato i risultati di un sondaggio fra i cittadini di Hong Kong, Giappone, Myanmar, Thailandia e Vietnam sulla relazione fra Covid-19 e questa forma di commercio degli animali diffusa in vari Paesi asiatici. Oltre il 90% degli intervistati sostiene gli sforzi dei Governi contro questa pratica.

(Foto di Adam Oswell: Wwf)

I dettagli sulle origini e gli sviluppo del Covid-19 non sono ancora chiari. Ma un dato è certo: ovvero che si tratta di una malattia zoonotica, trasmessa dagli animali, in particolare dalla fauna selvatica, all’essere umano. Anche se non ci sono prove certe, soprattutto sul tipo di animale che avrebbe portato l’infezione all’uomo (ma si pensa ai pipistrelli), è opinione diffusa che ci sia un legame tra questo coronavirus e i cosiddetti wet markets, i mercati di fauna selvatica, diffusi in Cina e nel Sudest asiatico, dove si macellano sul posto e si vendono animali selvatici senza il rispetto di norme igienico-sanitarie.

Il Wwf (World wide fund for nature) ha condotto a marzo un sondaggio su un campione di cittadini di Hong Kong, Giappone, Myanmar, Thailandia e Vietnam per sapere cosa pensano gli abitanti su questi luoghi di commercio nei loro Paesi (il primo realizzato in vari Paesi asiatici sulla connessione tra Covid-19 e il commercio di animali selvatici). I risultati dell’indagine, presentati oggi in occasione della Giornata mondiale della salute, mostrano che il 93% degli intervistati è molto propenso a sostenere gli sforzi e le azioni dei Governo per la chiusura dei mercati illegali o non regolamentati di fauna selvatica (il 59% degli intervistati giapponesi ha affermato che nel loro Paese non ci sono mercati di questo tipo). L’85% del campione si è detto estremamente preoccupato o molto preoccupato che un'epidemia del genere possa verificarsi di nuovo in futuro se non vengono prese misure contro questi mercati.

«La Cina ha fatto un buon passo in avanti vietando la caccia, il commercio, il trasporto e il consumo di animali selvatici e il Vietnam sta lavorando a provvedimenti simili», ha affermato Christy Williams, direttore regionale del programma Asia Pacifico del Wwf. «Altri Governi asiatici devono seguire l’esempio cinese, chiudendo i mercati di fauna selvatica ad alto rischio e mettendo fine a questo commercio una volta per tutte: questa è una strada obbligata per salvare vite umane e contribuire ad evitare che i drammi sociali e le turbolenze economiche che tutto il mondo sta subendo si ripetano ancora».

Altre epidemie, come la Sars in Asia e l’Ebola in Africa occidentale, si riconducono a virus che si diffondono dagli animali alle persone. La Sars è arrivata all’uomo passando attraverso varie specie animali, fra i quali i pipistrelli, e si pensa che la trasmissione all’uomo sia avvenuta nei mercati di animali vivi in Cina. L’ebola è stata trasmessa all’uomo attraverso vari animali africani come scimpanzé, scimmie, gorilla, antilopi. L’influenza aviaria si trasmette attraverso il contatto diretto dell’uomo con volatili (pollame) infetti.

Il commercio della fauna selvatica è un rischio che aggrava la diffusione di malattie zoonotiche. Inoltre, mette in evidenza il Wwf, il commercio insostenibile di animali selvatici è la seconda più grande minaccia diretta alla biodiversità a livello globale, dopo la distruzione degli habitat. Un rapporto del 2019 dell’Intergovernmental science-policy platform on biodiversity and ecosystem services ha sottolineato che una media del 25% delle specie globali è a rischio di estinzione.

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