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domenica 25 ottobre 2020
 
Società
 

Il virus tra i giovani della movida: tocca agli adulti dare il buon esempio

11/08/2020  Di fronte ai casi dei contagi tra i reduci delle vacanze all'estero lo psicoterapeuta Alberto Pellai ricorda come i giovani siano stati molto ligi sulle norme ne periodo del lockdown «e forse i ragazzi hanno allentato l’adesione alle norme di prevenzione e il loro senso di responsabilità, perché noi adulti abbiamo fatto lo stesso». Invece occorre ancora la massima precauzione da parte di tutti

È l’estate del Covid. Siamo fuori dall’emergenza. Ma il rischio “nuova ondata” è sempre dietro l’angolo. Ogni giorno i nuovi casi continuano a tenere banco su tutti i media. Si contano i nuovi contagi (che fluttuano con tendenza costante al lieve aumento), il numero dei decessi (che invece sono sempre pochissimi e senza tendenza all’aumento) e il numero dei guariti. Gli epidemiologi ci dicono che il virus continua a circolare. I nuovi focolai vengono identificati e “confinati” in modo veloce ed efficace. In molti pensano che, anche se ci fosse una nuova ondata, non avrebbe le caratteristiche apocalittiche della prima. Ogni tanto si riaffaccia la parola “lockdown” e, di tutti gli spettri, questo è certamente il più temuto.
A fare notizia, in questi mesi estivi, sono soprattutto i giovanissimi. Quelli della movida, quelli del viaggio in Croazia o a Malta per festeggiare la maturità, quelli delle discoteche che, anche se non potrebbero, sembra che nella “versione open air” siano comunque in grado di attirare i ragazzi a centinaia, in alcuni casi anche a migliaia. 
In molti si lamentano e invocano che i ragazzi dovrebbero essere più responsabili. Ma loro, i ragazzi, lo sono stati e molto. Nei primi mesi della pandemia, la quasi totalità non ha messo il naso fuori di casa. Si è attenuta alle regole, come nessuno si sarebbe aspettato da loro. Ora è tempo di vacanza. L’estate è la stagione della libertà, delle amicizie, del vagabondare, dello stare fuori e all’aperto. Questa estate è poi anche il tempo in cui la fame di vita, di aria aperta, di “fuori” è più intensa e stringente: ci sono i mesi della compressione e del chiuso da riscattare, da lasciarsi alle spalle, da archiviare. I giovanissimi vorrebbero resettare tutto in fretta: il Covid invece impone ancora molte precauzioni e molte attenzioni. Le trasgressioni possono costare care, non tanto a sé stessi (in effetti il quadro clinico dell’infezione tra i giovanissimi non è spaventevole né preoccupante) quanto alle persone che vivono loro vicine. C’è ancora da tutelare la salute dei più vulnerabili e fragili. Ci sono ancora da usare tutte le precauzioni che l’infezione ci ha imposto come norme di prevenzione assoluta, da non trascurare e non abbandonare. Mascherine, distanziamento fisico, lavaggio frequente delle mani restano norme preventive sempre valide, che hanno dimostrato sul campo la loro efficacia, da mantenere fino a nuovo ordine. Insomma non è un tempo in cui ancora si può dire “liberi tutti”. 
Però, vorrei anche sottolineare che forse i ragazzi hanno allentato l’adesione alle norme di prevenzione e il loro senso di responsabilità, perché noi adulti abbiamo fatto lo stesso. Loro ci guardano e cercano nella nostra coerenza, la base per quella che a loro viene richiesta, talvolta imposta. Basta osservare come si sono mossi certi politici, che di certo, in alcuni casi, non hanno mostrato un comportamento integerrimo. Alcuni, intorno alle norme di prevenzione hanno messo in piedi teatrini disarmanti, sviluppato teorie complottiste, lanciato anatemi e smentite. Alla fine invece di fare ordine, hanno generato un caos che di sicuro ha contribuito ad allentare la capacità di aderire alle norme da parte dei più giovani, ma non solo. Andare in giro in queste settimane, per chi lo può fare, significa vivere un’esperienza che ha del paradossale. Camerieri e gestori di hotel con mascherine accolgono e servono decine di clienti che si baciano, si abbracciano e si muovono senza mascherina in totale relax e senza alcuna ansia preventiva. Chi ha viaggiato in treno o aereo ha fatto esperienze simili. Rigore su alcune regole e poi totale disattenzione su altri passaggi, in cui magari ci si trova stipati per più tempo insieme alle stesse persone che solo dieci minuti prima si sentivano dire: “Non si avvicini troppo, mantenga la distanza di sicurezza”. E poi, va detto: tutti hanno una gran fretta di recuperare i guadagni perduti nei precedenti mesi. E quindi, se devi fare grandi incassi, non si guarda in faccia nessuno. Ne sanno qualcosa i gestori dei locali della movida, gli organizzatori di discoteche “open air” in luoghi di richiamo turistico, le stesse linee aeree che sono state ufficialmente richiamate dai governi locali perché non trasportano i propri viaggiatori nel rispetto delle regole di sicurezza.
Insomma, stiamo camminando su un filo. E su quel filo, non sono solo i giovanissimi a fare incerti esercizi di equilibrismo. Ci siamo un po' tutti. Ci muoviamo e teniamo il fiato sospeso. Il virus, da qualche parte, c’è. Lo sappiamo benissimo. Ma tutti speriamo che non passi dalle nostre parti. Alla fine, vien da dire, sarà quel che sarà. Ma sono parole che epidemiologi e comitati scientifici non si possono permettere. Difficile capire cosa succederà. E infatti, ogni giorno, le previsioni sulla pandemia, sono la cosa più “variabile” che esiste. Alcuni scienziati dicono che ora è tempo di “chiuderla lì”, altri ci allarmano e ci dicono che il peggio deve ancora venire. Usa e Brasile ci mostrano che cosa vuol dire aver sottostimato la portata di questa pandemia. Ci rendiamo conto che di questo virus sappiamo molto, ma questo “molto” probabilmente è ancora troppo poco. Chi vivrà vedrà. Ma, per favore, non dite che è tutta colpa dei ragazzi. 
 

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