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martedì 24 novembre 2020
 
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Covid 19, ecco perché l'Italia non cambia colore

21/11/2020  Unica variazione l'ingresso dell'Abruzzo in zona rossa. L'ascesa della curva dei contagi rallenta, ma gli esperti spiegano che non è ancora tempo di allentare le misure di contenimento. Ecco perché

Il fine settimana in corso non sposterà lo scacchiere che assegna i colori alle Regioni in base al rischio Covid-19: Piemonte, Lombardia, Calabria e Val d'Aosta, Alto Adige, Toscana, Campania e Calabria restano rosse (alto rischio). L’unica variazione è la decisione partita dalla Regione Abruzzo di diventare zona rossa, ratificata dal potere centrale in base al principio che i territori possono scegliere, nella loro autonomia, di rendere più restrittive nel proprio territorio le misure di contenimento della pandemia. Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata e Sicilia rimangono arancioni (Rischio intermedio). Solo Sardegna, Lazio, Molise, Trentino e Veneto sono gialle (rischio moderato), nessuna regione può considerarsi a basso rischio, ed è proprio la diffusione del virus su tutto il territorio nazionale a rendere più complicata la pressione sul sistema sanitario.

Restano alti infatti i ricoveri e il numero dei decessi da Covid-19, l’ultimo indicatore a scendere purtroppo, si attesta sui settecento al giorno negli ultimi giorni.

Se i numeri, sul lungo periodo, mostrano un miglioramento rispetto alle due settimane precedenti, esito che viene ritenuto attribuibile all’effetto delle più stringenti misure in atto (dal coprifuoco alle zone rosse e arancioni) a partire dal 14 ottobre, il comitato scientifico e il rapporto settimanale dell’Istituto superiore di sanità spiegano con chiarezza che questo non basta a decidere di abbassare la guardia: significherebbe, spiegano infatti vanificare immediatamente gli sforzi far impennare di nuovo la curva, che si sta muovendo verso un cosiddetto plateau: per spiegarlo con una metafora paesaggistica potremmo dire che la curva che nelle settimane scorse cresceva verso il picco di una vetta ora si sta trasformando in un pianoro in alta quota.

A indicare che non è tempo di rilassarsi, l’indice Rt, ancora superiore a uno (1,18 la media nazionale): significa che ogni contagiato ne infetta in media più di un’altra persona, finché non scende stabilmente sotto l’uno, la curva non può prendere andamento discendente. «L’epidemia», si legge nel rapporto settimanale «in Italia si mantiene a livelli critici sia perché l’incidenza di nuove diagnosi resta molto elevata e ancora in aumento, sia per gravità con un significativo impatto sui servizi assistenziali. Si osserva una riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente suggerendo un iniziale effetto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020. Tuttavia, poiché la trasmissibilità in gran parte del territorio è ancora con un Rt>1 e comporta un aumento dei nuovi casi; questo andamento non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti». Resta impossibile infatti ancora tracciare le catene di trasmissione. Per questo scrivono gli esperti nel rapporto: «È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine», oltreché ovviamente le quarantene. Se i numeri consentiranno un allentamento delle restrizioni non sarà prima del 3 dicembre e la preoccupazione resta in ogni caso quella di non ripetere sotto Natale gli errori dell’estate di cui il Paese sta scontando ora le conseguenze in termini di contagi.

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